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MotoGP, ecco le pagelle del GP di Francia!

Ed anche il quinto round va in archivio. Salvo il clamoroso ultimo giro sarebbe stato un deciso dominio Yamaha. Punti pesanti per Vinales con Rossi e Marquez che finiscono dietro la lavagna. Prima volta per Zarco, mentre Pedrosa si conferma in forma smagliante. Ma vediamo di dare meriti e demeriti ai protagonisti. MAVERICK VINALES, Voto:…

24 Maggio 2017
6 min read

Ed anche il quinto round va in archivio. Salvo il clamoroso ultimo giro sarebbe stato un deciso dominio Yamaha. Punti pesanti per Vinales con Rossi e Marquez che finiscono dietro la lavagna. Prima volta per Zarco, mentre Pedrosa si conferma in forma smagliante. Ma vediamo di dare meriti e demeriti ai protagonisti.

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MAVERICK VINALES, Voto: 10. Nelle free practice, afflitte nel migliore dei casi dall’asfalto umido, punta a settare al meglio la moto. Si impegna quando il tempo conta davvero, stampando la Pole Position ad una manciata di centesimi dal record di Lorenzo. In gara parte bene e lascia sfuriare nei primi giri il padrone di casa, decidendo al sesto giro di passarlo per alzare ancora di più il ritmo. Duetta sulla distanza con Rossi per il primato sul giro. Quando Rossi lo passa sembra non averne più ma resiste e sfrutta il doppio errore del #46. Ma rischia anche lui moltissimo in quella stessa curva, ed anche alla ‘sette’ nel giro precedente. Porta a casa una vittoria pesante ed anche il nuovo Record in gara. Dopo quasi un terzo di campionato può già vantare un ottimo vantaggio sugli inseguitori. Ma occhio a quei due, anzi, tre! Pronto al decollo.

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JOHANN ZARCO, Voto: 8,5. Un Gran Premio speciale per Johann, perché correva in casa ma soprattutto perché qui ha raggiunto il primo podio in Top Class, con una prestazione mostruosa, quasi al livello di Rossi e Vinales. Ma il fine settimana non inizia nel migliore dei modi: dopo un venerdì così-così, arriva un sabato mattina estremamente deludente. Probabilmente la troppa pressione e la paura di commettere errori gravi per l’asfalto bagnato lo hanno frenato. Ma dal pomeriggio del sabato è cambiato tutto. Completamente. Stupisce chiunque con un passo costante e consistente nelle FP4, si ripete nella Q1, fatta come se fosse il Warm Up martellando 10 giri sul 32”5 e trovando all’ultimo secondo il 32’3 che gli consente di accedere alla Q2, in cui replica la stessa magia, conquistando la prima fila. La domenica parte bene, complice una scelta gommistica molto aggressiva, due Soft per lui, che però gli consente di stare al passo coi capisquadra quasi fino alla fine. Il ragazzo ha ormai le stimmate del Rookie of The Year. Profeta in patria.

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DANI PEDROSA, Voto: 9. Vittima illustre delle qualifiche, con Zarco che gli strappa l’accesso in Q2 all’ultimo istante. Parte così 13° ma risale in fretta la china, con gran decisione (chiedere a Cal). Fosse partito più avanti, forse avrebbe lottato per la vittoria, e quasi sicuramente sarebbe arrivato davanti a Marquez anche senza la caduta di questi, complice anche la scelta delle gomme. Medium davanti e Soft dietro era probabilmente la scelta perfetta. Il messaggio lanciato a Jerez trova così conferma a Le Mans: Dani quest’anno c’è, è in forma e vuole lottare per il titoloA chi hai detto piccoletto?

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ANDREA DOVIZIOSO, Voto: 7. Un week end non molto esaltante il suo, ma non privo di note decisamente positive. Nelle libere soffre in condizioni di asfalto misto, si issa al comando sotto la pioggia. Deve passare per la Q1 che supera alla grande, ma non riesce a migliorare il proprio best lap nella Q2: se ci fosse riuscito avrebbe agguantato la prima fila. In gara lotta fino alla fine, duellando ad armi pari con Crutchlow dall’inizio alla fine. Ad avere la meglio tra i due è DesmoDovi, che complici le cadute del #93 e del #46 raggiunge la 4/a posizione. Ogni tanto un po’ di ‘fortuna’ anche per lui. ‘Rimettetemi le ali!’

