Cosa ci lascerà Daniel Ricciardo

Un commento sull’addio alla F1 di Daniel Ricciardo, tra ciò che è stato, ciò che sarebbe potuto essere e ciò che sarà

27 Settembre 2024
4 min read
Ricciardo

La notizia dell’addio di Daniel Ricciardo alla F1 è stata resa ufficiale dalla VCARB, con l’australiano che a partire dal GP degli USA sarà sostituito da Liam Lawson. Un commento su ciò che è stato e ciò che sarebbero potuto essere.

Ricciardo
© Getty Images / Red Bull Content Pool

La notizia che Daniel Ricciardo potesse essere appiedato a favore di Liam Lawson dopo il GP di Singapore ha iniziato a circolare già prima del weekend. Già da settimane si parlava del futuro dell’australiano per l’anno prossimo, non confermato in questo stranissimo bilico tra il poter correre in Red Bull e il non avere un sedile nel 2025. L’idea di rimanere in VCARB sembrava molto debole, anche perché qualche tempo fa Helmut Marko aveva più o meno ammesso che Liam Lawson il prossimo anno avrà un sedile, e adesso, pochi giorni dopo la gara di Marina Bay, è arrivata l’ufficialità del cambio in corsa per le ultime sei gare con il neozelandese. Si chiude così, probabilmente in maniera definitiva, la carriera in F1 di Daniel Ricciardo, con un giro veloce conquistato nel finale per regalare un punto al suo ex compagno di squadra Max Verstappen (o meglio, per toglierlo a Lando Norris).

E la prima emozione che viene a tutti coloro che amino questo sport è la tristezza. Una tristezza genuina, perché Ricciardo è davvero un bravo ragazzo, una delle persone migliori del paddock, e sarà davvero un peccato non vederlo più nel mondo della F1. E poi una tristezza anche per ciò che è stato e che sarebbe potuto essere, perché Daniel Ricciardo nel suo periodo di massimo splendore è stato davvero uno dei più veloci della griglia: tra il 2014 e il 2018 con la sua aggressività e le sue staccate micidiali era uno dei piloti più temuti del paddock, capace di manovre sorprendenti e mai banali. Un pilota a cui forse è mancato il tempismo, perché si è trovato in un periodo in cui la Red Bull soffriva rispetto a Ferrari e a Mercedes e non poteva chiaramente lottare per il mondiale, in quell’era di mezzo tra il dominio di Vettel e quello di Verstappen. Eppure quando ha potuto ha colto tutte le occasioni che gli si sono presentate, rendendo le sue vittorie memorabili anche per le celebrazioni postgara con il suo caratteristico shoey.

Poi sappiamo cos’è successo: la convivenza difficile con Max Verstappen e la separazione con Red Bull verso la Renault. Una scelta che all’epoca poteva anche sembrare avere senso, perché la Renault era un costruttore che nel primo triennio dal ritorno in F1 in pianta stabile era migliorato esponenzialmente, e Ricciardo poteva essere il tassello che mancava per lottare per la vittoria. Non è stato così, anche se l’australiano c’ha messo tanto del suo, continuando a mantenersi su alti livelli e correndo anche belle gare. Il suo declino non è iniziato lì, e forse se fosse rimasto in Renault, se avesse pazientato, forse sarebbe andata diversamente; ma gli anni iniziavano a passare e le occasioni per vincere un mondiale erano sempre di meno. Lì è arrivato il passaggio in McLaren, il più grande errore della sua carriera, dove in un biennio è stato pesantemente ridimensionato da Lando Norris, finendo per essere sostituito con un anno di anticipo da un debuttante Oscar Piastri. L’isola felice della clamorosa vittoria a Monza non è stato abbastanza per compensare a due anni difficili, dove la mancanza di adattamento è stata evidente.

Sembrava finita. Poi, insperato, è arrivato il ritorno all’ovile, nella Red Bull che l’aveva lanciato, dapprima come terzo pilota, poi spedito in Alpha Tauri a stagione in corso. Qualche gara nel 2023, anche per via di una rottura del polso, e due terzi di 2024, con qualche sprazzo del Ricciardo che fu, ma mai veramente in grado di sovrastare un pilota come Tsunoda che, con tutto il bene, non ha le stimmate del campione. E alla fine la rottura, senza neanche aspettare la fine dell’anno, per addestrare Lawson alla prossima stagione. Un cambio in corsa che ha il sapore dell’eutanasia: vedere Ricciardo così mestamente a fondo griglia faceva male al cuore, tanto che porre fine a questa agonia non può essere che una liberazione per chi ha amato questo pazzo pilota sempre sorridente. Avrebbe certamente meritato un addio migliore, questo è vero, con dei donuts sotto i fuochi d’artificio di Abu Dhabi e un lungo team radio; ma l’affetto che ha ricevuto non solo dal paddock, ma da tutto il mondo del motorsport è stato qualcosa di inspiegabile per un pilota che un mondiale non l’ha mai vinto, segno della bella persona che è sempre stata e che, evidentemente, ha confermato di essere anche a telecamere spente.

C’è però da dire una cosa, anche dura da digerire: è stato meglio così. Perché questo Ricciardo non meritava più la Formula 1, e chi lo nega lo fa perché accecato dal suo meraviglioso carattere e dal pilota che fu e che sarebbe potuto essere; ma anche perché, per chi ama il motorsport e per chi ama Ricciardo, sarà meglio vederlo lottare e vincere in altri lidi che navigare a fondo gruppo in una categoria in cui, oramai, occupava inutilmente un sedile. E forse anche lui lo sa, si spera che lo sappia, così da riprendersi e capire che questa carriera non è finita. Un pilota come lui ha ancora la possibilità di dare tanto al mondo delle corse, e non è difficile immaginarselo in un contesto americano come la Indycar o la Nascar, magari puntando a gare storiche come la Indy 500 o la Daytona 500. Ma, appunto, fuori da una F1 che oramai non era più sua o roba per lui, ed è anche ingiusto parlare di altri nomi che meriterebbero o meno di lasciare il sedile, perché purtroppo la questione qui riguarda solo Daniel.

Non resta molto altro da dire, se non un augurio di una ancora lunga e florida carriera. Grazie Daniel, c’hai fatto divertire molto.

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Alfredo Cirelli

Classe 1999, sono cresciuto con la F1 commentata da Mazzoni, da cui ho assorbito un'enorme mole di statistiche non propriamente utili, che prima che Fuori Traiettoria mi desse la possibilità di tramutarle in articoli servivano soltanto per infastidire i miei amici non propriamente interessati. Per FT mi occupo di fornirvi aneddoti curiosi e dati statistici sul mondo della F1, ma copro anche la Formula E (categoria per cui sono accreditato FIA), la Formula 2, la Formula 3, talvolta anche la Indycar e, se ho tempo, anche tutte le varie formule minori in giro per il mondo.

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