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Road to Rally d’Italia: Sanremo 1986 ed il Mondiale finito in tribunale

È da poco iniziata la settimana che ci porterà verso la 13esima edizione del Rally di Sardegna, valido per il World Rally Championship. Quasi tutti i piloti sono già in loco insieme alle auto, per quella che si prefigura di essere una delle gare più belle corse ospitate in territorio italiano. Come quasi tutti sapranno,…

5 Giugno 2017
5 min read

È da poco iniziata la settimana che ci porterà verso la 13esima edizione del Rally di Sardegna, valido per il World Rally Championship. Quasi tutti i piloti sono già in loco insieme alle auto, per quella che si prefigura di essere una delle gare più belle corse ospitate in territorio italiano. Come quasi tutti sapranno, però, il Rally d’Italia non si è sempre stato al di là del Tirreno: infatti fino al 2003 era Sanremo a rappresentare il Belpaese, ospitando una corsa dapprima mista asfalto/sterrato e poi solo su asfalto.

In particolare, durante questo avvicinamento alla gara con sede ad Alghero, vogliamo raccontarvi di un evento molto particolare avvenuto quando l’appuntamento nazionale era ancora organizzato in terra ligure.

Road to Rally d'Italia: Sanremo 1986 ed il Mondiale finito in tribunale

Era il 1986. Il solo pensiero di quest’annata, nella mente di un appassionato di Rally, non può riflettere ricordi positivi: si tratta dell’ultima stagione in cui furono presenti le famigerate Gruppo B, che il 2 maggio dello stesso anno avevano inghiottito Henri Toivonen e Sergio Cresto in una palla di fuoco sul velocissimo asfalto della Corsica. Immediatamente dopo questo evento, l’allora presidente della FIA Jean Marie Balestre aveva dichiarato il passaggio alle più sicure Gruppo A a partire dall’anno successivo, ragion per cui era chiaro a tutti che quelle mancanti sarebbero state le ultime gare valide per il Mondiale disputabili con mostri come la Lancia Delta S4 e la Peugeot 205 Turbo 16 E2.

Come si evidenziò fin da Montecarlo, le 2 auto sopra nominate erano una spanna sopra a tutte le altre: al termine della stagione furono Peugeot e Lancia avrebbero vinto complessivamente quasi tutte le gare, lasciando soltanto il Portogallo ad una Renault 5 Turbo ed i Rally africani alle Toyota Celica. Come favoriti per il titolo si erano dunque proposti Juha Kankkunen e Timo Salonen per la casa francese, Henri Toivonen e Markku Alen per la casa italiana: 4 finlandesi, 1 solo possibile vincitore.

Arriviamo dunque alla settimana che va dal 13 al 17 ottobre: in seguito al tragico decesso di Toivonen ed ai risultati incostanti di Salonen, il la sfida si era ristretta ad una lotta a 2. Kankkunen vantava 91 punti, frutto anche di 3 vittorie, mentre Alen ne aveva 69 conquistati grazie all’assidua presenza sul podio ma senza vincere gare. Considerando che all’epoca una vittoria garantiva 20 punti, a soli 3 appuntamenti dalla fine il pilota Peugeot poteva vantare un discreto vantaggio sul rivale.

In queste condizioni inizia il Rally: la corsa procede tranquillamente lungo la prima tappa e mezza, con Andrea Zanussi, Juha Kankkunen (entrambi Peugeot), Miki Biasion e Dario Cerrato (entrambi Lancia) a giocarsi la corsa fino alla PS 21 (su 40) ed Alen che fatica notevolmente a tenere il passo dei migliori. Ma è lungo la PS 22 che inizia il caos. I cronometri segnano tempi assurdamente veloci o lenti per quasi tutti i piloti di testa: a Biasion viene attribuito un 4:29, mentre il copilota Siviero aveva segnato 6:40, Zanussi fa apparentemente segnare un 5:52 (contro il 6:36 preso dal navigatore), mentre a Cerrato viene assegnato un terribile 8:05 e a Kankkunen non viene neanche dato un tempo. La situazione rientra parzialmente nei parametri della normalità con la correzione dei tempi che diminuisce notevolmente la forbice prestazionale, ma in tutto questo Zanussi riceve incredulo un 7:52 che lo fa precipitare alle spalle di Alen.

La classifica recita Kankkunen, Biasion (+17), Cerrato (+1:07), Alen (+1:34), Zanussi a (+2:36, che sarebbe in realtà +1:20), ma ormai il caos è ufficialmente cominciato.

lancia-delta-s4-sanremo-1986

Al termine della terza e penultima tappa, conclusasi con Biasion di poco davanti a Kankkunen, scoppia la bomba: tutte le Peugeot sono sotto investigazione ed a rischio esclusione. Il motivo del contendere sono delle protezioni sotto i serbatoi della vettura francese, inserite a metà stagione in seguito alla morte di Toivonen, interpretate da Lancia come delle minigonne con funzioni aerodinamiche allora vietate. Sebbene la 205 Turbo 16 avesse passato senza problemi ogni controllo effettuato nelle gare precedenti da parte dei giudici di gara, la giuria si dimostrò in questo caso inamovibile: furono squalificati Kankkunen, Zanussi ed anche il più arretrato Bruno Saby.

L’ultima tappa è dunque corsa senza il leader della classifica generale: Cerrato e Biasion perdono progressivamente terreno nei confronti di Alen, il quale prende la leadership ed ottiene la prima vittoria stagionale, mentre il pilota del Jolly Club riesce a rubare la seconda piazza al futuro Campione del Mondo per 24 secondi. Il finnico si porta così a 89 punti, soltanto 2 in meno rispetto al connazionale, e riapre clamorosamente la corsa per il trionfo finale.

Il resto è storia: Kankkunen arriva terzo e secondo nelle ultime 2 corse stagionali mentre Alen, con un secondo posto ed una vittoria, arriva a conquistare il titolo iridato con 124 punti contro i 118 dell’avversario… riuscendo a tenerlo per una manciata di giorni. Peugeot infatti presenta ricorso alla FIA, portando come prova la vettura di Saby, alla quale furono apposti i sigilli appena dopo la notizia della squalifica, che era stata giudicata perfettamente regolare durante le verifiche di inizio gara. Il risultato è un annullamento della sanzione subita al Sanremo e, come unico modo per cercare di raddrizzare la situazione, la cancellazione di tutti i punti ottenuti in Italia.

Di conseguenza, alla fine ad averla vinta è Juha Kankkunen con 118 punti davanti a Marku Alen con 104. Inutile dire cosa successe dopo: Lancia presentò un istanza di contro-ricorso, non accolta, mentre molti tifosi del team italiano rivendicano tuttora la proprietà di quel Mondiale in maniera non dissimile da quanto è accaduto al termine del campionato MotoGP 2015.

A complicare la situazione ci si mettono anche alcuni punti oscuri, che restano tuttora senza una risposta: come è accaduto che il cronometro sbagliasse o che addirittura non registrasse il tempo lungo la PS 22? Perché le Peugeot sono state squalificate dopo essere state ammesse alla gara pur senza subire modifiche di rilievo tra i due controlli? Perché fu portata come prova la vettura di Saby e non quella di Kankkunen? Tante teorie sono state formulate per rispondere a queste domande, tutte potenzialmente giuste, ma una verità definitiva non è mai venuta a galla e la faccenda si è legalmente chiusa senza un colpevole.

Cosicché, dopo più di 30 anni dall’accaduto e sebbene i libri affermino che il vincitore fu Kankkunen, l’esito del Mondiale Rally 1986 dipende dall’interlocutore al quale lo si è chiesto.

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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