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F1, GP Miami: non solo Sainz, penalità anche per Stroll e Magnussen dopo la gara

Al termine del GP di Miami di Formula 1 anche Stroll e Magnussen hanno ricevuto delle penalità: analizziamo i motivi

6 Maggio 2024
6 min read
penalità gp miami

Al termine del GP di Miami di Formula 1 la FIA ha elargito una serie di penalità a Sainz, Stroll e Magnussen. Dopo aver esaminato la penalità inflitta allo spagnolo della Ferrari, vediamo ora le motivazioni di quelle comminate a Stroll e Magnussen.

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© Aston Martin F1 Team

Non è stato un weekend semplice per i commissari che hanno gestito le penalità del GP di Miami 2024. Già durante la Sprint la condotta di gara di Magnussen aveva portato i commissari ad infliggergli una pioggia di penalità da record mentre durante le interviste Alonso si era lamentato per una mancata penalità a Hamilton: “Non lo penalizzeranno perché non è spagnolo” aveva sentenziato il pilota di Oviedo. Il giorno dopo eccoci nuovamente a parlare di penalità, a partire da quella di Stroll. Il canadese dell’Aston Martin è stato penalizzato di 10 secondi per aver “lasciato la pista e tratto un vantaggio duraturo” in occasione del sorpasso su Albon. Il #23 della Williams lo ha accompagnato fuori pista ma, a guardare le linee guida della FIA, chi sorpassa all’esterno deve avere le ruote anteriori almeno all’altezza delle ruote anteriori dell’avversario, quindi evidentemente chi è all’interno può buttare fuori i rivali. Questa penalità comunque non ha avuto un grande effetto sulla classifica finale del GP di Miami dal momento che Stroll si trovava già fuori dalla zona punti: il canadese è scivolato dalla tredicesima alla diciassettesima posizione.

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Albon era davanti a Stroll nell’apice della curva, quindi aveva diritto di traiettoria | © F1/FOM
https://twitter.com/AMF1News/status/1787238952237191527
Le immagini del sorpasso su Stroll

Il secondo pilota penalizzato non poteva che essere Magnussen. Il danese, che già nella Sprint aveva violato più volte il regolamento, ha ricevuto un totale di 30 secondi di penalità e 2 punti sulla patente per due infrazioni distinte compiute nel corso del GP di Miami. Queste penalità lo hanno fatto scalare dalla diciassettesima alla diciannovesima posizione nella classifica finale del GP di Miami. La prima penalità è arrivata per l’incidente con Sargeant in curva 3 durante il ventottesimo giro. Al #20 della Haas sono stati assegnati 10 secondi di penalità per il contatto. In aggiunta i commissari gli hanno sottratto anche 2 punti sulla patente, portando il totale a 10 sui 12 disponibili prima di incappare in una squalifica di una gara (Bearman, sei pronto?). Le motivazioni sono state spiegate nel dettaglio: Magnussen ha provato a sorpassare Sargeant all’esterno di curva 1, ha poi fatto un incrocio e si è ritrovato all’esterno dello statunitense in curva 2 e all’interno in curva 3. Secondo le Linee Guida sugli Standard di Guida della FIA una macchina che tenta un sorpasso all’esterno deve avere l’asse anteriore almeno di fianco all’asse anteriore dell’altra macchina all’apice della curva affinché gli sia concesso spazio, quindi Magnussen non aveva il diritto di traiettoria in curva 2. I commissari hanno anche analizzato se il danese avesse il diritto di traiettoria per un sorpasso all’interno in curva 3 e, sempre seguendo le linee guida FIA, sono giunti alla conclusione che neanche in tal caso il pilota della Haas aveva diritto di traiettoria. Infine i commissari si sono chiesti se le due curve in sequenza potessero essere interpretate come “una sequenza di curve o una chicane“. In tal caso se un pilota non ha diritto di traiettoria nella curva iniziale non lo acquisisce in quella successiva, di conseguenza Magnussen non avrebbe avuto diritto di traiettoria neanche se le due curve fossero state interpretate come una chicane. Dal momento che in nessun caso, secondo le linee guida FIA, Magnussen avrebbe avuto diritto di traiettoria i commissari lo hanno considerato colpevole per il contatto che ha messo fine alla gara di Sargeant e gli hanno dato la penalità da 10 secondi e i due punti sulla patente.

