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Porsche 718 Cayman S, parte 1: eleganza e sportività per non passare mai inosservati

“E’ la seconda che provi nell’arco di due mesi, ormai ci hai fatto il callo dai. Non rimanere inebetito come la scorsa volta, mi raccomando“. Milano, Centro Porsche di Via Stephenson. E’ una tiepida giornata di marzo quando mi ripeto mentalmente questa frase mentre varco le porte automatiche dell’immenso showroom del concessionario, in attesa di…

22 Marzo 2017
9 min read

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E’ la seconda che provi nell’arco di due mesi, ormai ci hai fatto il callo dai. Non rimanere inebetito come la scorsa volta, mi raccomando. Milano, Centro Porsche di Via Stephenson. E’ una tiepida giornata di marzo quando mi ripeto mentalmente questa frase mentre varco le porte automatiche dell’immenso showroom del concessionario, in attesa di fare conoscenza con lei, la Porsche 718 Cayman S con cui trascorrere 6 intensi giorni di test. Me la ripeto anche con discreta convinzione, quella frase. Poi però giro l’angolo e la vedo. Mi dà le spalle, ma le perdono la scortesia. Le giro intorno. E’ bassa, clamorosamente bassa. E’ rossa, sfacciatamente rossa. E mentre nella mia testa rimane ormai solamente un flebile eco della frase iniziale, un sorriso si allarga inarrestabile sul mio viso. Premo il pulsante d’apertura, e la Cayman S si anima accendendo i fari. E in quel momento penso che di fare o non fare la figura dell’ebete, in fondo, poco mi importa.

Andiamo per gradi però. Perché, come già accaduto per la Panamera, quando ci si trova di fronte ad auto che sono espressione della Storia di uno dei marchi più importanti della storia dell’automobile è veramente difficile riuscire a sintetizzare tutto quello che si vuole descrivere, tutto quello che si vuole raccontare, in un solo articolo. E quindi, come per la Panamera, anche questa recensione sarà suddivisa in due parti: quella che state leggendo – e che spero continuerete a fare – che vi racconterà come la 718 Cayman S è, e quella che uscirà tra qualche giorno, che invece vi descriverà come la 718 Cayman S va.

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La questione fondamentale che intendo dunque affrontare in questo spezzone di articolo è la seguente: la nuova Cayman S è una degna interprete della tradizione stilistica del marchio Porsche, in grado di unire alle tipiche linee pulite e tondeggianti un’indole spiccatamente sportiva? Ovviamente sì. E non lo dico solo io, ma lo dicono anche tutti coloro che, silenziosamente, hanno più e più volte ruotato la testa per seguire la 718 Cayman S fino a quando la sua sagoma rossa non fosse sparita dietro l’angolo di una svolta. E fidatevi quando vi dico che sono stati davvero in tanti a farlo. Anche perché, parlando sinceramente, se si è appassionati di automobili e si prova un amore quasi viscerale per tutto ciò che è sportivo, è davvero difficile mostrare indifferenza di fronte a certe linee così indubitabilmente, così evidentemente, così armoniosamente Porsche. Perché il design della 718 Cayman S non è ispirato, come molti di voi sarebbero portati a pensare, solamente al simbolo del marchio, alla 911. Tra le curve della carrozzeria si celano infatti richiami alle linee della 550 Coupé, della 718 GTR Coupé (che alla nuova Cayman lascia in eredità anche il nome), della 904 Carrera GTS ed anche della Carrera GT. Il tutto in un corpo vettura che per dimensioni si discosta davvero poco dalla versione precedente: la Cayman S è lunga infatti 4.379 mm, larga 1.994 mm, alta 1.284 mm e con un passo di 2.475 mm, tutti valori molto simili al recente passato. Sarà anche per questo che, a primissimo impatto, un occhio poco attento potrebbe non notare i cambiamenti stilistici di questa versione rispetto a quella vecchia. Ed è proprio per evitare di incappare in un simile errore che inizio a girarle lentamente intorno.

