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EICMA Day 1: Ducati ruba la scena a Honda e Kawasaki

Tra le tante novità di EICMA 2018, alcune hanno catturato più di altro gli occhi e/o la curiosità. La più attesa era ovviamente la Ducati Panigale V4, svelataci in anteprima domenica sera. La Honda prova ad inserirsi nel segmento delle Supernaked, con un modello che unisce il passato, presente e futuro del motociclismo. Sempre Ducati…

8 Novembre 2017
6 min read

Tra le tante novità di EICMA 2018, alcune hanno catturato più di altro gli occhi e/o la curiosità. La più attesa era ovviamente la Ducati Panigale V4, svelataci in anteprima domenica sera. La Honda prova ad inserirsi nel segmento delle Supernaked, con un modello che unisce il passato, presente e futuro del motociclismo. Sempre Ducati poi rinnova la Multistrada: sale leggermente di cilindrata, raggiundendo la massima fluidità. Rinnovata esteticamente e tecnicamente la MV Agusta Dragster, con alcune sciccherie del Centro Ricerche Castiglioni. Grande calamita per i curiosi anche lo stand Kawasaki, con l’evocativa ma modernissima Z900 RS e l’incrociatore da viaggio H2 SX.

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Con la Multistrada 1200 la Ducati entrò definitivamente nel mondo del turismo, un mezzo estremamente eclettico grazie ai quattro riding mode. Col tempo il mezzo si è evoluto, con un restyling importante e l’introduzione della fasatura variabile DVT, necessaria a rendere il più possibile fluido il Testastretta 11° senza perdere potenza e sportività. Ora il modello diventa Multistrada 1260, i centimetri cubici diventano 1262: la corsa dei pistoni passa da 67,9 e 71,5 mm Coppia più corposa ai bassi e ai medi regimi. L’85 % dei Nm è già disponibile da 3’500 giri/minuto con un innalzamento della curva del 18 % a 5.500 giri/minuto, se paragonata a quella del precedente modello: sparisce così il vuoto sensibile e storicamente intrinseco nei Testastretta. 

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La potenza massima è di 158 CV a 9.750 giri/minuto e laa coppia massima di 13,2 kgm a 7.500 giri/minuto. Rinnovata completamente anche la gestione elettronica e ciò, unito al motore più corposo, rende più piacevole l’uso del gas anche ai regimi più bassi a carichi ridotti. La guida cambia, con il passo allungato tramite un forcellone più lungo ed una diversa geometria di sterzo.
L’evoluzione non va a toccare le versioni Enduro ed Enduro Pro, mentre coinvolge la base, la S e la Pikes Peak.

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Honda rinnova completamente la CB1000R, dando vita alla famiglia Neo Sport Café. Rispetto alla precedente ci sono 20 cv in più e 12 kg in meno: 145 cavalli per 212 kg in ordine marcia. La linea è affilata e moderna, raffinate soluzioni tecniche come il faro anteriore full led ed i sofisticati ausili elettronici alla guida la proiettano al futuro, mentre i volumi la tengono ancorata al passato. Bellissimo il forcellone monobraccio, su cui è ancorato il porta targa. A detta di Honda l’accelerazione è quasi furiosa: nelle prime 3 marce e fino a 130 km/h, la CB1000R è addirittura più rapida della Fireblade. Quattro Riding Mode, di cui uno completamente personalizzabile in erogazione, freno motore e livello controllo di trazione. Il telaio completamente nuovo resta un monotrave in alluminio.

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Rinnovati i motori di tutta la gamma MV Agusta, introdotti all’Euro4. In alcuni casi ha significato una leggere perdita di potenza. Modifiche di dettaglio per le F3, con un nuovo posizionamento del motore nel telaio: questa modifica ha permesso di incrementare la rigidità flessionale, a vantaggio della dinamica di guida, mentre è completamente rinnovata la Dragster. Si evolvono i due semimanubri, che restano pluriregolabili. Molto diversa la parte posteriore, sia esteticamente che tecnicamente. Interessante la soluzione adottata per le pedane posteriori, a scomparsa e che diventano parte integrante del design della moto. 

Dal punto di vista del motore, ampi miglioramenti dal punto di vista della fruibilità e dell’affidabilità. L’introduzione di un nuovo contralbero, la primaria ridisegnata, il nuovo profilo delle camme di aspirazione e le valvole ridisegnate: con questi particolari a Schiranna hanno ridotto le emissioni del 50% e la rumorosità del 48%, mantenendosi la potenza di 140 cavalli.