CAL CRUTCHLOW, Voto: 7. Come Andrea Cal non brilla. Ma al contrario del Dovi va forte quando la pista è umida, si ritrova nelle retrovie quando piove. Tranne che nelle FP2, Cal riesce a chiudere tutte le sessioni in Top 5, anche in gara. Riesce addirittura a guadagnarsi la parte di miglior Honda in griglia di partenza. Ma quando si spengono i semafori viene sfilato da Marquez, e poi inizia a faticare. Non riesce a tenere il passo del #93 prima e del #26 poi, complice forse una scelta di gomme errata, con la Hard all’anteriore. Mai domo.

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JORGE LORENZO, Voto: 6. Un week end davvero di sofferenza per il #99, complice l’asfalto bagnato che proprio non digerisce. Parte 16° ma dopo tre giri riesce a risalire in decima posizione. Una decina di giri e riesce a infilare Miller, raggiungendo il 9° posto. Da lì in poi le defezioni in ordine cronologico di Redding, Marquez e Rossi gli permettono di tagliare il traguardo in sesta posizione, a 24” da Vinales. Però è interessante la sua costanza in gara, riesce a battere per undici giri (dal sesto al 17°) tempi compresi tra il 33”671 ed il 33”513: un vero martello! Sì è vero, oltre un secondo a giro rispetto a quelli davanti, ma la costanza in gara è la specialità di Jorge, il suo punto forte. E nei 4 round precedenti non era riuscito a dimostrarla su questa Ducati. Qualcosa si sta muovendo, manca un’ulteriore fondamentale step: la velocità. Un secondo a giro.

JONAS FOLGER, Voto: 6. Un Gran Premio deludente se confrontato a quello del team mate Zarco. Prende paga dal #5 per tutto il week end, prendendo addirittura 22 secondi in gara: un enormità considerando che hanno la stessa moto. Parte malissimo dalla 15/a casella, ma piano piano riesce a recuperare, arrivando a poco più di un secondo da Lorenzo. Così continua la sua avventura da pilota fantasma. Chi l’ha visto?

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JACK MILLER, Voto: 5,5. Inizia benissimo il week end, portandosi in testa nelle FP1 e facendo arrabbiare Lorenzo con una battutaccia tanto divertente quanto fuori luogo. Nelle FP4 rischia grosso con una carambola da cui ne esce illeso solo per miracolo. La botta è soprattutto psicologica, e nelle qualifiche ed in gara perde smalto. Oxfordiano.

ANDREA IANNONE, Voto: 6. Non cade e già questo gli vale la sufficienza. La GSX-RR è irriconoscibile ed Andrea non riesce a guidare come vorrebbe. Resta fantastica in percorrenza ma soffre ancora in uscita di curva per la scarsa trazione. Ma è all’anteriore il grosso problema, con The Maniac costretto sempre ad anticipare la frenata. Il fatto di essere sostanzialmente l’unico pilota in casa Suzuki non fa che peggiorare la situazione. Ed i punti scarseggiano. SOS.

MARC MARQUEZ, Voto: 4,5. Vive un week end a fasi alterne. Alterna sessioni in cui comanda a sessioni in cui sparisce. Cade spesso, anche in qualifica. In gara prova a tenere il ritmo dei 9 diapason senza forzare troppo e per i primi 10 giri ci riesce, limitando al massimo il distacco ad un secondo. Ma all’inizio del 16° giro l’errore che non ti aspetti. Cade nello stesso punto e con la stessa dinamica di Miller sabato, fortunatamente senza la pericolosissima carambola, probabilmente provando a forzare di più vista l’ascesa inesorabile di Dani. Che sia tornato il Marc M.Y. 2015? Cabroncito.

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VALENTINO ROSSI, Voto: 6. E’ stato il Valentino migliore di questo 2017. Butta alle ortiche un’occasione ghiottissima. Come Vinales cerca soprattutto di mettere a punto la moto nelle prime libere, cominciando a spingere solo nelle FP4. Si gioca la Pole col #25, svelando un t4 da paura. Condotta di gara strategicamente eccelsa, decide di passare Zarco solamente quando questi inizia ad essere meno efficace. Passa alcuni giri a studiare Maverick e lo attacca nel punto in cui è più sicuro di concludere la manovra, ovvero alla prima chicane. Tra i due Team Mate è satata una bellissima lotta a suon di ‘fastest lap’. Fino a metà del’ultimo giro sarebbe stato da 10 come il compagno, ma quell’errore alla ‘sette’, da cui è nato tutto, costa carissimo. Mezzo voto in più per la voglia di riaccendere la moto, dimostratasi vana, nel tentativo di prendere una manciatina di punti. A fine anno potrebbero essere determinanti. E tra due settimane c’è il Mugello. Preparate il divano nuovo.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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