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Fast Friday rovinato dalla pioggia: in simulazione qualifica spunta Bourdais. Alla media di 375 km/h

Il giorno prima dell’esame. Ecco cos’è il Fast Friday, l’ultimo giorno di prove libere prima delle qualificazioni per la 500 miglia di Indianapolis. Ecco cos’è stato venerdì 19 maggio per i 33 piloti che quest’anno si giocheranno la vittoria della corsa più veloce e più famosa del mondo. Peccato che un temporale abbia interrotto tutti…

19 Maggio 2017
3 min read

Il giorno prima dell’esame. Ecco cos’è il Fast Friday, l’ultimo giorno di prove libere prima delle qualificazioni per la 500 miglia di Indianapolis. Ecco cos’è stato venerdì 19 maggio per i 33 piloti che quest’anno si giocheranno la vittoria della corsa più veloce e più famosa del mondo.

Fast Friday rovinato dalla pioggia: in simulazione qualifica spunta Bourdais. Alla media di 375 km/h

Peccato che un temporale abbia interrotto tutti i programmi dei piloti a stelle e strisce. La pioggia scombina i programmi sugli ovali, che sono già pericolosi di loro, figuriamoci con l’asfalto viscido… Dopo a malapena 90 minuti, la sessione è stata interrotta. Dopo essere ripresa circa un’ora prima dello scadere del tempo, non sono cambiati di molto i rapporti di forza, che vedono 9 Honda nella Top 10. Che sia la Casa del Cravattino a nascondersi? Oppure c’è davvero da aver paura, per i motori americani?

Sebastien Bourdais ha sfondato il muro delle 230 miglia orarie, raggiungendo il picco di 233,116 mph. È il primo a scendere sotto il muro dei 39 secondi, firmando col fuoco un tempo di 0’38”6074 durante una simulazione qualifica. Il francese del Dale Coyne conferma la sua aggressività e la sua combattività, che quest’anno lo issano a pieno titolo tra coloro che possono giocarsi l’iride d’oltreoceano. Ma avrà la stoffa per imporsi sull’ovale?

Secondo quanto riporta Motorsport.com, le pressioni di tutti i motori (le IndyCar sono sovralimentate) sono state portate da 1.3 a 1.4 bar. L’obiettivo era simulare la qualifica di domani. Ecco spiegato il salto di qualità nelle prestazioni assolute per tutte le automobili. Le squadre volevano mettere a punto le macchine e incamerare esperienza per domani, ma i loro piano sono stati scombinati dal meteo. E quindi si partirà con le carte coperte e le idee poco chiare.

Dietro Bourdais troviamo Ryan Hunter-Reay, caposquadra Andretti e compagno di team di Alonso. L’americano, che ha vinto il titolo IndyCar nel 2012 e la 500 miglia nel 2013, prende paga dal transalpino per circa un decimo di secondo. Dopotutto è quasi un miglio orario più lento: 232,132.

Dietro di lui c’è il compagno di squadra Takuma Sato, col numero 26 e alla velocità di 231,969 mph. Segue Fernando Alonso, in 4^ piazza, con una media di 231,827 miglia orarie. Soltanto la 5^ posizione per il primo motorizzato Chevrolet, Juan Pablo Montoya, arrivato a 231,82 mph.

Auto sul catino di Indy

Per darvi un’idea convertiamo qualche velocità in chilometri orari. Sebastien Bourdais, capoclassifica del Day 5, ha girato alla media di 375,164 km/h. Fernando Alonso invece ha chiuso il suo miglior giro alla velocità di 373,089 chilometri l’ora.

Vediamo adesso cosa dobbiamo aspettarci dalle qualifiche di domani e dopodomani. Sabato 20 maggio si terrà il primo giorno di qualifiche, in cui si ufficializzeranno i 33 piloti che prenderanno parte alla corsa. Sono ormai passati i tempi in cui oltre cinquanta piloti tentavano la qualificazione: gli iscritti quest’anno sono 33 precisi, quindi l’ammissione sulla griglia sarà una formalità.

Ma non pensiate che il sabato sia inutile. No, no, no: è decisivo. Perché la classifica dei tempi di sabato determinerà gli uomini che si giocheranno la pole position. I primi nove costituiranno la cosiddetta Fast Nine, e domenica sera si contenderanno le prime tre file della griglia di partenza (a Indy la griglia si compone di tre macchine per fila: ci sono quindi undici file di tre macchine). Gli ultimi ventiquattro di sabato si giocheranno le ultime otto file durante il pomeriggio di domenica.

Prestate attenzione! Le qualifiche si disputano secondo il metodo del giro secco: si scende in pista uno alla volta, ci si lancia e si fa scattare il cronometro. Con una prima piccola differenza: a contare non è il tempo assoluto, bensì le velocità medie (poco cambia a dire il vero). La seconda differenza, molto più grande a dire il vero, è la seguente: il cronometro mette a referto, per ogni vettura, quattro giri consecutivi e non soltanto uno. Quindi più che giro secco, a Indianapolis si può parlare di quartetto secco. Reggerà Alonso l’emozione di dare il tutto per tutto, sfiorando i 400 km/h, per quattro giri consecutivi?

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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