Charles Leclerc, contro i favori di ogni pronostico e contro le sue stesse aspettative, ha conquistato la pole position del Gran Premio d’Ungheria. Il monegasco, su una pista che fino al termine del Q2 non aveva fatto altro che sottolineare le qualità delle McLaren MCL39, in un Q3 caratterizzato da condizioni atmosferiche improvvisamente diverse dal resto della sessione ha tirato fuori il coniglio dal cilindro strappando la prima posizione in classifica dalle mani tanto di Oscar Piastri quanto di Lando Norris. Vediamo insieme dove il #16 ha fatto la differenza sui due piloti di Woking.

L’incredulità che Charles Leclerc ha trasmesso al mondo intero nel suo team radio con Bryan Bozzi al termine delle qualifiche del GP d’Ungheria era tutto fuorché costruita. Il monegasco era ovviamente consapevole di avere messo insieme un gran bel giro, ma persino lui non si sarebbe mai aspettato che l’1’15”372 messo a segno nell’ultimo e decisivo tentativo potesse essere sufficiente per siglare la pole position. Le McLaren MCL39 di Oscar Piastri e Lando Norris, d’altronde, erano fino a quel momento parse davvero imbattibili.
Sia stato per il vento, sia stato per le temperature, fatto sta che qualcosa, all’inizio della terza manche delle qualifiche, ha fatto inceppare il perfetto meccanismo messo a punto dagli uomini di Andrea Stella. Né Piastri né Norris sono infatti stati in grado di replicare i tempi messi a segno nel corso del Q2 e a quel punto, improvvisamente non più capaci di girare sul piede dell’1’14”alto che sarebbe valso loro la pole position, i due alfieri di Woking hanno scoperto il fianco all’affondo di un Charles Leclerc tornato invece a massimizzare il potenziale della propria vettura nel momento decisivo delle qualifiche. Dov’è che il monegasco ha trovato la manciata di millesimi necessaria ad avere la meglio su Oscar Piastri e Lando Norris? Prendiamo a confronto i migliori giri messi a segno dal #16, dal #81 e dal #4 nel corso del Q3 per scoprirlo.

Il #16 della Ferrari arriva con grande slancio alla staccata di Curva 1, toccando una velocità di punta di 315 km/h che è di 7 km/h superiore a quella raggiunta dagli uomini McLaren. I 7 centesimi di margine conquistati dal monegasco godono però di vita breve, dato che a entrambe le MCL39 occorre la sola percorrenza di Curva 1 per riagguantare e sopravanzare la SF-25: Piastri e Norris sono più veloci di Leclerc lungo tutto il lento uncino destrorso e, al momento di tornare con il piede sul gas, hanno rispettivamente 16 e 47 centesimi di margine sul pilota della Ferrari. Quest’ultimo, complice anche la minore velocità di percorrenza, esce però meglio da Curva 1 e ribalta nuovamente la situazione andando a guadagnare lungo il breve rettilineo che conduce fino all’ingresso di Curva 2. In questa fase Leclerc ha quasi un decimo di margine su Piastri e di nuovo 7 centesimi su Norris, ma ancora una volta la migliore percorrenza della McLaren si fa sentire: il #16 tocca i 123 km/h di velocità minima in Curva 2, con il #81 che non va sotto i 129 km/h e con il #4 che tocca invece i 128 km/h. Le due MCL39 escono da Curva 2 con meno di 20 millesimi di margine nei confronti di Leclerc, che torna però a recuperare in modo importante nell’allungo che conduce fino a Curva 4: il monegasco sfrutta l’ottima trazione mostrata dalla SF-25 equipaggiata con la nuova sospensione posteriore e arriva lì con ben 9 km/h di margine nei confronti di entrambi i piloti McLaren, chiudendo così il primo settore davanti alle due MCL39. Il cronometro, arrivati a questo punto del giro, racconta di un Leclerc che transita davanti alla prima fotocellula in 27”541, di un Piastri che incalza in 27”600 e di un Norris che insegue in 27”677.

In Curva 4 Leclerc – che pure ha la minore velocità di percorrenza del trio – è bravissimo a non perdere troppo tempo e a uscire mantenendo pressoché invariato il proprio vantaggio, ma nella successiva Curva 5 Oscar Piastri torna a fare la voce grossa. Il #81 porta quasi 20 km/h di velocità in più rispetto a Leclerc in tutta la fase di ingresso e riesce a non perdere tempo in uscita, ritrovandosi così con 94 millesimi di margine sul monegasco all’altezza della staccata di Curva 6. Questo è per il #16 il momento di maggiore sofferenza in tutto l’arco del giro: Leclerc, che rilascia l’acceleratore più tardi ma che va sul freno prima, è molto più lento di entrambe le McLaren in tutta la fase di ingresso. A nulla serve che il monegasco abbia la maggiore velocità minima nel destra-sinistra di Curva 6 e Curva 7, lì le MCL39 sono semplicemente più efficaci.

