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Loeb e Barreda Bort arrivano a quattro vittorie, ma a mettere in tasca il titolo sono Peterhansel e Sunderland

Ultima giornata di grandissima intensità che ha messo alla prova, per l’ennesima volta, le doti velocistiche e di affidabilità dei piloti e dei mezzi in competizione lungo un percorso di ben 759 km, dei quali “solo” 292 km fanno classifica per le auto (288 km per le altre categorie). I corridori ancora in competizione sono…

14 Gennaio 2017
5 min read

Ultima giornata di grandissima intensità che ha messo alla prova, per l’ennesima volta, le doti velocistiche e di affidabilità dei piloti e dei mezzi in competizione lungo un percorso di ben 759 km, dei quali “solo” 292 km fanno classifica per le auto (288 km per le altre categorie).

I corridori ancora in competizione sono stati finalmente sfidati da un percorso perlopiù pianeggiante non per questo però meno insidioso: il terreno prevalentemente sabbioso, che rimanda alla vecchia Parigi Dakar euro-africana, è sicuramente stato causa di notevoli insidie per vetture preparate in maniera specifica per gli alti passi andini nonché per i piloti che, stremati, sono stati ancora una volta costretti a dare tutti se stessi anche a causa delle temperature elevatissime tipiche dell’estate argentina.

Ciò nonostante, le classifiche non hanno subito grandi scossoni, confermando all’incirca i piazzamenti antecedenti questa giornata che, essendo l’ultima contenente una speciale vera e propria può dire quasi con certezza chi sarà a conquistare le posizioni che contano in questa Dakar 2017.

Auto:

i2

Nella categoria automobilistica, in seguito al tanto discusso abbuono di 14 minuti dato a Peterhansel per il soccorso prestato ad un motociclista infortunato, Sebastien Loeb si è ritrovato alla vigilia dell’undicesima tappa con un solo possibile risultato: la vittoria. E questo è proprio quello che è riuscito ad ottenere, anche grazie al fatto che molte strade erano state percorse anche nel Rally dell’Argentina, chiudendo davanti a tutti con il tempo di 3:21’15”.

Tuttavia, purtroppo per il 9 volte Campione del Mondo WRC, incappato in una foratura nella seconda parte di speciale dopo aver recuperato 2’56” nella prima, le cose non sono andate esattamente secondo i piani perché il rivale e compagno di squadra in Peugeot Stephane Peterhansel ha fatto esattamente ciò che gli era stato richiesto limitando i danni all’esiguo ritardo di 18” e, di conseguenza, garantendosi la quasi sicurezza di ottenere il suo 13esimo titolo personale nel Raid più famoso al mondo, fatto che ergerebbe ancora più in alto (se possibile) la figura di uno dei migliori corridori Offroad di tutti i tempi.

A seguire, già con un discreto ritardo, si colloca la Mini del padrone di casa Orlando Terranova (+6’37”), che grazie ad un finale di corsa in netto crescendo può ancora sperare di raggiungere il quinto posto in classifica al momento occupato da Giniel De Villiers (+7’01”), che riesce per la seconda volta consecutiva nell’impresa di risultare il primo delle Toyota.

Quinta l’altra Mini del saudita Yazeed Al-Rajhi (+7’25”), che dopo le 12h di penalità subite nel corso della prima settimana non ha avuto molto da chiedere alla corsa, davanti alla Peugeot di uno spento Cyril Despres (+7’32”) che, nonostante un calo di ritmo accusato durante le ultime tappe non vede in pericolo il proprio piazzamento sul gradino più basso del podio.

Dalla settima posizione si procede con un trio di Toyota capeggiato da Erik Van Loon (+13’48”), che precede Conrad Rautenbach (+14’32”) e Nani Roma (+15’04”), il quale rimane comunque in quarta piazza nella graduatoria generale ben lontano sia da chi lo precede che da chi lo segue.

