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MotoGP, ecco le pagelle dei protagonisti del GP di Catalogna! Michelin compresa

Concluso anche il settimo Gran Premio stagionale, che ha dato inizio al secondo terzo di stagione. Ancora Dovizioso a farla da padrone in gara, sovvertendo i pronostici che davano Marquez e Pedrosa a giocarsela in solitaria. Yamaha ritorna a soffrire come a Jerez, pagando lo scotto di non aver fatto qui i test con Honda…

13 Giugno 2017
6 min read

Concluso anche il settimo Gran Premio stagionale, che ha dato inizio al secondo terzo di stagione. Ancora Dovizioso a farla da padrone in gara, sovvertendo i pronostici che davano Marquez e Pedrosa a giocarsela in solitaria. Yamaha ritorna a soffrire come a Jerez, pagando lo scotto di non aver fatto qui i test con Honda e Ducati. Vediamo di dare a ciascuno un giudizio.

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ANDREA DOVIZIOSO, voto: 10. Dopo la fantastica prestazione del Mugello, potevamo aspettarci un binomio Dovizioso-Ducati efficace anche al Montmelò. Ma così veloce negli ultimi giri decisamente no: una spanna sopra a tutti. Rispetto alla gara Toscana, sembra soffrire un po’ nelle libere. In qualifica paga tantissimo nell’ultimo settore: rispetto a Lorenzo accumula ben 3 decimi lì, nonostante il distacco tra i due sia poco più di due decimi… Parte quindi in terza fila ma lo fa bene, trovando subito il traino delle due HRC di Marquez e Pedrosa. Da lì in avanti sembra non spingere mai troppo: gioca col gas in rettilieno, sfrutando la maggior potenza a disposizione per risparmiare le gomme nelle ultime 4 curve e recuperare sul lungo rettifilo. Calma e costanza contraddistinguono la sua gara, ancor più che al Mugello. Passa prima Marquez alla 10 e poi Pedrosa alla 1. Da lì in avanti lui continua a martellare il 47”1, gli altri alzano il ritmo. Mai in 265 GP aveva vinto due gare di fila. Lasciateci sognare.

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MARC MARQUEZ, voto: 8. Le gomme sono quel che sono per tutti anche se Honda e Ducati sembrano soffrirne meno, forse grazie ai test di due settimane fa. Domina le prove libere, con entrambe le configurazioni di tracciato. Dopo le ben 5 cadute fra fp3 e warm up, fortunatamente senza conseguenze fisiche, decide di non strafare. Le due cadute in Q2 sono gravissime e gli costano la Pole. Passato con un sorpasso al limite Lorenzo prova a fare strada, Pedrosa ne ha di più e lo lascia passare accodandosi. A fine gara vede Dovizioso guadagnare terreno, si sgancia da Dani e prova velleitariamente a sventare la fuga del #04. Non c’è più storia, decide di accontentarsi di un secondo posto importante che gli consente, complice la debacle di Vinales, di recuperare punti importanti. Cade anche sul podio.

DANI PEDROSA, voto: 8,5. Perde 5 a 0 con Marquez nella la sfida interna su chi cade maggiormente. Perde anche il confronto nelle libere, ma non cadendo riesce a fare sua la Pole Position. La sfrutta al meglio, con una delle sue partenze a fionda. Nei primi giri lascia sfuriare Lorenzo, che si spegne presto ma resta un osso durissimo da spostare, convince così Marc a fare il lavoro sporco. Prova poi a portarsi in testa, alla curva 1, riuscendoci al secondo tentativo. Con lui a dettare il ritmo il gruppo si sfalda, anche se a sorpresa rimane Folger. Paga pegno nel finale, quando in due giri viene passato da Dovizioso e Marquez, ed i sui tempi si alzano molto ma aveva ormai accumulato un buon vantaggio. Un buon terzo posto per provare ad addolcire il brutto week end mugellano. Gregario di Nibali.

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JORGE LORENZO, voto: 7,5. Ma era lui o Chez Davies a guidare? Per come entrava alla 1 ed alla 10 il dubbio è lecito! Col posteriore in spazzolata ed ingrasso in controsterzo, ovviamente è pur sempre Jorge quindi è stato chirurgico anche nel guidare sporco. Detta il ritmo per i primi 4 giri come una furia rossa, poi però il black out ed in 5 curve passa al quarto posto. Altri 6 giri e scivola ottavo. Persa la concentrazione? Surriscaldate le gomme? Strategia? Probabilmente un insieme delle prime due: sul finale risale senza problemi anche se sembra fare molta più fatica rispetto al Dovi. A fine gara non si è ancora detto soddisfatto, e ci mancherebbe: Jorge gioisce solo quando stravince. Ma il rapporto con la Desmosedici sembra sempre migliore. E l’Austria è sempre più vicina. Desmodiplomato.

