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I ruggenti anni ’80: Bmw M5 E34

La scorsa settimana vi era stato detto che gli anni ’80 avevano, come caratteristica, la collaborazione tra i più importanti marchi automobilistici per raggiungere uno scopo comune. Ma lo fecero davvero tutti? Beh, in tutte le famiglie in fondo c’è sempre una pecora nera, e la nostra non fa eccezione. Di nome fa Bayerische Motoren Werke, e…

28 Aprile 2017
4 min read

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La scorsa settimana vi era stato detto che gli anni ’80 avevano, come caratteristica, la collaborazione tra i più importanti marchi automobilistici per raggiungere uno scopo comune. Ma lo fecero davvero tutti? Beh, in tutte le famiglie in fondo c’è sempre una pecora nera, e la nostra non fa eccezione. Di nome fa Bayerische Motoren Werke, e i più la conoscono come Bmw. Infatti, mentre tutti si davano da fare per stringere accordi, a Monaco di Baviera affinavano ogni giorno la loro tecnica per partorire auto sportive basate su quelle di serie, sin dagli anni ’70, sin dalla 2002 Turbo. La casa bavarese attivò una collaborazione interna per produrre auto sportive con il suo reparto Motorsport – già dalla fine degli anni ’70 – a partire dalla prima serie montando il 3.5 litri già utilizzato per la 735i e denominandola M535i. Tale scelta venne ripetuta anche con la E28, modello prodotto tra il 1984 ed il 1988, per la quale il marchio tedesco utilizzò il nome M5 ed il motore della 635CSI da ben 286 CV. Nonostante possiate pensare che con la E28 i tedeschi avessero raggiunto il loro scopo, la realtà è che ci fu bisogno di attendere il Salone di Parigi del 1988 per vedere realizzato l’obiettivo di avere la berlina sportiva definitiva, forse la berlina sportiva per eccellenza.

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Presenta a Parigi nel 1988 ed entrata a listino nel 1989, la M5 E34 fu la consacrazione per il segmento delle berline sportive capaci di tener testa – mentre si è seduti su dei comodi sedili in pelle con ben 5 occupanti all’interno del mezzo – alle due posti nate per andare in pista. La Bmw in queste prime serie della M5 all’esterno adottò una linea sobria che francamente, agli occhi del profano, provocava enormi difficoltà nel distinguerla da una comune 520i. Però dei particolari che la distinguevano da una normale Serie5 c’erano, eccome se c’erano. Innanzitutto uno spoiler anteriore, dei cerchi con un differente seppur discreto disegno nella misura da 17″ e, come optional, – e solamente come tale – uno spoiler posteriore. L’assetto rispetto alla versione base venne ribassato di 20 mm e dotato di innovative sospensioni autolivellanti EDC, regolabili con un apposito tasto su due posizioni (Comfort e Sport) dall’interno del veicolo grazie al pacchetto Nurburgring, che furono studiate appositamente per mantenere ottimale l’assetto anche in condizioni di pieno carico. Queste scelte tecniche favorivano – in perfetta simbiosi con la trazione posteriore – il piacere di guida, rendendola agile, divertente e facilmente guidabile nonostante non fossero ancora presenti i sistemi di controllo che oggigiorno conosciamo.

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La parte centrale di questa vettura rimane però il motore. Realizzato su base dello stesso 3.5 che era presente sulla versione 535i, venne rielaborato dal reparto Motorsport che lo stravolse al punto da renderlo ancora più performante. Venne modificato sia l’alesaggio che la corsa, oltre che alla testata e ai collettori di aspirazione e si decise inoltre di adottare la distribuzione a due assi a camme in testa con 24 valvole. Con questi opportuni accorgimenti, i bavaresi portarono la potenza del propulsore a 315 CV. Nonostante un peso ragguardevole, la berlina tedesca riusciva a sfoderare uno 0-100 km/h in 6″2, e poteva raggiungere i 250 km/h. Questa velocità venne limitata: alla Bmw, infatti, affermavano che l’auto potesse tranquillamente raggiungere i 275 km/h ma che, in virtù degli accordi presi con Audi e Mercedes – siamo nella fase embrionale di quella fase di assenso nel limitare la velocità massima delle vetture tra i costruttori Tedeschi – che a tutt’oggi perdurano, essa fu ridotta fino ai 250. Anche la trasmissione desta motivo d’interesse con un differenziale autobloccante al 25%, che aiutava e non poco quel piacere di guida sopracitato.

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Nel 1992 fu effettuato un restyling del modello. Venne introdotto un nuovo propulsore da 3.8 litri con una potenza di 340 CV e venne introdotta anche una variante Station Wagon – meno veloce della berlina ma in ordine di centesimi nelle prestazioni. Furono prodotti 3910 esemplari in totale, di cui 3019 berline e 891 station wagon, fino al 1995.

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C’è poi, legata a questo modello, una storia particolare che in pochi conoscono. Nel 1989, a pochi giorni dal Salone di Ginevra, la casa di Monaco di Baviera era in procinto di presentare una versione decapottabile. Poi però, quando mancava pochissimo al debutto, venne accantonato il progetto per motivi commerciali: i vertici della casa pensarono infatti che ci potesse essere una sovrapposizione in termini di vendite con la Serie3, che stava riscontrando un grande successo sul mercato. La M5 E34, comunque, rimane – anche se non abbiamo visto la versione decapottabile sulle strade – una delle auto più incredibili che gli anni ’80 ci abbiano consegnato. Venne presa a modello come auto di categoria ed ispirò i successivi modelli che noi tutt’oggi ancora ammiriamo. Fu anche un eccezione di stile. Sobrietà, che in quel periodo era una caratteristica difficile da rinvenire, in perfetta simbiosi con le prestazioni da vera sportiva. Un mix atipico ma che racchiude un fascino incredibile.

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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