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Pagelle Rimappate MotoGP Qatar

Nell’aria si aveva la sensazione che mancasse ancora qualcosa, per rendere perfetto questo weekend motoristico. Qualcuno ha pensato che sarebbe stato un fine settimana migliore se Iannone avesse concluso la gara, o se Dovizioso avesse vinto, o se Zarco fosse andato in fuga…Ma la verità è una e una sola: il weekend non era perfetto…

30 Marzo 2017
5 min read

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Nell’aria si aveva la sensazione che mancasse ancora qualcosa, per rendere perfetto questo weekend motoristico. Qualcuno ha pensato che sarebbe stato un fine settimana migliore se Iannone avesse concluso la gara, o se Dovizioso avesse vinto, o se Zarco fosse andato in fuga…Ma la verità è una e una sola: il weekend non era perfetto perché mancavano loro, le Pagelle Rimappate del GP del Qatar. Buona lettura.

MAVERICK VINALES – 1. E’ pericoloso, è spagnolo e sembrava destinato a non dover cadere mai: la notizia è che non stiamo parlando di Francisco Franco ma di Maverick Vinales, che durante il weekend del Qatar ha eguagliato il numero di cadute del Muro di Berlino. Ciò però non inficia la sua corsa per la vittoria. La gomma morbida al posteriore permette infatti a Zarco di involarsi nelle fasi iniziali della corsa, ma a fine gara è la media a rivelarsi invece la scelta giusta. Voci di corridoio dicono che abbia fatto modificare il suo soprannome – ispirato a quel famoso film con Tom Cruise – per quanto fosse contento di aver scelto la mescola giusta. TOP GUM

ANDREA DOVIZIOSO – 2ND. Due cose sono infinite: l’Universo ed il numero di secondi posti di Dovizioso in Qatar, e il mondo scientifico non è totalmente certo della prima. Anche stavolta in Qatar era partito benissimo, consapevole per di più che quest’anno non avrà un compagno di squadra con la carogna nell’anima e la violenza nei globuli bianchi. Peccato per lui che trovi sul suo cammino Vinales, che lo relega ancora una volta al gradino intermedio del podio. Comunque pare che ormai, visto il suo costante posizionamento a Losail, lo stato arabo abbia inserito una nuova unità di tempo sugli orologi. ORE, MINUTI, DOVIZIOSI

VALENTINO ROSSI – 4,25 ALL’OCCHIO DESTRO E 3,75 ALL’OCCHIO SINISTRO. L’ultima volta che il #46 ha azzeccato il proprio setup per la gara sin dalle FP1 c’era Noè che faceva fatica a caricare gli ultimi due leocorni sulla sua arca. Anche in questo 2017 il buon Valentino trascorre il 95% del weekend a chiedersi se non sia meglio tornare a dedicarsi alle gare tra le Apecar truccate ed il 5% del fine settimana a sparare cifre sui settaggi totalmente a caso sperando di imbroccarla giusta. Quest’anno però ha un’ulteriore giustificazione: pare infatti che non avesse visto la manopola del gas, non riuscendola quindi ad usare bene finché non gliel’hanno indicata, a causa di un problema all’occhio, che alla sua età si presenta parecchio spesso, soprattutto nello stato di Losail. QATARATTA

MARC MARQUEZ & DANI PEDROSA – 7,98. L’intento di Honda era quello di cominciare il Mondiale in maniera estremamente combattiva. Pare infatti che Suppo, nel discorso pre-gara solitamente rivolto ai suoi piloti, abbia chiesto loro di pensare – vista la zona desertica – a Saladino, il famoso condottiero islamico che sconfisse i crociati riprendendosi Gerusalemme. Ma quando si usa l’italiano con dei piloti spagnoli l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Il #93 ed il #26 si presentano infatti palesemente appesantiti sulla griglia di partenza: nessuno inizialmente capiva il perché, poi però una volta capito che si erano abbuffati di piccoli snack salati è subito apparso chiaro che le parole di Suppo erano state leggermente fraintese. ABBIAMO PENSATO AI SALADINI

