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F1, GP Cina: ecco le Pagelle di tutti i protagonisti

43 punti per ciascuno. Sebastian Vettel e Lewis Hamilton si spartiscono il trono in vetta alla classifica piloti del mondiale 2017 di F1 all’indomani della bella gara di Shanghai, che ci ha restituito una F1 in salute, appassionante e godibile da vedere. Merito anche di un grande Max Verstappen, nella giornata in cui le seconde…

10 Aprile 2017
7 min read

43 punti per ciascuno. Sebastian Vettel e Lewis Hamilton si spartiscono il trono in vetta alla classifica piloti del mondiale 2017 di F1 all’indomani della bella gara di Shanghai, che ci ha restituito una F1 in salute, appassionante e godibile da vedere. Merito anche di un grande Max Verstappen, nella giornata in cui le seconde guide – o presunte tali – della grandi scuderie steccano un po’. E di certo per loro non si è potuto parlare di voti molto alti…

LEWIS HAMILTON – 10. Fa in sordina FP3, Q1 e Q2, lasciando che siano le Ferrari a sfogarsi. Poi, da quando il cronometro inizia a contare davvero, mette la testa fuori e non lo ferma più nessuno. Il giro in qualifica è straordinario, poi in gara è bravo a partire bene – finalmente risolti i problemi allo spegnimento dei semafori? – e ad approfittare del “tappo” Ricciardo per costruire un bel vantaggio che riesce a portarsi dietro per tutto il GP, vincendo piuttosto in scioltezza. Quando è così concentrato mentalmente, c’è un solo connubio pilota-macchina che potrebbe riuscire a battere lui e la sua Mercedes.

SEBASTIAN VETTEL – 10. Alla Ferrari manca ancora qualcosina sul giro secco rispetto alle Frecce d’Argento, quindi i suoi 186 millesimi di ritardo da Hamilton in qualifica sono indice di un qualcosa di molto simile alla perfezione. In gara non parte benissimo, ma è bravo a difendersi da Bottas ed è audace, assieme al muretto, nella scelta di essere il primo tra i “big” a passare alle Slick. Che poi l’azzardo strategico non paghi per via della SC è qualcosa fuori dalla sua volontà: sono semplicemente le corse. Si prende coraggiosamente a ruotate con Ricciardo, tiene bene il ritmo di Hamilton nelle ultime fasi e dimostra anche lui di essere un lontano parente di quel Vettel un po’ demotivato che avevamo visto nel 2016. Quando è così concentrato mentalmente, c’è un solo connubio pilota-macchina che potrebbe riuscire a battere lui e la sua Ferrari.

MAX VERSTAPPEN – 10. Parte 16° e arriva 3°. Potrei tranquillamente fermarmi qui. Scatta in maniera esemplare – e in seconda marcia! -, dimostra la sua immensa sensibilità di guida ed il suo enorme talento facendo la differenza in condizioni critiche di aderenza, si esibisce in sorpassi eccezionali e fa passare per il novellino di turno un pilota come Daniel Ricciardo. Hamilton e Vettel sono fortunati che finora la RB, in condizioni normali, non si sia dimostrata all’altezza di Mercedes e Ferrari: altrimenti, per i giochi per la vetta della classifica, ci sarebbe anche lui.

DANIEL RICCIARDO – 6. Voto dato solamente sulla base del piazzamento, che permette comunque a RB di incamerare punti pesanti in ottica costruttori, ma per il resto il confronto con Verstappen stavolta è quasi impietoso. Il compagno di team gli partiva 11 posizioni indietro e finisce proprio davanti a lui, ed è questo il dato che più dà la misura di come sia stato il weekend dell’australiano. Che forse inizia a veder incombere su di lui l’ingombrante sagoma del numero due della scuderia.

KIMI RAIKKONEN – 4. Perché la scusante del problema tecnico all’uscita di Curva 12 non è attenuante sufficiente. Non tanto per giustificare la gara, quanto per giustificare l’atteggiamento. Abulico, poco deciso, attendista: tutte caratteristiche che fanno un po’ perdere la pazienza – oltre che tempo a Vettel – a chi, vedendo una Ferrari così performante, si aspetterebbe un atteggiamento un po’ più aggressivo da un ex campione del mondo. E il distacco in gara rifilatogli da Vettel rimane abissale.

VALTERI BOTTAS – 3. Andare in testacoda sotto regime di SC mentre si scaldano le gomme, per quanto le condizioni di grip dell’asfalto siano critiche, è un qualcosa che riesce solamente a lui e a Sainz, con la differenza però che lo spagnolo dopo il “fattaccio” riesca a mettere insieme una gara pazzesca. Era saldamente in zona podio, poi quell’erroraccio da matita blu lo fa piombare in 13esima posizione. La rimonta è anche buona – anche se con una Mercedes sotto al sedile siamo tutti un po’ più bravi -, ma accontentarsi di un sesto posto quando si poteva invece puntare alla doppietta non è esattamente un pensiero piacevole.

CARLOS SAINZ – 9. Perché è bravissimo nei primi giri, quelli con pista più umida, a rimanere in pista con gomme Slick e perché è l’unico, dopo il primo pit, a girare per diversi passaggi sui ritmi dei primi. Il tutto con una Toro Rosso. Avrei voluto dargli 10, ma quel testacoda sotto regime di SC è un errore non solo banale, ma anche grave perché lì avrebbe potuto tranquillamente giocarsi le chance di proseguire la gara. Soprattutto con quel rientro in pista a dir poco scellerato…

KEVIN MAGNUSSEN – 8. Una prestazione ottima dopo quella, da incubo, messa in mostra in terra australiana. Il danese si riscatta alla grande, correndo una gara solida, veloce e senza errori, chiudendo saldamente in zona punti e battendo Romain Grosjean. Corresse tutti i GP così sarebbe un bel pilotino: deve trovare costanza.