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Mi soffermo sull’anteriore: sono nuove – e più grandi – le prese d’aria frontali; sono nuovi i due sottilissimi fari posti sopra di esse, che racchiudono luci di posizione ed indicatori di direzione; ma soprattutto sono nuovi i gruppi ottici, che per il posizionamento dei LED non possono non richiamare alla mente di un appassionato di Motorsport i “vecchi” fari della 919 Hybrid. Come sulla Panamera, infatti, anche qui ci sono i quattro punti luminosi tipici dei gruppi ottici Full LED del Porsche Dynamic Lights System Plus, un optional da 2.025 €. Quest’impostazione dei diodi è ormai quasi un marchio di fabbrica, che rende praticamente impossibile non riconoscere, dallo specchietto retrovisore, che si sta avvicinando una Porsche. Il sistema costa un po’, è vero, ma è validissimo: garantisce una visibilità eccezionale, e in più grazie al sensore frontale Tempostat ciascuno dei LED può seguire l’angolazione dello sterzo nelle curve, oltre a potersi spegnere selettivamente per evitare di disturbare chi proviene in senso contrario o per sfatare il rischio di fastidiosi riflessi dovuti all’asfalto bagnato o a segnali stradali. Distolgo lo sguardo dai fari e lo poso sulla fiancata: la silhouette della 718 Cayman S è rimasta sostanzialmente la stessa, e credo sia un bene visto che le proporzioni della macchina erano decisamente ben riuscite anche nella precedente versione. Noto però che le prese d’aria laterali sono diventate più grandi, così come la loro modanatura: segno di maggiori esigenze di raffreddamento del nuovo motore turbo, più potente rispetto al vecchio aspirato. Continuo dunque nel mio “tour panoramico” attorno alla Cayman S ed arrivo a quella che per me è la parte meglio riuscita della vettura: il retrotreno. Porsche ha appiattito il design dei parafanghi posteriori, cosa che, assieme alla ormai tipica fascia nera che raccorda i gruppi ottici posteriori – organizzati dietro al vetro in una struttura tridimensionale decisamente accattivante -, contribuisce a dare visivamente l’impressione di avere una macchina più larga e più piantata a terra. La scritta tridimensionale “Porsche” è un pleonastico riconoscimento per una linea inconfondibile, ma è un vezzo che può tranquillamente starci. Soprattutto se poi impreziosito dal doppio scarico centrale e dall’ala posteriore, estraibile in base alla velocità di marcia o tramite un pulsante posto sul tunnel centrale. E’ un insieme che cattura lo sguardo, cattura l’attenzione, cattura i sogni. Trasuda sportività – anche grazie agli enormi cerchi da 20″, proposti a 2.360 € -, ma allo stesso tempo mantiene una sua tipica eleganza che la rende anche raffinata, se vogliamo. Ovviamente, essendo impressioni soggettive, si può tranquillamente dissentire. Quel che è però certo, invece, è che la 718 Cayman S non sia la macchina adatta per chi vuole passare inosservato mentre è alla guida: persino io ed il mio ego smisurato, che occupavamo i due posti disponibili a bordo, abbiamo avuto un po’ di imbarazzo iniziale dovuto alla miriade di sguardi strabuzzanti che ci venivano rivolti.

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Dopo averla consumata con lo sguardo, mi dico che forse è il caso di capire come la 718 Cayman S sia una volta aperta la portiera. Premetto: avendo provato la nuova Panamera solo qualche mese fa, una mezza idea di cosa mi attendeva una volta salito a bordo diciamo che me l’ero fatta. E la Cayman S, ovviamente, non ha deluso le mie aspettative, rivelandosi degna interprete della qualità Porsche anche all’interno. Come per il design degli esterni, infatti, l’abitacolo riesce nell’impresa di raccontare storie di sportività e allo stesso tempo di eleganza. Tra materiali di ottima qualità, con plastiche morbide e giochi tra le componenti praticamente assenti, finiture in alluminio si rincorrono con inserti in pelle, in un gioco cromatico argento – nero che avevo avuto modo di apprezzare già sulla Panamera. Ecco perché, forse traviato da questa somiglianza, mi sono seduto per la prima volta su questa Cayman aspettando di trovarmi alle prese con un posto guida…normale dopotutto. Mai attese furono più smentite: la 718 Cayman S ti fa capire da subito, in maniera inequivocabile, che le cose qui sono ben diverse rispetto alla sua “cugina” Gran Turismo. Ti porta praticamente sull’asfalto, con una seduta bassissima e con un abitacolo che ti avviluppa a mo’ di guscio, consentendo al pilota di gestire l’auto con movimenti minimi per potersi meglio concentrare sulla strada. La posizione di guida è perfetta, con i sedili regolabili elettricamente, ventilati e riscaldabili – una combo di optional dal valore di 3.696 € – che sono allo stesso tempo sagomati per contenere meglio il pilota in un utilizzo sportivo e comodi quanto basta per assorbire con discreta disinvoltura le asperità delle strade italiane, in barba ai cerchi da 20″. Una volta resomi conto che la Cayman S lascia trasparire la propria indole sportiva già solamente dalla posizione di guida, sollevo lo sguardo e incontro lui, quel volante ispirato nel design a quello della 918 Spyder che già mi aveva fatto innamorare sulla Panamera. E’ semplicemente perfetto: cade quasi perpendicolarmente rispetto alla seduta di chi guida, ha un diametro ed uno spessore che definirei esemplari, è regolabile elettricamente, riscaldabile (per 475 €) e con gli inserti in alluminio a vista e i piccoli paddle in alluminio – solidali al volante stesso – che fanno capolino da dietro le razze fa letteralmente venir voglia di utilizzarlo. Quasi non noto i pulsanti multifunzione posizionati sulle razze laterali, tanto la mia attenzione è catturata da quello stemma così iconico piazzato al centro del volante…