Chiude la Top-10 il ceco Martin Prokop (+17’16”), che ottiene un buon risultato considerato che si trova al volante di una Ford non particolarmente competitiva, poco davanti al redivivo Mikko Hirvonen (+18’31”) la cui Mini, dopo un’agonia infinita nella giornata di ieri, è stata riparata ed ha ripreso a camminare seppur costringendo il finlandese, che si trovava al quinto posto in classifica, a cedere numerose posizioni ritrovandosi così 13esimo.

Per quanto riguarda il consueto spazio dedicato a Gianluca Tassi ed alla PanDAKAR segnaliamo che entrambi sono arrivati coraggiosamente al traguardo. Il 56enne perugino ha artigliato la 52esima posizione – con alcuni piloti che devono però ancora arrivare al bivacco di Rio Cuarto -, mentre la seconda, stando alle prime notizie, è giunta al traguardo su…un cerchione, dopo essere incappata in una foratura nell’ultimissima parte di speciale. Per i due baluardi italiani in terra sudamericana rimane una sola ultima fatica: poi, per entrambi, il sogno Buenos Aires diventerà finalmente realtà. 

Di seguito la classifica al termine della Tappa 11:

tab-auto

Moto:

i1

Sulle due ruote la solfa non cambia e vede ancora una volta davanti a tutti il sempre più recriminante Joan Barreda Bort: lo spagnolo vince la sua terza tappa consecutiva, la quarta in totale, con il tempo di 3:16’57 (inferiore a quello delle auto che, però, correvano su un percorso più lungo). Se solo l’iberico non fosse innocentemente incappato in una massiccia penalità nei primi giorni di corsa, al momento si troverebbe in testa con grandissime chance di portare a casa la propria prima Dakar.

A seguire si colloca un’altra Honda, condotta da l portoricano Paulo Gonclaves (+1’50”) che, insieme ad Adrian Van Beveren (+5’28”, di cui 1′ per eccesso di velocità in trasferimento), è l’unico a riuscire approssimativamente a tenere il passo di Barreda Bort.

Già piuttosto distante la KTM di Gerard Farres Guell (+7’54”), che alla pari di Van Beveren si sta riprendendo solo ora da una seconda settimana da incubo, ma che grazie ad un meraviglioso inizio di competizione si trova ancora sull’ultimo gradino del podio insidiato però proprio dal francese sotto contratto con la casa dei tre diapason, essendo i due separati dal risibile lasso di tempo di 48”: l’ultima tappa, per quanto breve, sarà cruciale per stabilire chi tra i due potrà godere dello champagne a Buenos Aires.

In quinta piazza si colloca il leader ormai incontrastato Sam Sunderland (+9’15”), che è ad un passo dalla conquista della propria prima Dakar e dal garantire a KTM la 16esima (SEDICESIMA) vittoria consecutiva nel Raid ora corso in Sudamerica: per cercare di rendere l’idea della durata temporale di tale dominio, si può ricordare come a dare inizio a questa ineguagliabile striscia di successi per la casa austriaca sia stato il compianto Fabrizio Meoni con la sua vittoria alla Parigi Dakar 2001.

In sesta vi è poi l’Husqvarna cavalcata da Pierre Alexandre Renet (+9’52”), seguito a ruota dal connazionale Michael Metge (Honda, +10’55”) che, in seguito all’ulteriore inasprimento della penalità comminatagli ieri è scivolato lontano dalle posizioni di punta, ritrovandosi in 13a posizione nella graduatoria.

Chiudono la Top-10 il rider di casa Franco Caimi (Honda, +12’11”), l’ancora deludente Stefan Svitko (+12’21”) che si è apparentemente arreso alle propria difficoltà nel condurre la propria KTM che l’anno scorso lo aveva portato a chiudere secondo, ed un altro mezzo della casa austriaca pilotato da Mathias Walkner (+12’23), che nonostante la prestazione sottotono mantiene proprio la seconda piazza che ottenne lo slovacco lo scorso anno costituendo l’elemento centrale di quello che è, almeno per ora, un podio virtuale interamente KTM: Sunderland, Walkner, Farres Guell.

Di seguito la classifica al termine della Tappa 11:

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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