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Quartararo e Morbidelli contenti a metà: la Yamaha si è beccata il ‘Suzukivirus’?

Oh no, ci risiamo. Le novità della Yamaha hanno fatto contenti i piloti, che però lasciano Sepang con un po’ di preoccupazione

12 Febbraio 2023
3 min read

Oh no, ci risiamo. Le novità della Yamaha hanno sì fatto contenti i piloti, che però lasciano Sepang con un po’ di preoccupazione. Questa volta la situazione sembra diversa, perché la M1 ‘mota‘ ed è pure veloce sul dritto, non più solo gustosa da guidare ma pure tornata ad essere efficace. E il cambio di passo in generale sta facendo solo che piacere ai due alfieri. Però il problema riscontrato sia da Morbidelli che Quartararo è cruciale in questa MotoGP: la prestazione sul giro secco.

Con le gomme nuove è un disastro. Quando abbiamo montato una gomma fresca, è stato un incubo” dice Quartararo, senza mezzi termini. Morbidelli sta sulla stessa lunghezza d’onda: “L’unica nota stonata di questi test è il time attack. La moto in configurazione da qualifica non funziona.” I due alfieri della Yamaha sono sempre stati vicini per tempi e velocità in questo fine settimana, segno di una moto sana, ma quand’è stato il momento di scalare la classifica: zero. Nada. “Fatto il time attack mi sembrava di essere nell’1’58”, poi ho guardato il dashboard ed ero nell’1’59”. Non è che poi sono tornato ai box dicendo che perdevo l’anteriore dappertutto o che mi mancava aderenza: non so cosa stia succedendo e questo è il punto interrogativo più grande” ha spiegato Fabio, raccontando le sue sensazioni al termine del terzo giorno di test a Sepang.

Ma quale può essere la causa di questa lacuna? Se può essere una sola. Forse proprio questa grande aderenza citata Fabio può essere un sintomo? Magari tecnici ed ingegneri della Yamaha non hanno ancora messo a punto un’efficace mappa full power per il nuovo motore, quel party mode – citando la F1 – che Ducati gestisce alla perfezione e trasporta in gara. Se uscendo dalle curve il motore non scarica tutti i cavalli a terra che la Soft potrebbe gestire per un giro secco, un secondo al giro te lo becchi. E proprio di elettronica da migliorare ha parlato ieri Fabio.

Oppure la Yamaha potrebbe essersi ammalata di ‘Suzukivirus’. “Sul passo sento di essere abbastanza forte, sono molto soddisfatto della velocità con le gomme usurate” dice Fabio, e Franco sta con lui: “in assetto da gara siamo molto forti.” Purtroppo non c’è più, ma la GSX-RR di Hamamatsu aveva una caratteristica dolcezza con gli pneumatici: non li stressava portandoli e tenendoli in temperatura con dolcezza. Così Rins e Mir se ne uscivano con rimonte strepitose in gara, figlie anche di qualifiche difficili, tragiche a volte. I due della Suzuki faticavano ed entrare in Top10 sul giro secco. Yamaha potrebbe essersi trovata pure lei in questa situazione, cercando di offrire a Fabio e Franco una M1 con cui battagliare senza pensieri in gara. Ma in una MotoGP in cui superare è davvero difficile, a tratti da evitare, qualificarsi bene è un dovere. Da quest’anno ancora di più con la Sprint race del sabato. “Essere veloci nel time attack è fondamentale. Se non ci qualifichiamo bene, come è successo oggi nella simulazione, non possiamo lottare per la vittoria e nemmeno per i primi cinque posti” dice Fabio, con la massima fiducia nella sua Casa.

A Iwata e Gerno di Lesmo ci saranno quattro settimane per provare a capire come trovare un secondo sul giro secco. Il telaio della M1 non è stato rivoluzionato, quindi è difficile che questa eccessiva dolcezza con la posteriore sia una caratteristica innata nel mezzo. Possibile che studiando i set up, e programmando al meglio la centralina, Yamaha possa dare ai due piloti una moto competitiva per la prima qualifica della stagione. Il tutto con la massima fiducia da parte di Quartararo e Morbidelli. perché alla fine della nuova M1, e del nuovo approccio della Casa, sono davvero contenti “Sono molto contento per la velocità massima, una cosa che chiedevo da tempo” dice Fabio. “Avevamo anche molte cose da provare e sono molto contento di aver testato molte parti.” Gli fa eco Franco: “Abbiamo provato tante cose, anche un motore più potente, e di questo sono felice. Il DNA della moto è cambiato, potremo essere competitivi sia alle basse che alte velocità.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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