La seconda penalità di Magnussen è arrivata per un errore del team. Al termine del giro 31 infatti, quando la gara era ancora in regime di Safety Car, il #20 della Haas è rientrato ai box senza cambiare gomme. Il punto 55.11 del regolamento sportivo di Formula 1 dice chiaramente che “ad eccezione delle circostanze in cui alle macchine e alla Safety Car viene chiesto di usare la pit lane, nessuna macchina deve entrare nei box mentre la Safety Car è utilizzata a meno che il fine non sia cambiare gomme“. Per questo motivo è stato imposto un drive through poi convertito in 20 secondi di penalità.

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Il punto 55.11 del regolamento sportivo di Formula 1 2024 | © FIA

Non abbiamo le immagini della sosta, ma incrociando i dati sulla durata dei pit stop, sulle gomme utilizzate e sulle penalità imposte a fine gara possiamo dire con ragionevole certezza che Magnussen si è fermato sotto Safety Car per scontare i 10 secondi di penalità imposti per via del contatto con Sargeant senza cambiare gomme. Il pilota danese si è infatti fermato due volte in regime si Safety Car: la prima volta è rientrato al termine del giro 28, lo stesso in cui aveva fatto l’incidente, facendo una sosta di 9.85 secondi e passando da delle gomme medie di 6 giri che aveva montato durante la prima sosta a delle medie nuove. La durata della sosta fa supporre che abbia anche cambiato l’ala danneggiata spedendo Sargeant a muro. Al termine del giro 31 Magnussen è rientrato nuovamente facendo una sosta da 11.05 secondi, ma questa volta senza cambiare gomme. Dal momento che a gara in corso la direzione gara ha comunicato che la penalità non era stata scontata adeguatamente e che la sosta è stata di poco più di 10 secondi senza cambiare gomme è ragionevole supporre che abbia scontato la penalità in questa occasione, ma non gli sia stata contata perché il regolamento vieta di rientrare ai box senza cambiare pneumatici sotto SC.

La durata delle soste di Magnussen | © Pagina DHL del Mondiale dei Pit Stop

Volendo proseguire in questa nostra indagine inutilmente dettagliata sulle penalità inflitte durante il GP di Miami possiamo allora chiederci: ma perché Magnussen non ha cambiato le gomme in occasione della terza sosta? (la seconda sotto SC). Per rispondere a questa domanda possiamo andare a vedere le gomme che la Haas aveva a disposizione per la monoposto #20 durante la gara. Come mostrato dalla tabella fornita da Pirelli sottostante, Magnussen aveva a disposizione un set di hard nuove, due medie nuove e una usata e tre soft nuove. Il set di hard è stato usato durante il primo stint, il primo set di medie nuove è stato montato in occasione della prima sosta e il secondo set di medie nuove è stato montato durante la sosta al termine del giro 28, quello del contatto con Sargeant. A Magnussen rimanevano quindi tre set di soft e una media usata da non sappiamo quanti giri e probabilmente la Haas ha valutato che nessuna di queste fosse in grado di arrivare fino in fondo alla gara.

Le gomme a disposizione dei piloti prima della gara | © Pirelli Media Library

Chiudiamo con un’animazione dei pit stop effettuati nel corso del GP di Miami. I due pit stop di Magnussen sono stati tra i più lenti.

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Fabio Catalano

Appassionato di motorsport e dinosauri, motivo per cui provo a inserire riferimenti a questi ultimi negli articoli di Formula 1. D’altronde se lo fa AO Racing posso farlo anche io

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