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SBK, Phillip Island: è Rea a prendersi Gara-1!

Il World Superbike è cominciato come ce l’aspettavamo. Da un bel testa a testa tra Davies e Rea è il nord irlandese ad emergere. Completa il podio Tom Sykes. Ottima prova per Leon Camier che porta la sua MV Agusta a ridosso del podio. Male Savadori e Melandri, entrambi ritirati. Con una Gara-1 molto interessante…

25 Febbraio 2017
4 min read

Il World Superbike è cominciato come ce l’aspettavamo. Da un bel testa a testa tra Davies e Rea è il nord irlandese ad emergere. Completa il podio Tom Sykes. Ottima prova per Leon Camier che porta la sua MV Agusta a ridosso del podio. Male Savadori e Melandri, entrambi ritirati.

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Con una Gara-1 molto interessante ha avuto inizio la nuova annata del WSBK. Ed è il Kawaliere di Akashi Jonathan Rea a piazzarsi sul primo gradino del podio davanti a Chaz Davies. L’alfiere Ducati c’ha provato in ogni modo, ma alla fine ha chiuso a 42 millesimi di distanza. Sulla piazza d’onore troviamo Tom Sykes. Gara-1 non molto positiva per Savadori e Melandri, caduti rispettivamente al 6° e 15° giro.

Gara che era iniziata molto bene per Marco Melandri, che scattava dalla terza posizione. Alla partenza era riuscito a sopravanzare le due Kawasaki portandosi in prima posizione. In un solo giro le due verdone si riprendono però la testa della corsa, con le tre Ducati di Melandri, Davies e Forés a inseguire. Con Rea che detta il passo, Sykes viene superato dei due piloti del team Aruba, ed incalzato dallo spagnolo. Il gruppetto in lotta per il podio inizia a compattarsi, con Van der Mark e Lowes in agguato.

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Rea però non riesce a scappare, tallonato da Melandri e Davies. E’ proprio il gallese a rompere gli indugi, superando il compagno. Ma la risposta del ravennate arriva al giro successivo: con un sorpasso da maestro non solo si riprende la posizione, ma riesce a sopravanzare pure il leader della corsa Rea. Ma il gruppo dei primi è molto compatto, con 6 piloti in mezzo secondo. E così, con un gioco di scie in rettilineo, Lowes e Sykes riescono a portarsi in testa. La seconda metà gara inizia quindi con la R1 di Alex Lowes a dettare il passo a tutti.

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Poco dopo però ci pensa Rea a scompigliare le carte, riprendendosi la leadership della corsa sul rettilineo principale. In un giro riesce a rifilare ben 7 decimi al compagno Sykes, che nel frattempo ha avuto ragione di Lowes. Melandri è quarto incollato alla R1, ma al 14° giro finisce fuori alla curva 2 in seguito ad un contatto con la Yamaha dell’inglese. Dopo un tentativo di riprendere, è costretto a dare forfait.

Rea prova a scappare senza riuscirci ed il duo Sykes-Lowes lo incalzano. A 5 giri dal termine Tom Sykes riesce a superare Rea, mentre Davies si porta in terza posizione. Tom non ha però il passo per rimanere in testa, al contrario degli altri due. Riescono a passarlo, e allora il testa-a-testa che tutti si aspettavano può avere inizio. Tutto si decide all’ultimo giro, Rea è davanti, Davies prova in ogni modo a superarlo, ma il #1 riesce trionfare, relegando il #7 in seconda posizione ad appena 42 millesimi.

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A fine gara l’espressione di Marco Melandri è molto cupa. “Lowes ha cambiato direzione 50 metri prima senza aspettare. Mi ha portato via l’anteriore e sono finito fuori. Di solito uno cerca di andare più veloce degli avversari per batterli e non di abbatterli. La manovra è stata la stessa di quando Rea ha passato Davies, ma lui ha saputo aspettare. A Donington nel 2014 è successa la stessa cosa, lui è pericoloso. Ha un modo di correre un po’ sopra le righe e non se ne rende conto. Tornando alla mia gara, il corpo-a-corpo rappresentava il  mio punto critico, in particolare al via. Mi serviva un po’ di tempo per riprendere la mano, però i tempi erano buoni. Non volevo far scappare Rea e Sykes, dato che avevano il passo migliore, ma ci riproverò domani”.

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Ovviamente si rivela estremamente felice Jonathan Rea, nonostante un eccessivo degrado dello pneumatico posteriore. “Sono felice per l’avvio del Campionato, però oggi non è stata una corsa semplice. Purtroppo non eravamo abituati a queste temperature, molto più elevate rispetto a ieri. Abbiamo deciso di non stravolgere il setting. Il consumo dello pneumatico è stato un grave problema per la gestione nel finale di gara. Ad un certo punto siamo arrivati a girare sull’1’33”, sembrava una gara della SuperSport. I tempi erano quelli. Il pubblico da casa si sarà anche divertito, ma per me era frustrante“.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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