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Al-Attiyah e Sunderland dettano il ritmo nel Day 1 della Dakar. Subito problemi per Loeb

Una leggera sgambata prima di iniziare a prendere ritmo e ad allungare il passo, questo è stata la prima tappa dell’edizione 2018 della Dakar. La 40^ edizione del Rally Raid più famoso del mondo infatti, per dar modo a tutti i suoi partecipanti di prendere la maggior confidenza possibile con l’insidiosa sabbia peruviana, si è…

7 Gennaio 2018
6 min read

Una leggera sgambata prima di iniziare a prendere ritmo e ad allungare il passo, questo è stata la prima tappa dell’edizione 2018 della Dakar. La 40^ edizione del Rally Raid più famoso del mondo infatti, per dar modo a tutti i suoi partecipanti di prendere la maggior confidenza possibile con l’insidiosa sabbia peruviana, si è aperta con una prova speciale di soli 31 km, quelli conclusivi del tragitto di 272 km che ha portato la carovana dei mezzi da Lima a Pisco.

© RedBull Content Pool
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Come lo scorso anno, a partire forte nelle auto è stato uno dei favoriti, Nasser Al-Attiyah. Il pilota qatariota, a bordo del suo Toyota Hilux, ha infatti completato i difficili saliscendi desertici in 21’51”, precedendo al traguardo per 25″ la vettura gemella affidata a Ten Brinke. Il duo della casa del Sol Levante ha dettato il ritmo sin dai primissimi km della speciale, dimostrando di poter dire la sua soprattutto in fasi piuttosto complicate dal punto di vista della navigazione. “Sarà una gara lunga e difficile, lo sappiamo” – ha detto l’alfiere del Gazoo Racing a RedBull.com – “Dobbiamo prepararci a dare del nostro meglio anche domani, ma siamo fiduciosi e crediamo di poter fare bene anche nella prossima giornata tra le dune. Alle spalle delle due Toyota Hilux, a completare il podio di questa prima giornata, si è piazzato il Borgward BX7 di Fuchs: il peruviano si è reso autore di un’ottima prova, che lo ha portato ad accumulare solamente 34″ di ritardo dal crono di Al-Attiyah e a racimolare 4″ di vantaggio dalle prima delle Mini, il nuovo Buggy a due ruote motrici affidata al debuttante americano Menzies. A chiudere la Top Five del Day 1 ci pensa poi un’altra Mini, questa volta però nella versione 4×4: Nani Roma ha accusato 58″ di distacco dal tempo della Toyota del Gazoo Racing, precedendo a propria volta al traguardo l’altra Hilux di De Villiers.

Mentre poi è buona la prestazione di Mikko Hirvonen, 8° ad 1’36” da Al-Attiyah, nessuna delle Peugeot è entrata invece nei primi dieci: la prima delle favoritissime 3008 DKR Maxi è infatti quella di Stephane Peterhansel, solamente 11° al termine della tappa con 2’15” di ritardo dalla vetta della corsa. C’è da preoccuparsi? Ovviamente no, visto che la prestazione un po’ sottotono del pilota francese, già 13 volte vincitore del Rally Raid più famoso del mondo, è stata molto probabilmente il frutto di un’attenta scelta strategica: a differenza di quanto accaduto ieri infatti, con le moto che hanno fatto da apripista alle auto, nella giornata di oggi saranno le auto a partire per prime, con un conseguente possibile svantaggio per i piloti che partivano in testa al gruppo. Ma ovviamente, di fronte ai microfoni, il veterano francese ha negato tutto: Non mi sono sentito a mio agio tra le dune” – ha infatti dichiarato Peterhansel – “Quindi ho guidato come un vecchietto e sono stato sulla difensiva per tutta la prova. In proporzione abbiamo perso molto tempo da Nasser, ma dobbiamo entrare con calma nel ritmo della corsa: sono sicuro che la nostra strategia potrà funzionare.

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© RedBull Content Pool

Bisogna poi andare ancora più indietro per trovare le altre auto della casa d’oltralpe, con Despres e Sainz rispettivamente in 15^ e 16^ posizione (a 2’36” e 2’39” dalla vetta) ed alle spalle della Mini di Orlando Terranova, e con Sebastien Loeb che deve addirittura accontentarsi della 27^ posizione: l’alsaziano, dopo soli 3 km dall’inizio della speciale, ha iniziato a soffrire di seri problemi ai freni, che lo hanno costretto a mantenere un passo ridotto. Il francese accusa adesso 5’37” dalla vetta della classifica, ma è inutile dire che si tratti di un distacco davvero infinitesimale se accumulato durante la prima giornata di una gara che conta ben 14 giorni di competizione. Competizione che invece è terminata decisamente prima del tempo – anzi, dopo pochissimi km – per la coppia Comair-Iskandar: i due sono stati infatti costretti al ritiro dopo essere rimasti coinvolti in un incidente che ha visto la loro BMW cappottarsi dopo un passaggio troppo violento su una duna.

