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Vergne: “Mi piacerebbe che in Formula E ci fossero le gomme slick”

Abbiamo avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con Jean Eric Vergne, pilota della in DS-Penske in Formula E e della Peugeot nel WEC

21 Febbraio 2023
5 min read

Abbiamo avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con Jean Eric Vergne, pilota della in DS-Penske in Formula E e della Peugeot nel WEC in una tavola rotonda con i media. C’ha parlato della vittoria in India, del suo nuovo team e di come si guidano queste Gen 3. Ecco uno stralcio della lunga conversazione.

Jean Eric Vergne
Credits to: Simon Galloway

La prima domanda verte ovviamente sulla vittoria in India, arrivata in maniera sudata e sfruttando tutta l’energia disponibile “Ero preoccupato – afferma il Vergne – anche perché dal secondo giro abbiamo avuto qualche problema ai freni. Infatti, quando all’inizio ero dietro Mitch [Evans, ndr] l’ho quasi colpito un paio di volte proprio perché perdevo i freni in alcuni tratti della frenata. E poi, con questo problema, avevo anche difficoltà con il recupero di energia, non riuscivo a rigenerarne abbastanza. Ero in deficit rispetto a quanto avrei dovuto essere, e ovviamente non potevo neanche seguire la mia strategia, perché altrimenti se l’avessi seguita non avrei avuto abbastanza energia. Ho dovuto quindi cercare di risolvere tutto questo tenendo al contempo tutti gli altri dietro. Non è stato facile, ma sono stato bravo a bloccare gli altri nei giusti punti del tracciato, senza consumare tanto, e questa è stata la chiave”.

“Ad un certo punto il mio ingegnere mi ha chiesto di non esagerare per cercare la vittoria e di portare il podio a casa. Solo che non era nei miei piani [ride, ndr]. Però le percentuali che vedete in tv non sono quelle che vedo nella mia macchina; io vedo quella che è l’energia rimanente, e quando ho iniziato l’ultimo giro questa era la stessa del giro precedente. Sapevo quindi che ce l’avrei fatta, e quando ho tagliato la linea del traguardo pochi metri dopo la macchina è morta. Però questa è una situazione che proviamo al simulatore, quella di finire la gara senza energia, perché il nostro punto di vista è che finisci la gara con ancora una certa percentuale di carica vuol dire che non l’hai usata in gara, e quindi potevi andare più forte. Abbiamo quindi sfruttato il massimo potenziale che potevamo avere, tenendo anche in considerazione i problemi che avevo sulla mia macchina. È stato il meglio che abbiamo potuto fare, ma non è strano finire la gara con lo 0%, è come finisco le mie gare di solito”.

Rimanendo in tema di Hyderabad, Vergne c’ha anche parlato del problema avvenuto in qualifica, quando i due piloti nei quarti di finale hanno superato i limiti della pista, lasciandolo da solo in semifinale “Io credo che non abbiano mai pensato alla possibilità che due piloti violino i track limits nei duels e che la semifinale venisse fatta da un solo pilota. Onestamente non so cosa dire, credo che abbiano preso la giusta decisione, forse avrebbero potuto prenderlo prima, ma comunque le regole sono le regole, se vai oltre i limiti della pista il tuo tempo non è valido”.

Vergne c’ha poi parlato anche delle sue aspettative per le prossime gare, dicendoci come, nonostante la vittoria a Hyderabad, lui e il suo team non siano ancora al top “Abbiamo lavorato davvero tanto dopo i primi due weekend, e penso che abbiamo fatto un bello step in avanti. Non avevamo il ritmo, soprattutto in qualifica, e ci siamo concentrati soprattutto su questo, per partire poi in gara in buone posizioni. Adesso dobbiamo concentrarci sul fare in modo che le prestazioni viste in qualifica [a Hyderabad, ndr] possiamo replicarle anche nelle prossime gare. […] In una scala da uno a cento, ti direi che nelle prime due gare eravamo al 20%, mentre adesso siamo al 60%: raggiungere il 100% è difficile, soprattutto in Formula E, ma penso che abbiamo ancora margine di miglioramento, e il fatto di aver vinto una gara non ci fa credere di aver capito tutto, anzi, siamo molto lontani da questo”.