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Si chiama Panigale V4, è la nuova creatura sportiva di Ducati e assicurano sarà il nuovo punto di riferimento della categoria sotto tutti gli aspetti: handling, potenza e sistemi elettronici di ausilio alla guida. In Ducati assicurano che prestazioni e facilità di guida, per offrire ad ogni pilota, dal meno esperto al top rider, grandi emozioni e divertimento. Sviluppata in stretta collaborazione con Ducati Corse, sfrutta know-how e tecnologia del mondo racing per essere la moto stradale più vicina in assoluto ad una MotoGP.

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Tre le versioni presenti, con un costo compreso tra i 22’500 ero della base ed i 39’900 della Speciale. 27’890 per la S.
Il motore è uguale per tutte, è l’unità svelata a Misano e sulla Speciale è stato ulteriormente ottimizzato, consentendo di raggiungere una potenza da Superbike di quasi 230 cv grazie allo scarico Akrapovic fornito assieme alla moto.
V4 di 90° a distribuzione Desmodromica come il Desmosedici GP, dal quale riprende anche il valore di alesaggio di 81 mm (il massimo consentito dal regolamento tecnico della MotoGP). A questo è stata associata una corsa più lunga per un totale di 1.103 cm³, al fine di aumentare la coppia ai bassi e medi regimi e ridurre il regime di rotazione massima in modo da rendere più gestibile l’erogazione.

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Il nuovo motore Ducati ha una potenza di 214 CV, a 13.000 giri/minuto, che fa della Panigale V4 la moto più potente del segmento. La potenza specifica è di 194 cv/l, inferiore a quella di tutte le rivali tranne Honda. La coppia massima è di di 12,6 Kgm a 10.000 giri/minuto.
Per la Speciale i numeri schizzano a 226 CV, montando lo scarico racing completamente in titanio, realizzato da Akrapovič su specifiche Ducati Corse, mentre con lo scarico omologato i valori sono gli stessi di base ed S. La Panigale V4 Speciale è realizzata in serie limitata, numerata, caratterizzata da una livrea dedicata, scarico in titanio e componenti in alluminio lavorati dal pieno. Verrà prodotta in 1’500 esemplari nel corso di più anni.
Il motore della Panigale V4 adotta poi l’albero motore contro rotante e l’ordine di accensione “twin pulse”. Per altre caratteristiche sull’unità motrice vi rimandiamo a questo nostro articolo: Link

A differenziare base ed S sospensioni Öhlins con sistema Smart EC 2.0 e componentistica di altissimo livello come le ruote forgiate in alluminio e la batteria agli ioni di litio. Il peso in ordine di marcia della S è di 195 kg, appena 5 in più della Panigale 1299 S.
Il motore rimane elemento strutturale del telaio, con il semi-telaio anteriore, rinominato Front-Frame, rivisto ed evoluto rispetto al precendente. A detta di Domenicali, sulle DesmosediciGP non si opta per questa soluzione in quanto troppo leggera.

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Con la Panigale V4, Ducati prova a ridefinire nuovi standard di sicurezza attiva e di controllo della dinamica del veicolo grazie a un pacchetto elettronico di ultima generazione, basato sull’impiego di una piattaforma inerziale a 6 assi (6D IMU – Inertial Measurement Unit) in grado di rilevare istantaneamente angolo di rollio, di imbardata e di beccheggio della moto nello spazio. Il pacchetto elettronico della Panigale V4 comprende controlli che gestiscono tutte le fasi della guida: alcuni sono deputati alla partenza, accelerazioni e frenate, altri, sovrintendendo alla trazione, altri ancora sono relativi alle fasi di percorrenza ed uscita di curva.

Grande curiosità anche per la Z900 RS: partendo dalla Z900 Kawasaki ha dato vita ad una instant classic. L’aspetto del motore è stato rivisto: nuovi carter ed aspetto dei cilindri. Il motore è rivisto anche nella tecnica, per trovare molta più coppia ai bassi e medi: con nuovi alberi a cammes e volano tutto avviene 2’000 giri prima. 98,5 Nm a 6’500 g/min e 111 cavalli a 8’000 g/min. Disponibile anche nella bellissima versione con cupolino, che richiama alle corse degli anni 70.
Assieme alla 900 RS, padrona allo stand delle verdone anche la H2 SX, Sport Tourer su base H2: un razzo-missile con compressore volumetrico. Ma di lei ne parleremo in seguito.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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