Ma Alberto Puig non ha ancora capito che non può giocarsi altri jolly con Marc Marquez?
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Ma Alberto Puig non ha ancora capito che non può giocarsi altri jolly con Marc Marquez?

Marc Marquez, apparso in Austria, predica prudenza e non ha fretta di tornare. L’unico che sembra non averlo capito? Alberto Puig

23 Agosto 2022
4 min read
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Nel weekend del Gran Premio d’Austria Marc Marquez è riapparso nel paddock della MotoGP. L’ha fatto predicando prudenza stavolta, ammettendo ad alta voce di voler dare ascolto alle necessità di recupero del suo corpo e non alle velleità di battaglia della sua mente. E l’unico che sembra non essersi accorto di tutto ciò è Alberto Puig. 

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© Gold & Goose

Marc Marquez, quando rilascia le interviste, ha un sorriso tirato. La spensieratezza adolescenziale dei suoi esordi se n’è andata all’arrivo dei suoi 29 anni, a rimorchio di una maturazione e di una crescita inevitabili, e alla porta del Cabroncito sono mesi che bussa la paura. Di non poter essere più quello di prima, di non riuscire a guidare come vorrebbe, di svegliarsi e vederci nuovamente doppio, di avere sprecato una carriera per una serie di scelte affrettate e quindi sbagliate. Forme e nomi diversi per tentare di descrivere un vuoto che nasce all’altezza dello stomaco e si diffonde a raggiera per tutto il resto del corpo, inarrestabile. 

Il #93 ha il viso velato dall’ombra dell’incertezza. E, forse per la prima volta in una carriera costellata da rischi e tonfi inenarrabili, invita se stesso alla calma. Nel suo braccio destro non ci sarebbe spazio per effettuare un’altra operazione, dice ripetendo quanto gli è stato detto dai medici, e lo spettro di una vista che fa gli scherzi a periodi alterni alberga da mesi nella testa del #93. Marc Marquez lo dice a chiunque, nel paddock del Red Bull Ring, gli faccia domande sul suo stato di salute: la mia priorità è tornare ad avere un fisico che mi permetta di gareggiare nella miglior condizione possibile. Niente follie come a Jerez, niente forzature come a inizio 2022. L’obiettivo del #93 è quello di rimettersi in sesto, di ritrovare l’equilibrio perduto e poi – solamente poi – di risalire in moto e fare ciò per cui è nato. Lo ascoltano tutti, lo capiscono tutti. Tranne, a quanto sembra, Alberto Puig. 

“Se Marquez non fosse presente ai test di Misano per noi sarebbe un problema” – ha infatti esordito il manager spagnolo di fronte ai microfoni di DAZN – “Finora hanno rispettato la tabella di marcia stabilita dai medici dopo l’operazione: questa settimana effettueranno una TAC, che permetterà di capire in che condizioni sarà l’osso. Se l’osso è a posto, ci hanno detto i medici, Marc starà bene”. “Personalmente non credo che sarà in grado di partecipare al GP di Misano, ma potrebbe essere pronto per il test – ha proseguito Puig – “Anche se non dovesse riuscire a fare 100 giri al giorno e riuscisse a completarne solamente 4, per approvare o scartare certe componenti, sarebbe molto importante”. 

Poco importa se lo stesso pilota di cui si parli abbia dichiarato di non volersi lasciare trascinare di nuovo dalla fretta in un vortice di errori: la Honda ha bisogno di Marquez, dice Puig, anche contro la volontà di Marquez stesso. Il dubbio che non sia sufficiente “lo stare bene” per guidare una MotoGP, che sia utopia anche solo pensare che Marquez possa partecipare al GP di Misano o che far provare delle componenti a un pilota non in perfette condizioni fisiche potrebbe essere più rischioso che utile sembra non sfiorare neppure la mente del Team Principal di Honda HRC. “Se non dovesse esserci nella sessione di test proseguirebbe il lungo periodo senza di lui, e per noi sarebbe complicato – ha continuato lo spagnolo – “Normalmente il test che svolgiamo a Misano è molto importante per preparare il prototipo che andrà in pista a Valencia. Se Marc non dovesse esserci proseguiremo esattamente come abbiamo fatto finora: alla cieca. Abbiamo sempre avuto un pilota che ci aiutasse a tracciare la rotta, e il pilota che conosce meglio questa moto (sia per il tempo trascorso in squadra che per la qualità delle gare disputate) è Marc. Non è che gli altri non capiscano la moto, ma chi è riuscito a vincerci insieme sicuramente riesce a comprenderla di più. Se Marc non c’è il nostro lavoro diventa molto più difficile”. 

È forse questa, l’ultima, la frase più incomprensibile del discorso di Alberto Puig. Senza Marc, dice lo spagnolo, il lavoro di Honda diventa molto più difficile. Lo abbiamo visto nel corso degli ultimi anni, lo noteremo ancora durante i prossimi mesi. Ma allora, ci si chiede, perché ostinarsi a voler bruciare di nuovo le tappe? La sensazione, nel caso in cui qualcosa dovesse malauguratamente andare storto anche stavolta, è che Marc Marquez potrebbe non avere un’altra occasione. E la speranza, da appassionato, è che Alberto Puig se ne renda conto: perché pare che sia lui e solo lui, in modo inspiegabile, a non essersi ancora reso conto che Marc Marquez i jolly dal suo mazzo li ha già pescati tutti. 

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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