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A Baku è tempo di consuetudini e novità: mentre Max Verstappen continua a riscrivere la storia, la Williams torna a podio e McLaren delude

In Azerbaijan, Verstappen centra la doppietta dopo Monza, la Williams festeggia il podio con Carlos Sainz e la McLaren rimane in ombra

22 Settembre 2025
4 min read

Sul cittadino di Baku, gli imprevisti hanno dominato tutto il weekend, ma in gara hanno raggiunto il loro massimo splendore: non solo un Oscar Piastri, leader del mondiale, a muro al primo giro, ma anche un Carlos Sainz che riporta la Williams sul podio dopo Spa 2021. E mentre la McLaren si lecca le ferite guardando a Singapore, Max Verstappen centra l’ennesimo record nel suo 67° trionfo, ricordando a tutti che non è mai il caso di darlo per vinto.

Baku Verstappen Williams McLaren
Carlos Sainz, con George Russell e Max Verstappen sul podio di Baku © Red BUll Content Pool

Che il lunedì dopo un Gran Premio parli, questo è un dato di fatto. Ma se il weekend in questione stimola su vari fronti, allora il lunedì parla ancora più del solito. E lo fa con voci che fanno a gara per guadagnarsi il primato. Così, la Formula 1 è tornata a Baku, e lo ha fatto in grande stile. Le strade della capitale azera, infatti, non si sono risparmiate nell’ostacolare una griglia che, prima di sabato, non aveva mai visto così tante interruzioni in qualifica, con sei bandiere rosse totali. La pole position di Max Verstappen è stata poi la prima della sua carriera in Azerbaijan, ma a renderla ancora più unica ci ha pensato Carlos Sainz, rivale dell’olandese per la casella più preziosa che, sotto una leggera pioggia, fino all’ultimo ha atteso il suo pole man. In una stagione tutt’altro che lineare per il madrileno, fresco insediato a Grove, Baku ha riservato un fine settimana da sogno, con una performance di alta qualità che la domenica gli è valsa la terza posizione alla bandiera a scacchi, dietro a George Russell e Max Verstappen. In casa McLaren, invece, grosse lacune, tra il ko al primo giro di Oscar Piastri e un anonimo settimo posto del compagno di squadra Lando Norris, nel primo GP che avrebbe potuto consegnare a Woking il Campionato Costruttori.

Il lunedì parla più del solito di Carlos Sainz che, in questo 2025, sta faticato nel diventare un tutt’uno con la sua FW47. Fatica, affianco a un Alexander Albon che dal 2022 è pilota titolare della storica scuderia, ottavo nel Campionato Piloti e fautore di 70 dei 101 punti guadagnati dal team finora. Fatica ma lo fa rimboccandosi le maniche, una routine che non sconfina nell’inconsueto, per un pilota che ha da sempre fatto delle sue doti da collaudatore un invidiabile biglietto da vista. Dovrebbe quindi non stupirci il terzo posto ottenuto ieri, eppure lo fa come tutti quei trionfi, grandi e piccoli, frutto di storie e persone, impegno e speranze. Che nessuno, in quella Spa piegata dalle piogge torrenziali al punto da annullare la gara, avrebbe immaginato un digiuno lungo quattro anni. Nessuno avrebbe pensato a George Russell, allora sul terzo gradino del podio, come all’ultimo a regalare un trofeo alla Williams. E ancor meno si sarebbe creduto di tornare lassù, proprio su quello stesso gradino, grazie a Carlos Sainz. E si può dire senza vergogna che ieri, quel terzo posto, ha avuto il peso di una vittoria, per un gruppo di persone che sotto la guida di James Vowles stanno riportando i colori bianco e blu dove meritano di stare.

Baku Verstappen Williams McLaren
Sainz festeggia con il team il terzo posto in Azerbaijan © Williams Media

E se di colori si vuole parlare, il grande assente dalle prime posizioni è stato proprio l’arancione McLaren. Un fine settimana che li ha visti brillare solo nelle FP3, per poi essere i fautori, con Piastri, di una delle tante bandiere rosse in qualifica. Nono in griglia di partenza, ad appena due posizioni dal compagno, dopo che la sua monoposto si ferma sulle barriere di curva 3, peraltro poco distante da curva 5, luogo del delitto domenicale. È il primo 0 per Piastri, che così dimezza la distanza da Lando Norris, a due DNF. A ridursi, però, è anche il distacco in Campionato, con il numero #81 a +25 dal britannico, a sua volta a 44 punti da Max Verstappen.

Baku Verstappen Williams McLaren
Oscar Piastri scende dalla monoposto appena dopo l’impatto in curva 5
© McLaren Racing Media

E allora parliamone, di Max Verstappen, che inanella la seconda vittoria consecutiva dopo Monza ma, più di ogni altra cosa, segna l’ennesimo record di cui notoriamente non gli interesserà: primo pilota della storia a ottenere un Grand Slam in cinque stagioni consecutive (2021-2025). Con 67 vittorie e 46 pole (di cui la unica e sola a Baku questo sabato), si appresta ad affrontare Singapore, quella che per Red Bull è ancora una fortezza insepugnata, con la certezza però di vivere un momento di grande forza, tale da spingere i media di tutto il mondo a parlare di una riapertura della lotta al titolo. Ma della speranza se ne fa poco, dice Max, quando in conferenza stampa gli domandano se pensi mai ai punteggi e alla possibilità di impensierire il duo papaya. Una normale routine, da zero peli sulla lingua e un unico obiettivo: mettercela tutta a ogni appuntamento, nonostante Marina Bay non gli abbia mai sorriso più di tanto. Ma se c’è qualcuno che può destabilizzare le statistiche, quello è proprio lui, che dei numeri si fa ben poco, a meno che non gli garantiscano la licenza A al Nordschleife.

Insomma, il cittadino azero ci ha restituito tutto ciò che la Formula 1 sa offrire: l’imprevisto, vittorie non scontate e un cambio di guardia che nasce dal basso ma affonda le radici molto più lontano. Il tutto contro lo strapotere McLaren, con l’assurdità che a sfidarlo sia proprio chi di strapoteri se ne intende meglio di chiunque altro.

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Francesca Zamparini

Nel 2021 la Formula 1 irrompe nella mia vita con la forza di un motore al massimo dei giri, e da allora non se n’è più andata. A mio onesto parere, prima di avvicinarsi alla massima serie bisognerebbe inserire un’avvertenza del tipo: handle with care, might cause addiction. Ed eccoci qua.
Mi piace raccontarla intrecciando fatti ed emozioni, perché – in fondo – che cos’è lo sport, se non autentico coinvolgimento?
Ah, quasi dimenticavo: sono nata nel 1999, e da quando ho messo piede a Spa-Francorchamps non sono più la stessa.

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