Ecco i primi 10 nella classifica generale delle auto al termine del Day 1:

  1. Al-Attiyah – Baumel | Toyota Hilux | 21’51”
  2. Ten Brinke – Perin | Toyota Hilux | +25″
  3. Fuchs – Mussano | Borgward BX7 | +34″
  4. Menzies – Mortensen | Mini John Cooper Works Buggy | +38″
  5. Roma – Haro Bravo | Mini John Cooper Works 4×4 | +53″
  6. De Villiers – Von Zitzewitz | Toyota Hilux | +54″
  7. Alvarez – Hovie | Toyota Hilux | +1’12”
  8. Hirvonen – Schulz | Mini John Cooper Works Buggy | +1’36”
  9. Przygonski – Colsoul | Mini All4 Racing | +1’45”
  10. Prokop – Tomanek | Ford F150 Evo | +2’04”
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Per quanto riguarda le due ruote invece, il messaggio che Sam Sunderland ha inviato a tutti i suoi avversari sembra essere piuttosto chiaro: per spodestarmi dal trono del vincitore, sembra aver detto l’alfiere britannico di KTM, quest’anno dovrete spandere un bel po’ di sudore. Il trionfatore dell’edizione 2017 della Dakar si è infatti imposto al termine della prima speciale, completando il percorso in 20’55”. “E’ stato bello ricominciare, anche se soltanto con una speciale da 31 km” – ha detto Sunderland“Mi sentivo bene, la moto era a posto e abbiamo portato a casa la vittoria. E’ vero, era una prova cortissima, ma vincere è sempre bello. Alle sue spalle, staccato di 33″, è il francese della Yamaha Adrien Van Beveren, a sua volta davanti per 23″ all’Husqvarna di Pablo Quintanilla, 3° a completare il podio della prima giornata. Ad un solo secondo di ritardo dal crono del centauro cileno c’è poi l’uomo di punta di casa Honda, lo spagnolo Barreda, che con il suo 4° posto completa un quartetto di costruttori differenti nelle prime quattro posizioni della Dakar.

A rovinare questa idilliaca diversità c’è poi Xavier De Soultrait, che con la sua Yamaha chiude la Top Five accusando 1’07” di ritardo dal tempo di Sunderland. A 3’15” dal leader della classifica troviamo poi Laia Sanz, che apre la sua Dakar con una 12^ posizione, mentre bisogna scendere fino alla 14^ piazza per trovar traccia di Toby Price, al rientro nel Rally Raid dopo la rottura del femore occorsagli durante l’edizione dello scorso anno: è di 3’21” il distacco accumulato dall’australiano al termine della prima giornata. “E’ stata una prova corta, ma non per questo semplice – ha detto poi la SanzEra difficile vedere il terreno davanti a te e questo ha reso le cose decisamente più complicate. In più la tappa era difficile in alcuni punti per quel che riguarda la navigazione, non è stata propriamente una passeggiata”.

© RedBull Content Pool
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La presenza tricolore nella Dakar di quest’anno, per quel che riguarda la categoria delle due ruote, è garantita dal solito Alessandro Botturi e dalla sua Yamaha: il pilota italiano, tuttavia, ha sin dall’inizio dichiarato di non avere velleità di classifica per questa edizione, e si è quindi accontentato della 33^ posizione accusando 5’38” di ritardo dal tempo di Sunderland. Alle sue spalle, staccati di qualche minuto, troviamo poi l’Husqvarna di Jacopo Cerutti (39° a 6’24” dalla vetta) e la KTM di Alessandro Ruoso, 46° con un ritardo di 7’44” dalla prima posizione. Due sono poi i ritirati nelle moto: il primo è stato Jurgen Droessinger, sfortunatissimo nel subire una frattura al polso dopo un incidente con un SUV occorsogli al 42° km di trasferimento, mentre il secondo è stato Joaquim Rodrigues, atterrato rovinosamente sulla sabbia dopo aver male interpretato una duna. Per il portoghese si è reso addirittura necessario un trasferimento in elicottero fino al centro medico, ma le sue condizioni sin dalle prime fasi non hanno destato preoccupazione.

Ecco i primi 10 nella classifica generale delle moto al termine del Day 1:

  1. Sam Sunderland | KTM | 20’56”
  2. Adrien van Beveren | Yamaha | +0’32”
  3. Pablo Quintanilla | Husqvarna | +0’55”
  4. Joan Barreda | Honda | +0’56”
  5. Xavier de Soultrait | Yamaha | +1’06”
  6. Matthias Walkner | KTM | +1’22”
  7. Franco Caimi | Yamaha | +1’30”
  8. Daniel Nosiglia | KTM | +1’32”
  9. Antoine Meo | KTM | +1’48”
  10. Kevin Benavides | Honda | +1’52”

 

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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