SERGIO PEREZ – 7. La gara è da 8 per la grinta che mette nei – tanti – sorpassi e per come riesca a far viaggiare una Force India che sulla carta dovrebbe soffrire molto di più rispetto a quanto non faccia in realtà. Però, visto che è stato graziato quasi inspiegabilmente dai commissari, lo “punisco” io dandogli un voto in meno: concretamente, è lui a lanciare fuori strada l’incolpevole Stroll tentando un attacco quantomeno azzardato. Ho capito che il collegio giudicante sia diventato di manica larga in questo 2017, ma per cose del genere nel 2016 si rischiava la fucilazione.

ESTEBAN OCON – 8,5. Gran gara anche quella del giovane Ocon, che si esibisce in una grande rimonta dal fondo dello schieramento. Ritmo costante, buona velocità, ottima gestione di una prima fase di gara piuttosto complicata e poco distacco accusato da Perez. Che però, per il secondo GP consecutivo, gli finisce davanti.

ROMAIN GROSJEAN – 7,5. E’ sfortunato ed ingenuo in qualifica: sfortunato perché trova le doppie bandiere gialle per l’incidente di Giovinazzi, ingenuo perché decide di non rallentare nonostante lo sventolio di tali vessilli. Il risultato quindi è che non solo non accede nella Q3, ma addirittura si becca una penalità in griglia. La sua gara parte quindi immediatamente in salita, ma il francese con una buona rimonta dimostra che quando sulla sua auto tutto va bene è un pilota da prima metà dello schieramento. L’undicesimo posto finale, con tanto di sorpasso all’esterno su Massa in Curva 1, anche se non ha portato punti iridati, sembra aver confermato quanto di buono fatto vedere a Melbourne.

NICO HULKENBERG – 3. La qualifica è stupenda, le prime fasi di gara anche, poi però si perde clamorosamente con un errore da principiante. In regime di SC, infatti, sorpassa un suo avversario senza restituire la posizione, e si becca la relativa penalità che lo fa ripiombare nel bel mezzo del gruppo. Dal quale, nonostante tutti i suoi sforzi, non riuscirà più ad uscire.

JOLYON PALMER -4,5. Perché il confronto con il #27 in qualifica è ancora una volta impietoso, e se Hulkenberg non avesse commesso quell’errore stupido il paragone sarebbe difficile da accettare anche in gara. In più, ad infarcire ulteriormente questa dimostrazione di inferiorità rispetto al proprio compagno di team, ci si mette anche un testacoda totalmente gratuito in uscita di Curva 1 appena dopo aver montato gomme Slick. Deve svegliarsi.

FELIPE MASSA – 6. Già ha poche motivazioni, in più, quasi inspiegabilmente, in Cina gli viene data un’auto che rispetto all’Australia è lentissima e a quel punto l’aggressività di Massa va pian piano a scemare. Finisce fuori dai punti, lontanissimo dalla vetta, e con il dubbio che oggi, con questa FW40, avrebbe potuto fare ben poco di meglio.

MARCUS ERICSSON – 6,5. Perché reagisce bene dopo il weekend australiano in cui Giovinazzi lo aveva un po’ ridimensionato, e perché non commette errori gravissimi E poi oh, da una Sauber C36 con una PU Ferrari 2016 che cosa vorreste chiedere di più?

FERNANDO ALONSO – 8. C’è un solo pilota che, alla partenza, riesce a fare meglio di Verstappen. E quel pilota è Fernando Alonso, ancora una volta autore di una grande prestazione ma ancora una volta tradito dalla sua MCL32, che questa volta rompe un semiasse. Lotta contro tutti come un leone, dimostrando che lui c’è ancora. E’ la McLaren-Honda che però, purtroppo per lui, probabilmente non c’è mai stata.

DANIIL KVYAT – 7,5. La sua gara non era entusiasmante come quella di Sainz, ma era saldamente in zona punti prima che la sua Toro Rosso non lo lasciasse a piedi. Peccato.

STOFFEL VANDOORNE – 6. Solo perché il pessimo risultato finale non è colpa sua, visto che anche nel caso del belga è la McLaren a deporre le armi prima dello sventolio della bandiera a scacchi. Certo è che sta uscendo pesantemente ridimensionato da questo confronto con Fernando Alonso: e da uno che ha spezzato la griglia della GP2, francamente, forse ci si aspettava qualcosa di più.

ANTONIO GIOVINAZZI – 3. Dopo un esordio convincente in Australia, Antonio stecca la gara che avrebbe potuto decretarne una prima, piccola consacrazione da debuttante provetto. Invece Giovinazzi va a muro sia nella Q1 sia in gara, in luoghi tra di loro poco distanti e per motivi leggermente differenti (un’accelerata sull’erba sintetica nel primo caso, l’aquaplaning nel secondo). E’ vero che forse, ad un esordiente, le gomme Slick con quelle condizioni di asfalto non fossero la scelta ideale, ma non è una scusante sufficiente a cancellare il brutto weekend cinese del nostro Antonio. Che però, per rifarsi, pare debba attendere solamente una settimana: sono infatti sempre più insistenti le voci che lo darebbero come partente anche in occasione del GP del Baharain.

LANCE STROLL – 7. Sulla fiducia. Perché in qualifica non era andato male, e perché in gara si vede lanciato fuori da un irruento Perez. Nell’incidente lui non ha colpe, ed è un peccato perché con il circuito cinese il giovane canadese pareva aver trovato un bel feeling. Vedremo a Sakhir se si è trattato solamente di un fuoco di paglia o se Lance sta finalmente prendendo la giusta confidenza con la F1.

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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