JOHANN ZARCO, voto: 7. Passa quasi tutto il fine settimana oscurato dal fantasma Folger. Costretto a passare come tutte le Yamaha attraverso le Q1 non riesce ad accedere alla fase successiva. Parte appena 14° ma compie un’ottima rimonta, recuperando metro dopo metro. Salta prima Vinales, poi Rossi ed all’ultimo giro passa Folger alla lunga 3, concretizzando una rimonta tanto insperata quanto meritata. Guida pulito sfuttando la dolcezza sulle gomme della vecchia M1, sfruttando anche gli errori altrui senza commetterne. Ad Assen, complice la classica pioggia del TT, potrebbe ritrovare gloria come a Le Mans. Soldatino.

JONAS FOLGER, voto: 7. Finalmente si fa concreto, svestendo i panni di Casper e dimostrandomi di non essere un Bug dei transponder. E’ per quasi tutto il fine settimana la miglior Yamaha, e per quasi intendo dalle FP1 all’inizio dell’ultimo giro. Resiste al ritmo di Pedrosa, mantenendosi al massimo ad 8 decimi da Dovizioso prima e Marquez poi. Purtroppo per farlo chiede troppo alle gomme che a 20 giri dalla fine gli chiedono il conto. Finisce per essere disarmato contro il compagno francese all’ultimo giro, con la moto di traverso che non vuole più saperne di scaricare i cavalli a terra. Reale.

ALVARO BAUTISTA, voto 6. Dopo delle ottime libere, dove svela un ottimo passo ed una buona capacità nel giro secco, delude. In qualifica butta tutto alle ortiche con una caduta mentre la domenica non riesce a trovare nel warm up quell’ultimo step prestazionale per stare ancora con le due HRC. Duella a lungo con un freddo Zarco ed un indemoniato Petrucci, che si auto elimina per sfinimento. Al Mugello si porta a casa lo scalpo di Marquez, qui quello di Rossi. Angioletto.

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VALENTINO ROSSI, voto: 6. Come a Jerez la M1 2017 soffre da morire, con il caldo e l’asfalto vecchio. E qui ancora di più. Sfiora per pochissimo l’accesso in Q1, ma si rifà con una buona gara fino a dieci giri dal termine, poi la gomma si distrugge ed è costretto a chiudere il gas. Ma si dice ottimista per le evoluzioni telaistiche. Il profumo della vita.

Per approfondire: ‘Rossi: “La nuova M1 sotttosterza, me n’ero accorto a novembre!” Vinales: “non so perché siamo andati male.”

MAVERICK VINALES, voto: 5. Rispetto a Valentino sembra quasi non provarci nemmeno, corolla subito al limite della zona punti e risale solo grazie ai demeriti altrui. A fine gara il suo viso è un misto di rabbia e confusione. Michelin usa ‘mescola specifica’. Superefficace! Maverick è così confuso da colpirsi da solo!

MICHELIN, voto: 3. Voto complessivo riguardo alle gare finora completate. Rispetto all’anno scorso le gomme sono diventate più sicure, i posteriori esplosi sono ormai un vago ricordo per fortuna. Il problema è che la casa francese lascia le case costruttrici in balia del caso! Ad ogni week end porta nuove mescole, addirittura al Mugello gomme asimmetriche Medium con la parte destra più dura rispetto all compound delle Hard simmetriche! Il campionato può sembrare combattuto ma non lo è per niente. Non è combattuto un campionato in cui forzatamente i concorrenti vengono messi a turno in crisi da gomme sempre diverse. Michelin deve scegliere una soluzione standard, in tre diversi step di durezza, e chiuderla lì, e al massimo portare in rarissimi casi una soluzione extra più dura e sicura, come faceva Bridgestone. Non è possibile che ad ogni Gran Premio le carte in tavola vengano stravolte, con la Ducati, la Honda o la Yamaha di turno costretta a inseguire al buio o addirittura annaspare nel fango.
Dopo i disastri dello scorso anno, Michelin non solo ha cercato di migliorarsi, ma ha voluto strafare, arrivando a non dare punti di riferimento stabili alle case. Non è un caso per esempio che le gare buone della Ducati (Jerez, Mugello e questa) coincidano con le gare in cui la casa di Borgo Panigale ha potuto svolgere dei test, in certi casi in compagnia di Honda. Al contrario la Yamaha non fece questi test privati, e la Michelin afferma che avrebbe dovuto ed è solo colpa sua.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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