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Il sogno di Giovinazzi è morto sul sedile elettrico?

Il Web ha già emesso un disperato verdetto: il test di Giovinazzi con la Formula E significa che le porte della massima serie, per lui, si sono chiuse. Ma quanto c’è di vero in questa angoscia collettiva? Come spesso succede, molto poco. Non che il futuro di Antonio brilli roseo all’orizzonte: ma non si può…

11 Gennaio 2018
3 min read

Il Web ha già emesso un disperato verdetto: il test di Giovinazzi con la Formula E significa che le porte della massima serie, per lui, si sono chiuse. Ma quanto c’è di vero in questa angoscia collettiva? Come spesso succede, molto poco. Non che il futuro di Antonio brilli roseo all’orizzonte: ma non si può dire che ogni chance è perduta. Non sarà la Formula E a fermarlo.

© Eurosport
© Eurosport

Ricapitoliamo. Alla fine del 2016 Antonio Giovinazzi viene ufficializzato come terzo pilota della Scuderia Ferrari. In questo ruolo, quest’anno ha contribuito alle performance della Scuderia svolgendo test al simulatore durante i weekend di gara. Dopo innumerevoli sussurri su possibili suoi approdi in Haas o in Sauber (d’altronde con il team elvetico ha corso anche le prime gare del 2017, mentre Wehrlein si rimetteva da un infortunio), l’italiano aggiunge al curriculum soltanto il ruolo di riserva alla Sauber e mantiene i galloni di terzo pilota in Ferrari e Haas.

Un magro risultato per chiunque si aspettava il sicuro debutto di Giovinazzi nella massima serie. A fregarlo però è stata la straordinaria prestazione di Charles Leclerc, dominatore indiscusso della Formula 2 nel 2017. Il francese, sotto contratto sempre con Ferrari, ha convinto la Sauber ed è stato lì posizionato da Marchionne. Non è bastato il soft power del Cavallino per scalzare anche Ericsson: d’altronde gli svizzeri hanno bisogno degli sponsor dello svedese.

Si aggiunge la notizia che Giovinazzi parteciperà ai rookie test della Formula E a Marrakech. Una mazzata per gli appassionati, che considerano la serie elettrica una sorta di serbatoio per tutti i talenti senza sedile nelle categorie più importanti. Il rischio c’è – va ammesso – e non c’è modo per appurarlo scientificamente. Che Antonio Giovinazzi possa essere costretto a ripiegare per l’elettrico e non ritrovare sbocco in F1 è tutto fuorché fantascientifico. Ma giacché i legami contrattuali con Ferrari (e team satelliti) non sono interrotti, meglio non disperarsi.

© DS Virgin
© DS Virgin

Chi scrive ritiene che la colpa dello “spreco di talento” in questione non sia della sola Ferrari. È vero, è piuttosto grave che non sia riuscita a scalzare Magnussen dalla Haas nonostante la fornitura di motore – ricordiamoci che l’anno scorso la Mercedes riuscì a imporre Wehrlein alla Sauber nonostante il motore Ferrari. Tuttavia la gestione della carriera di Giovinazzi non è stata delle migliori. Scegliere di stare fermo un giro può essere fatale: era già capitato a Davide Valsecchi. Adesso che Antonio si è ritrovato senza sedile, le sue chances di sbarcare su altre serie si limitano. Quindi si limitano le chances di mettersi in mostra e riconquistare la F1.

Accumulare chilometri con la Formula E non è una cattiva idea. Forse non è la migliore categoria in cui sbarcare (immaginiamo che la IndyCar e la SuperFormula possano essere trofei più prestigiosi da esplorare e carte migliori con cui sedersi ai tavoli delle trattative), ma è pur sempre un campionato in cui potrebbe correre in futuro. Familiarizzare con le follie del motore elettrico è una buona idea, e anche un modo per rimettersi sul mercato.

Il test si svolgerà il 14 gennaio, il giorno dopo dell’ePrix del Marocco, a Marrakech. Antonio Giovinazzi sarà dietro il volante della DS Virgin DSV03. La DS è un marchio del gruppo Citroen-Peugeot, con cui FCA non compete direttamente in altre serie (a differenza di Renault e Audi, anche loro presenti sulla griglia delle batterie al litio). Ad aprile si terrà il primo ePrix d’Italia: anche se nulla di tutto ciò è stato mai suggerito, c’è da scommettersi che sul web cominceranno a circolare sussurri sul debutto di Antonio a Roma in FE. Se accadrà, non ci è dato saperlo, perciò non vale la pena parlarne. L’unico appunto che ci sentiamo di fare è che in ogni caso sarebbe bene, per la sua carriera, se Antonio ricominciasse a correre. Ovunque egli voglia.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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