A quel punto Leclerc, che poche centinaia di metri prima era in vantaggio e con la pole position tra le mani, si ritrova a essere l’ultimo del terzetto con un gap di 208 millesimi nei confronti di Norris e di 133 millesimi nei riguardi di Piastri. Le speranze del monegasco non impiegano però troppo per riaccendersi: da Curva 8 fino all’ingresso di Curva 12, infatti, l’Hungaroring diventa improvvisamente terreno di caccia per la Ferrari SF-25 con il #16 sulla carrozzeria. All’uscita di Curva 9, grazie a una migliore interpretazione del sinistra-destra e a una monoposto che nel medio-veloce resta ben bilanciata pur essendo aerodinamicamente più scarica, Leclerc ha infatti già ricucito tutto il distacco che lo separa da Norris, con Piastri che cede invece il passo al monegasco all’uscita di Curva 11. Il #16 in questa parte del settore centrale porta tanta velocità in più rispetto alle McLaren, sempre staccate di 3-5 km/h dalla Ferrari del monegasco, e il trio in lotta per la pole position completa il secondo settore con i seguenti tempi: Leclerc 26”453, Piastri 26”458 e Norris 26”521. Il monegasco è in questo momento del giro in prima posizione in 53”994, inseguito dall’australiano – 2° in 54”058 – e poi dall’inglese, 3° in 54”198.

Il terzo e ultimo settore dell’Hungaroring inizia con Leclerc che allunga ancora sulla diretta concorrenza, in grado però di rifarsi sotto molto in fretta. Il pilota della Ferrari arriva all’ingresso di Curva 12 a 285 km/h contro i 278 km/h di Piastri e i 280 km/h di Norris, ma i due portacolori della McLaren riescono a sfruttare al meglio le caratteristiche della loro auto e ad azzerare in una manciata di metri tutto lo svantaggio accumulato. In uscita di Curva 12, grazie a una percorrenza di circa 10 km/h maggiore rispetto a quella avuta da Leclerc nello stesso punto, tanto Piastri quanto Norris guadagnano oltre un decimo nei confronti del #16: se l’inglese nonostante ciò resta comunque alle spalle del monegasco, l’australiano – quando al traguardo mancano solamente due curve – torna in pole position per 26 millesimi di secondo.

I giochi a questo punto sembrerebbero fatti per Oscar Piastri, in possesso di una monoposto che fino a quel momento era parsa sui binari nella percorrenza degli ultimi due curvoni dell’Hungaroring, ma nelle fasi di accelerazione Leclerc e la Ferrari trovano la chiave giusta per scardinare l’armatura del #81. Il #16, tanto in uscita di Curva 13 quanto in uscita di Curva 14, non appena torna sul gas riesce infatti a ricucire il distacco patito in percorrenza: il monegasco accumula 157 millesimi di gap in Curva 13, ritorna a soli 7 millesimi di distanza da Piastri all’altezza dell’ingresso della curva successiva, perde altri 155 millesimi in percorrenza di Curva 14 e infine, sfruttando quei metri di allungo in più in uscita dall’ultima curva, transita sul traguardo con il margine di 26 millesimi che gli vale la pole position. Nel terzo settore, stando al cronometro, il più veloce è Lando Norris: il #4 chiude in 21”215, con Piastri che transita in 21”340 e con Leclerc che passa in 21”378. Alle McLaren, tuttavia, il recupero tentato nell’ultimo intertempo dell’Hungaroring non basta per strappare della mani del pilota della Ferrari la pole position del GP d’Ungheria: il #16 chiude il proprio giro in 1’15″372, un tempo più veloce sia dell’1’15″398 di Oscar Piastri sia dell’1’15″413 di Lando Norris.

Come scritto diversi paragrafi più sopra, che qualcosa in casa McLaren non abbia funzionato come previsto è testimoniato dal fatto che entrambi i piloti siano stati più veloci ed efficaci nel corso del Q2. Tanto Piastri quanto Norris si sono lamentati del vento, a detta loro reo di avere improvvisamente cambiato direzione tra la seconda e la terza manche delle qualifiche, ma le concrete difficoltà incontrate dalle MCL39 non devono in alcun modo sminuire quanto fatto dal #16. È vero, in condizioni normali il giro messo a segno da Charles Leclerc nel Q3 non sarebbe bastato a battere gli uomini di Woking, ma è altrettanto vero che a parità di condizioni il monegasco e la Ferrari SF-25 si sono rivelati più pronti, più precisi e, nel complesso, più veloci delle MCL39 e dei loro interpreti. Il #16 e gli uomini di Maranello, questa volta, sono stati i migliori nello sfruttare al massimo il pacchetto a loro disposizione nelle condizioni a loro disposizione: a prescindere dall’esito della gara che scatterà oggi pomeriggio e pur evitando sensazionalismi eccessivi, di questo gliene va dato ampio merito. Senza “se” e senza “ma”.