Con Vergne abbiamo poi parlato di tecnica e di queste nuove vetture, le Gen 3. Innanzitutto, c’ha dato ulteriori delucidazioni in merito ai freni posteriori, reintrodotti per ragioni di sicurezza dopo Città del Messico “Per noi sono irrilevanti, è un meccanismo che è stato introdotto nel caso per via di alcuni guasti che qualche team ha avuto nel corso di test privati o a Valencia, e fondamentalmente servono a rallentare la macchina solo nel caso i freni anteriori smettano di funzionare, ma nel caso questo non succeda non li usiamo, quindi non cambia niente. Giusto un po’ di accuratezza in più quando facciamo il set up, perché bisogna gestire il bilanciamento, ma a parte questo non è cambiato niente”

Vergne c’ha poi detto cosa non gli piace di queste nuove vetture “Avere la potenza extra è fantastico, la macchina è più veloce sul dritto anche perché è più leggera. Ma credo che ciò che vada migliorato per il futuro siano le gomme. Perché le gomme al momento non si degradano, sono molto dure. Se guardiamo alla gara di Riad, nelle stesse condizioni delle scorso anno siamo stati circa un secondo più lenti delle Gen 2, nonostante avessimo una macchina più leggera e veloce. Hankook comunque ha fatto ciò che le veniva chiesto, non ho nulla di male da dire perché alla fine sono solo gomme dure, però in gara pensi che con gomme più morbide potremmo avere un grip migliore. Mi piacerebbe avere gomme slick in Formula E, perché piove poco, e non cambierebbe molto rispetto al numero di set che abbiamo nel corso dell’anno avere delle gomme da asciutto e delle gomme da bagnato. Ma ovviamente non sono io che devo decidere. E, ultima cosa, mi piacerebbe avere un miglioramento per quanto riguarda la downforce. Magari meno drag, perché al momento è difficile capire le gare per il livello di drag di queste macchine. L’effetto della scia è due o tre volte più forte di quello dello scorso anno, e cambia completamente la gestione dell’energia. È per questo che è così difficile superare, perché chi parte dietro, a parte i piloti Porsche [ride, ndr], deve essere più intelligente nella gestione dell’energia, e non funziona, perché tutti vogliono spingere dall’inizio alla fine. Quando sono stato davanti, quest’aspetto ha avuto un enorme impatto nella mia gestione dell’energia rispetto a quando ero dietro”.

Infine, Vergne c’ha parlato anche del suo nuovo team, la DS-Penske, di cos’è cambiato rispetto allo scorso anno e di cosa è rimasto ugualeLe cose sono cambiate per il meglio. La parte tecnica è la stessa, lavoro oramai con questo team da non so più quanto tempo, ho gli stessi ingegneri da sempre. Da questo punto di vista quindi non è cambiato niente. Poi ho due nuovi meccanici che vengono dalla Dragon, sono davvero due bravi ragazzi, fanno un ottimo lavoro. Poi ovviamente abbiamo un nuovo boss [Jay Penske, ndr], e questo ha cambiato un sacco di cose secondo me: in Techeetah i proprietari del team non venivano alle gare, non avevamo molta motivazione. Penske invece è molto motivato, vuole che la squadra abbia successo, viene ad ogni gara, porta un valore aggiunto al team diciamo. È davvero bello averlo. Finora è stato molto corretto quando non abbiamo performato bene, sono stato molto contento di come ha reagito mentre stavamo perdendo, perché è facile reagire bene quando vinci, no? Però il modo in cui ha mantenuto la calma c’ha dato una grande spinta, ed è stato grandioso […] Mantiene alta la pressione su di noi per continuare a sviluppare la macchina, ed è ciò che mi aspetto dal capo. Sono molto contento, abbiamo un buon rapporto, e credo che andrà a migliorare col tempo quando ci conosceremo più a fondo”.

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Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2, la Formula 3, talvolta anche la Indycar e, se ho tempo, anche tutte le varie formule minori in giro per il mondo.

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