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Miguel Oliveira: “Che bello vincere con la KTM, ci proverò anche con l’Aprilia”

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Miguel Oliveira alla vigilia del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini. Dai successi non inaspettati, ma sicuramente molto sudati, in sella alla KTM RC16 al futuro che si aspetta in sella alla Aprilia nel 2023, passando per commenti tecnici e qualche prima impressione riguardo alla…

2 Settembre 2022
4 min read

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Miguel Oliveira alla vigilia del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini. Dai successi non inaspettati, ma sicuramente molto sudati, in sella alla KTM RC16 al futuro che si aspetta in sella alla Aprilia nel 2023, passando per commenti tecnici e qualche prima impressione riguardo alla Sprint Race in programma per la prossima stagione. Ecco tutto ciò che ci ha raccontato.

© MotoGP

FUORI TRAIETTORIA: Miguel, raccontaci un po’ questa pista. Che ne pensi di Misano?
MIGUEL OLIVEIRA:
Misano è una tradizione per la MotoGP, ci giriamo tanto. Anche se è piatta ha delle curve molto interessanti. Ogni tratto è ben raccordato con quello dopo, non ce n’è uno che spicca e che preferisco… anche se il Curvone con la MotoGP diventa molto interessante. In quel punto si va davvero veloci lì, è il punto più critico e difficile dove si può fare la differenza.

FT: Parti con un obiettivo in testa o affronterai una sessione alla volta?
MO:
Nulla di definito, in questa MotoGP è difficile arrivare ai week end di gara e sapere a cosa puntare, soprattutto per noi. Io vorrei stare tra i primi 10 in qualifica, sarebbe un buon risultato visto come stiamo andando sul giro secco quest’anno, e avvicinare i primi 5 in gara.

FT: Per la gara è prevista pioggia, potresti replicare il risultato di Mandalika e vincere?
MO:
La pioggia è sempre un fattore che gioca bene, anche se non ne siamo contenti perché vorremmo essere competitivi anche sull’asciutto. Qualunque condizione troveremo, daremo il massimo.

FT: Sei al quanto anno in MotoGP, nel frattempo l’aerodinamica ha subito importanti sviluppi. Come ha influito questo sul tuo stile di guida?
MO: Molto, il mio stile è cambiato tanto. Ad esempio, sto meno piegato in accelerazione, prima bisognava tenere la moto sui 30-35° per avere la massima accelerazione, perché così il davanti resta giù e l’anti-wheelie interviene meno. Ora, con questa aerodinamica, possiamo uscire di curva più dritti. Per lo stesso motivo ondeggiamo meno sul dritto. Sono cambiate anche le staccate, ora possiamo pinzare di più prendendo i freni in mano per cui le frenate sono diventate più faticose.

FT: E come ti trovi a lavorare con Pedrosa?
MO:
Dani è un gran pilota, ci ha lasciato una moto molto buona di base. Dà sempre commenti precisi, è una figura molto importante per noi.

FT: Stoner lo scorso anno ha proposto di togliere le ali, mettere un’elettronica molto più semplice e ridurre la cilindrata per rimettere il talento del pilota al centro della MotoGP. Cosa ne pensi?
MO:
Io non sono un tecnico, io faccio il pilota e non posso sapere cosa serve al regolamento. Ma posso dirti che guidare una MotoGP come queste, piena di ali ed elettronica, è  più bello che guidare delle Moto2 o delle Superbike.

FT: Negli ultimi 3 anni tu e Quartararo siete gli unici ad aver vinto almeno una gara a stagione. Te lo saresti aspettato dopo il successo in Stiria nel 2020?
MO: Credo che per tutti noi fare podi – o anche vincere – con la RC16 sia una conquista dal sapore diverso. Non siamo mai favoriti, tutto quello che arriva, arriva sudando.

FT: E cos’hai provato vincendo in casa nel 2020?
MO:
Esperienza bella ma mi sarebbe piaciuto farlo col pubblico in pista. Fu una gara molto particolare, non c’erano molti dati ed era l’ultimo evento della stagione. Sarei stato più soddisfatto vincendo davanti ai miei connazionali.

FT: Quant’è stato difficile emergere venendo dal Portogallo?
MO:
Tutt’ora è molto difficile, cambiare la cultura dei media sportivi non è facile. Bisogna comunicare l’emozione agli spettatori e non viene fatto. Il fatto di essere l’unico portoghese del Campionato mi aiuta, gli appassionati del mio paese si identificano in me ed è bello, ma vorrei che fosse fatto anche un passaggio culturale, lasciando un po’ da parte il calcio. Però le cose stanno iniziando a cambiare, avere il GP a Portimao aiuta sicuramente.

FT: Sappiamo che ti stai impegnando in prima persona col Miguel Oliveira Racing Team. Com’è nato e dove può arrivare?
MO: Il nostro team nasce dal bisogno di dare un seguito all’Oliveira Cup, un trofeo che avevamo avviato nel 2017 e che poi abbiamo dovuto cessare a causa del Covid-19. Nel 2021 abbiamo creato questo team, facciamo il CEV nelle classi SSP300, Moto4 e Moto5. È una gran soddisfazione dare questo aiuto ai giovani. È difficile, perché gestire un team che funzioni non è facile ma di questo se ne occupa mio babbo. Si tratta di un bell’investimento per il futuro.

FT: Poi, parallelamente alla MotoGP, stai studiando per diventare dentista. C’è qualche aspetto che accomuna questi due mondi?
MO:
È un lavoro molto manuale, serve molta precisione, ma sarà interessante vedere cosa avrò voglia di fare. Mi mancano ancora tre anni e non è facile fare tutto.

FT: E l’anno prossimo correrai con l’Aprilia. A Viñales son serviti 12 mesi per capirla e sfruttarla al meglio ma veniva da motori in linea. Tu invece sei già abituato alla guida che richiedono i V4, pensi di essere competitivo prima?
MO:
Non ho aspettative ma ho fatto questa scelta per migliorare i miei risultati. Maverick ha passato tutta la carriera in MotoGP con quel tipo di moto, fra Suzuki e Yamaha, e non è stato facile per lui soprattutto in frenata. Io ho una storia differente, mi aspetto meno difficoltà, ma non credo di essere competitivo sin dalla prima gara anche perché ci saranno meno test invernali. Comunque sarà una stagione molto lunga e con due gare nel week end avremo modo di capire molte cose.

FT: La novità del 2023 sarà proprio la Sprint Race, cosa ne pensi. Più un peso o un vantaggio?
MO:
Per noi piloti a livello emotivo sarà ancora più stressante, avremo solo il venerdì per mettere a punto le moto. Per fortuna avremo un’opzione posteriore in meno, saranno solo due le mescole posteriori, e le sessioni del venerdì saranno da un’ora.

FT: Dovrai cambiare il tuo metodo di allenamento?
MO:
Non credo, il tempo in pista non cambierà. Magari sarà un pelo più impegnativo a livello mentale ma nulla di stravolgente. Oltretutto saremo gli ultimi a scendere in pista, oggi abbiamo solo la Moto3 prima e la pista è troppo verde nelle FP1 per capire qualcosa sulle gomme.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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