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Prima del Rest Day Sainz si avvicina a Peterhansel, mentre Van Beveren cede contro Benavides

La parte più difficile è ormai alle spalle: attraversato il terribile deserto peruviano, che ha fatto la sua ultima comparsa nella tappa arrivata ad Arequipa e che ha costretto al ritiro molti tra i favoriti, inizia la fase delle grandi scalate andine. Un primo assaggio ci è stato fornito dalla Tappa 6 “Arequipa – La…

12 Gennaio 2018
5 min read

La parte più difficile è ormai alle spalle: attraversato il terribile deserto peruviano, che ha fatto la sua ultima comparsa nella tappa arrivata ad Arequipa e che ha costretto al ritiro molti tra i favoriti, inizia la fase delle grandi scalate andine. Un primo assaggio ci è stato fornito dalla Tappa 6 “Arequipa – La Paz”, in cui la carovana ha attraversato il confine boliviano arrivando nella capitale del Paese, sede della giornata di riposo.

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© Francois Flamand / DPPI / RedBull Content Pool

Sebbene non si siano passati i 5000 m di altitudine, le quote sono già state elevatissime: numerosi i valichi oltre i 4000 m (il più alto posto a circa 4700 m), fattore da non trascurare per il conto che presenta alle vetture ed al fisico dei membri dell’equipaggio, sfiancato anch’esso da fatiche uniche nel loro genere.

Tra le due classi di veicoli principali, le prime ad arrivare sono state le moto: partiti dal campo base alle ore 7:00 locali, gli impavidi motociclisti hanno visto la loro prova speciale ridursi notevolmente in lunghezza, poiché all’ultimo momento la prima parte della speciale cronometrata è stata trasformata in un trasferimento. Ciò non è però bastato per contenere gli scossoni in classifica, tipici della gara destinata a veicoli su due ruote.

Vincitore odierno è stato Antoine Meo su KTM in 1h54:10, che sale in settima posizione nella generale, davanti a Kevin Benavides (+0:30) con la sua Honda ufficiale. Per il francese si tratta della prima vittoria alla Dakar, mentre l’argentino sfrutta la grande prestazione per issarsi in vetta alla classifica: il primato KTM di lunghissimo corso continua a vacillare sempre più pericolosamente.

Con lo stesso tempo di Benavides troviamo Toby Price (+0:30): il campione 2016 mantiene il sesto posto in classifica, confermando l’andamento altalenante della sua gara. La quarta piazza è per Diego Martin Duplessis (+1:13), mai in top 20 fin’ora, davanti a Daniel Oliveiras Carreras (+1:55), che giace solo qualche posizione più avanti in classifica

Non lontano Pablo Quintanilla (+2:00), che si trova soltanto all’ottavo posto in classifica a causa dei numerosi minuti persi durante la Tappa 5, la quale ha compromesso la sua rincorsa al titolo. La settima piazza è per Daniel Nosiglia Jager (+2:13), che ottiene così il miglior piazzamento di quest’edizione restando stabilmente in top 15.

All’ottavo posto la delusione di giornata: Adrien Van Beveren (+3:27), che comandava la generale prima della speciale, ha sofferto fin dal secondo Waypoint, finendo per perdere la leadership per quasi 2 minuti. Il giorno di pausa servirà anche per riordinare le idee, in vista della seconda settimana.

Chiudono la top 10 Joan Barreda Bort (+3:30) e Michel Metge (+3:37). Il primo non sta riuscendo a donare una certa costanza alla sua Dakar, avendo vanificato le due prove vinte con alcune prestazioni mediocri, mentre il francese raccoglie il secondo piazzamento tra i primi 10 della sua corsa.

Capitolo italiani: il migliore è il lombardo Jacopo Cerutti, ambasciatore di UNICEF Italy alla corsa sudamericana, che coglie il miglior piazzamento personale in quest’edizione con un 28esimo posto a 9:50 dalla vetta.

La top 10 dell Tappa:

spec-moto

La top 10 generale:

gen-moto

 

In quest’occasione, la prova delle auto è stata molto più massacrante di quella disputata dai ragazzi delle due ruote poiché, a differenza loro, i piloti automobilistici hanno dovuto correre l’intera lunghezza della speciale di 313 km. È dunque ovvio il fatto che i tempi saranno stati più alti, ed i distacchi più pronunciati.

Prima del Rest Day Sainz si avvicina a Peterhansel, mentre Van Beveren cede contro Benavides
© Marcelo Maragni / RedBull Content Pool

Il vincitore della tappa è stato Carlos Sainz in 2h53:30, finalmente a suo agio in un terreno che richiede meno esperienza di navigazione e più abilità di pura guida. Il titolato WRC ha così vinto la prima prova della sua Dakar, avvicinandosi a poco meno di mezz’ora di distacco dalla leadership detenuta ancora dal compagno di team Stephane Peterhansel.

Proprio Peterhansel (+4:06) è arrivato in seconda posizione, cercando, per quanto possibile con un Sainz così in forma, di contenere i danni. La vittoria finale, però, non è cosi scontata come potrebbe sembrare ad un occhio poco allenato, e la parte di percorso a lui più congeniale è alle spalle. A cavallo delle Ande si preannuncia una settimana caldissima.

Terzo posto per Nasser Al-Attiyah (+5:05), che non riesce nell’impresa di far risorgere Toyota finendo per perdere ancora terreno dai due principali rivali per la vittoria, ormai sostanzialmente fuori portata. Il qatariota si avvicina però al terzo gradino del podio, lontano solo 4 minuti, grazie alla performance non eccellente di Ten Brinke.

Giniel De Villiers (+5:31) è la seconda Toyota al traguardo, ed anch’essa rimane pienamente in corsa per il podio finale, distante “solo” 15 minuti. Cyril Despres (+8:49) cerca di dare un senso alla sua corsa dopo la debacle della quarta tappa, nella quale ha accumulato la bellezza di 29 ore di penalità.

Non malvagia la prestazione di Mikko Hirvonen (+8:56), anch’egli come Sainz sicuramente più a suo agio lungo gli alti valichi montani che nel deserto. La settima posizione è invece destinata ad un Bernhard Ten Brinke (+9:31), leggermente sotto gli standard che è stato in grado di tenere fin’ora. Il 40enne esordiente olandese vede infatti vacillare il sorprendente posto sul podio che si è costruito con una grandissima prima settimana, a causa della rimonta dei compagni di squadra su Toyota.

Ottavo Lucio Alvarez (+12:26), saldamente in top 20 generale, mentre chiudono la top 10 di tappa Martin Prokop (+12:31) e Jakub Przygonski (+12:39), rispettivamente settimo e sesto della classifica.

Giornata no per il buggy di Eugenio Amos, solo 20esimo a +33:07, che mantiene però la posizione in top 10 (nono) oltre al primato di maggior sorpresa di quest’edizione della corsa.

La top 10 della tappa:

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La top 10 generale:

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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