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Ferrari Pinin, la prima volta delle quattro porte in quel di Maranello

“La Ferrari non farà mai una macchina a quattro porte”, così il Drake tuonò dall’alto della sua posizione. Sono passati diversi anni da quando ci ha lasciato, e difatti solamente pochi giorni fa, nell’anno del signore 2018, il Presidente della Ferrari Sergio Marchionne ha trovato il coraggio necessario per annunciare la nascita sia di un Suv…

1 Febbraio 2018
4 min read

Ferrari Pinin Prototipo

“La Ferrari non farà mai una macchina a quattro porte”, così il Drake tuonò dall’alto della sua posizione. Sono passati diversi anni da quando ci ha lasciato, e difatti solamente pochi giorni fa, nell’anno del signore 2018, il Presidente della Ferrari Sergio Marchionne ha trovato il coraggio necessario per annunciare la nascita sia di un Suv – che di porte quindi ne avrà 5 o anche 3, volendo lasciar spazio all’immaginazione – sia di una supercar full electric sotto l’egida del Cavallino Rampante, scatenando così un clamore unico. Ma questa, come direbbe qualcuno, è un’altra storia. Oggi vogliamo parlarvi di qualcosa di diverso. Vogliamo parlarvi di quando quella promessa – o, se preferite, quella sentenza – del Drake, fu fatta vacillare dal genio di Pininfarina.

ferrari-pinin-1
Facciamo un salto indietro nel tempo. Torniamo al 1980, nei giorni del Salone di Torino. Va in scena il cinquantesimo anniversario della carrozzeria fondata nel 1930 da Battista Farina, detto Pinin, oramai da diversi anni gestita dal figlio Sergio. Quest’ultimo, per celebrare degnamente l’occasione, decide di creare qualcosa di davvero unico. Iniziano a circolare voci, illazioni, ipotesi sulle linee, sulle forme, sull’anima di questa nuova opera d’arte del designer italiano. L’attesa cresce quasi spasmodica negli ambienti degli addetti ai lavori, e l’atmosfera stessa sembra fremere quando, nello stand di Pinin durante la sovracitata kermesse piemontese, il pubblico si trova di fronte a 6 vetture. 5, inconfondibilmente, del passato. Una, altrettanto inconfondibilmente, del futuro. Per esaltare ulteriormente l’ultima creazione marchiata Pininfarina infatti, a corredo dell’ultima nata vengono esposte una Lancia Astura, una Cisitalia 202, una Lancia Aurelia B20, un’Alfa Romeo Giulietta ed una Ferrari 250 GT. Poi, lì al centro, ecco comparire quell’esemplare così futurista, così atipico, con un nome evocativo – Pinin – che viene celebrato dalla presenza di un marchio: quello Ferrari.
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Luca Cordero di Montezemolo, vecchia conoscenza della Casa di Maranello, ne fu entusiasta, e voci di corridoio raccontano che anche Enzo Ferrari fu – anche se a modo suo… – entusiasta del progetto del designer torinese. La Ferrari Pinin era basata su una Ferrari 412, disegnata da Piero Ottina sotto l’occhio dell’allora direttore del Centro studi torinese, l‘ingegner Leonardo Fioravanti, con alcune modifiche: passo più lungo, carreggiata modificata e parte anteriore rivista per poter accogliere al meglio il motore 12 cilindri boxer. Il tutto ottenendo un’auto che faceva presagire quali sarebbero state le linee guida degli anni ’80.
ferrari-pinin-4
La vettura era proiettata nel futuro, e lo dimostrano anche i sedili a regolazione elettrica e le cuffie stereo per i passeggeri posteriori di cui era dotata. Ma la tecnologia non si fermava qui: nel progetto iniziale vi era infatti una consolle dove poter ricevere le informazioni fornite dal computer di bordo su vari parametri della vettura, mentre davanti al guidatore sarebbero rimasti solamente contachilometri, contagiri ed una spia che segnalava gravi anomalie. Trattandosi tuttavia di una vettura da esposizione, tutte queste soluzioni rimasero solo sulla carta. Nonostante ciò, tuttavia, le finiture adottate furono di pregio, con gli interni in pelle Connolly di colore beige che vennero utilizzati per tappezzare quasi totalmente l’abitacolo.
Ferrari Pinin Prototipo
Tutto questo, come detto poco più sopra, non si trasformò mai davvero in realtà. La vettura rimase infatti un semplice esercizio di stile prima di passare nelle mani di Gabriele Candrini – collezionista e titolare di Autospeak a Modena -, dopo una polverosa permanenza tra il Museo Storico Pininfarina ed il Belgio, presso l‘importatore Ferrari Jacques Swaters – amico del Drake nonchè ex pilota del Cavallino e titolare del Garage Francorchamps. Una volta tornata qui, nella terra dei motori, il buon Candrini con l’aiuto di Mauro Forghieri, fece prender vita alla maquette, montando un motore Boxer 12 cilindri a V di 180° di una 512 BB appositamente modificato, ed installando un cambio manuale a 5 rapporti preso da una 400 GT. Inoltre vennero creati appositamente sospensioni, serbatoio e altre componentistiche. Un progetto ardito, di non facile realizzazione, che ha potuto finalmente assaggiare l’asfalto solamente grazie all’impegno e alle conoscenze di questi grandi personaggi.
Tornando invece a noi ed al nostro SUV, non ci resta che attendere il momento in cui verranno svelate le linee del nuovo progetto. Un progetto che andrà contro una tradizione decennale, non ci sono dubbi, ma che di certo non riuscirà a snaturare interamente un marchio. D’altronde non credo che basti uno Sport Utility Vehicle per impedire a tutti i bambini del mondo a cui verrà chiesto di disegnare una macchina, di farla sicuramente rossa… 

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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