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porsche-4Alzo ancora lo sguardo e mi imbatto nel quadro strumenti, anch’esso tipicamente Porsche: contagiri analogico al centro – con all’interno un contachilometri digitale -, contachilometri analogico sulla sinistra e schermo multifunzione sulla destra, con una miriade di informazioni per il pilota (mappe, consumi, forza G istantanea, tempo sul giro…) selezionabili tramite i comandi al volante. La plancia è dominata, come sulla Panamera, dallo schermo touch-screen del PCM, il Porsche Communication Management: è un sistema che ho apprezzato anche stavolta, ben leggibile, con una buonissima responsività al tocco – anche utilizzando la funzione pinch-to-zoom -, la possibilità di far collegare la Cayman S al Web tramite una SIM e la funzionalità Apple CarPlay qualora voi abbiate un iPhone. 17327912_10212584961442666_775998211_nIl PCM può avvalersi di Google Maps per il sistema di navigazione, che però non mi ha convinto del tutto: è velocissimo nel ricalcolo degli itinerari, mentre non è impeccabile quando si tratta di dare indicazioni vocali o quando si deve scegliere il percorso migliore da fare. Faccio scivolare lo sguardo verso il tunnel centrale, oltrepasso i comandi fisici del PCM, dell’impianto di riscaldamento / ventilazione dei sedili e di quello dell’aria condizionata bizona e mi imbatto nella leva del cambio PDK, che campeggia al centro dell’abitacolo. Ho giusto il tempo per aprire il vano portaoggetti nascosto nel bracciolo centrale per rendermi però conto di una cosa: se la Cayman S, in termini figurati, è piuttosto brava nel svuotarvi le tasche, lo stesso non può dirsi per quanto riguarda il significato letterale dell’espressione. L’estrema compattezza dell’abitacolo, infatti, mette in risalto l’assenza di vani portaoggetti adeguati: gli spazi nelle portiere non sono molto pratici – stretti e profondi -, quello nel tunnel centrale si rivela inutilizzabile – troppo piccolo e troppo poco profondo – e quello piazzato nel bracciolo basta a contenere solamente un cellulare – e infatti la porta USB è lì dentro – e un paio di mazzi di chiavi, peraltro neanche troppo ingombranti.

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E anche sul fronte dell’abitabilità la Cayman S cede qualcosa rispetto ad un’ideale perfezione che forse avrebbe alla lunga però annoiato. Credo difatti che chi sia parecchio alto (oltre il metro e 95) possa fare non poca fatica a trovare la giusta posizione di guida, visto che io che sono alto circa 1,80 m non avevo a disposizione molto altro spazio per le ginocchia. E’ poi una due posti secchi, quindi dimenticatevi anche solo dell’esistenza di un divanetto posteriore. Fortuna però che, per le coppie con velleità vacanziere, la Cayman S venga in soccorso con due vani bagagli, uno all’anteriore ed uno al posteriore, rispettivamente con una capienza di 150 e 275 l, più che sufficienti per sopravvivere per qualche giorno al mare.

Bene, direi che il momento è giunto. L’abbiamo analizzata assieme sia all’interno che all’esterno. Ora credo che rimanga solamente una cosa da capire: come la 718 Cayman S si comporti una volta lanciata tra le curve. Quindi, chiave inserita alla sinistra del volante, come vuole la tradizione. Leggera rotazione verso destra. Un tremito che scuote la macchina, mentre il 4 cilindri turbo boxer prende vita con un ringhio roco. Un regime minimo di rotazione che sembra ripetere incessantemente la parola “Andiamo”. Piede destro che affonda leggermente sul pedale dell’acceleratore. La Cayman S inizia a muoversi, e inizia a raccontare di sé.

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Si ringraziano ASPhotography e Nicolas Magoni Photo per le foto, Speed Corporation e il Circuito Tazio Nuvolari per l’ospitalità.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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