JORGE LORENZO – 99% DI UMIDITA’. Voci dal Paddock dicono che parecchie multinazionali agricole stiano offrendo al buon Jorge fior di quattrini per inaugurare delle piantagioni di grano nel Sahara, tanto basta portare lui in un luogo e la pioggia lo seguirà in pochissimo tempo. Il suo esordio non è dei migliori, ma sarebbe potuta andare anche peggio. Il #99 però non è dello stesso avviso, ed è stato visto piangere, come Fry di Futurama, davanti al Box della sua ex Yamaha mentre intonava una famosa canzone dei Simple Minds che invita a non essere dimenticati, ovviamente adattata per l’occasione. DON’T YOU JORGET ABOUT ME

SAM LOWES – 0,28. Stupisce tutti all’esordio riuscendo nella non facile impresa di far arrivare ultima una moto che in mani altrui per poco non fregava le Honda ufficiali. Pare che a partire dalla prossima gara la sua squadra abbia deciso di modificare il nome esposto sopra il suo garage, a dimostrazione di quanto lo abbiano preso a pesci in faccia dopo questa prestazione poco esaltante. SAM PEI

ANDREA IANNONE – 8. Ad inizio gara era talmente nervoso che pare abbia provato addirittura ad abbattere lo struzzo che appare nella pubblicità Samsung, a suo dire mandata in onda troppo spesso prima della partenza. Poi per fortuna i semafori si spengono e Andveino nostro può finalmente dedicarsi all’agricoltura seminando tonnellate di panico. Suppo e Brivio durante il duello tra lui e Marquez sono entrati nel Guinness dei primati per aver battuto il nuovo record di apnea, prima che Andvea dimostrasse di essere un uomo nuovo andando a centrare MM senza neppure spedirlo nella stratosfera. Pare comunque che da Hamamatsu stiano già pensando ad adattare il nome della Casa in modo da renderlo più consono allo stile di guida del #29. GIUZUKI

ALVARO BAUTISTA -9. Poco inquadrato dalle telecamere in quei 17″8 in cui rimane in gara, era impegnato nel gruppone a prendersi a cinghiate, ginocchiate sui malleoli e gomitate sui cupolini con Petrucci, Redding ed altre persone adatte ai peggiori bar di Caracrash. Poi, all’improvviso, lo si vede lanciato nella troposfera dalla sua Ducati, che gli dona le sembianze di un missile terra-terra in uscita dell’ultima curva. Un problema tecnico come causa del crash? Macché. Pare che Bautista abbia semplicemente perso l’equilibrio dopo aver ripetutamente mosso il bacino al ritmo di una delle sue canzoni preferite, un noto successo latino americano, che in quel momento stavano passando sugli altoparlanti di Losail. DESPAUSCITO

JOHANN ZARCO – 9,5. L’ultima volta che un francese era riuscito a seminare così tanto terrore in così poco tempo in una terra desertica eravamo ai tempi di Napoleone Bonaparte. Avesse vinto all’esordio con una Yamaha clienti lo avremmo visto fare il suo famoso backflip nudo, assieme alla moto e mentre si faceva un selfie con le orecchie da cane su Snapchat. Invece la caduta lo riporta sulla terra, rendendolo sostanzialmente un francese che ha tentato di fare una rivoluzione per poi fare però una brutta fine. Dov’è che avevo già sentito questa storia? GIOVANNA Z’ARCO

CAL CRUTCHLOW – 10. Le stagioni passano, le persone cambiano, gli amori finiscono ma lui ci dimostra che, sotto sotto, è rimasto sempre lo stesso. Si stende una prima volta, decide che non era abbastanza pittoresca e che nessuna telecamera lo aveva ripreso, riprende la moto, la riavvia a Cal ci raddrizzando i semimanubri con i denti, riprende la corsa, trova il punto giusto e tira una castagna talmente grande che le caldarroste a novembre in confronto sono delle mandorle un po’ più cotte. Era soddisfatto della sua prestazione, ma non appena ha scoperto che il secondo capitombolo era dovuto ad un guasto alla manopola del gas pare abbia improvvisamente cambiato umore, diventando nervoso alla maniera delle persone native del Qatar e dei luoghi limitrofi. ARABIATO

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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