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Il ritorno di un’icona: Jaguar D-Type

Nel precedente episodio del #tbt vi abbiamo parlato della storia della Le Mans del 1955, ricordate? Spero di sì, anche perché oggi parleremo di come sia pronta a rivedere la luce del sole una delle protagoniste di quella tragica edizione della classica de La Sarthe: la Jaguar D-Type. E’ infatti notizia di pochi giorni fa che…

16 Febbraio 2018
4 min read

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Nel precedente episodio del #tbt vi abbiamo parlato della storia della Le Mans del 1955, ricordate? Spero di sì, anche perché oggi parleremo di come sia pronta a rivedere la luce del sole una delle protagoniste di quella tragica edizione della classica de La Sarthe: la Jaguar D-Type. E’ infatti notizia di pochi giorni fa che la vincitrice della Le Mans del 1955 tornerà in vita per mano del programma Jaguar – Land Rover Classic Works.

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Ben 62 anni dopo, tornerà a vivere la mitica D-Type regina indiscussa a Le Mans tra il 1955 ed il 1957. La Jaguar, all’interno del suo reparto dedicate alle classiche e dopo aver sfornato la Jaguar E-Type Lightweight e la XKSS, avendo ormai acquisito una “discreta” esperienza ha deciso di avvicinarsi alla più iconica delle auto uscite dagli stabilimenti del giaguaro. Saranno 25 gli esemplari prodotti, con uno scopo ben preciso: arrivare al numero 100. Ab origine la produzione avrebbe dovuto infatti essere di 100 unità, ma non venne mai portata a termine a causa di un incendio che coinvolse lo stabilimento Jag, dove 9 esemplari vennero completamente distrutti dalle fiamme e la restante produzione fu irrimediabilmente compromessa. Gli esemplari prodotti furono dunque 75, di cui 18 destinati al Factory Team, 53 ai clienti e 16 che furono le versioni XKSS – offerte in questa variante una volta che la Jaguar decise di ritirarsi come team ufficiale.

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Non si tratta di una replica, ma di un vero e proprio esemplare ex-novo realizzato mediante il connubio tra le tecniche costruttive di allora e quelle odierne, in un mix perfetto. Il reparto Classic si appresta a ricostruire fedelmente ogni esemplare, anche aiutato da chi a quel progetto prese parte di più di sessant’anni fa. L’auto all’epoca sfruttava le conoscenze aeronautiche di Malcom Sayer, che influenzò particolarmente il design ed alcune scelte tecniche. Accortezze che proiettavano la D-Type già all’epoca tra i lunghi rettilinei del circuito transalpino ad oltre 270 km/h. Tutto questo era possibile non solo grazie all’aerodinamica e ad un peso contenuto – pari a soli 800 kg – ma anche al motore, il classico 6 cilindri in linea di 3.442 cm3 a doppio albero a camme in testa e alimentato da tre carburatori doppio corpo Weber. In gara questo propulsore poteva raggiungere i 285 cv con un rapporto di compressione 9:1, una potenza notevole ai tempi. Non solo: durante la sua vita tra le corse, la cilindrata arrivo fino a 3.8 scendendo poi, per via del regolamento del 1958, a 3.0 litri. Infine, un altro elemento di spicco al tempo furono i freni. La D-Type, a differenza delle sue avversarie, montava un impianto frenante dotato di freni a disco, che assicuravano un enorme vantaggio enorme sulla concorrenza.

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“La Jaguar D-Type è una delle più belle e iconiche vetture da competizione di tutti i tempi, con diversi record in alcune delle gare automobilistiche più difficili del mondo. E quella di oggi è altrettanto spettacolare. L’opportunità di proseguire il successo della D-Type, completando la produzione pianificata nell’impianto di Coventry, è uno di quei progetti che rendono orgogliosi i nostri esperti di Jaguar Land Rover Classic”, sono queste le dichiarazioni di Tim Hannig, capo del reparto Jaguar Land Rover Classic. Una dichiarazione forte, soprattutto considerato che il modello originale ha raggiunto – nel tempo – quotazioni da capogiro e che una delle versioni del 1954 – ad essere precisi la terza, che tra l’altro corse a Le Mans tra le mani di Moss e Walker – verrà battuta all’asta in Arizona tra qualche mese con una stima che va dai 12 ai 15 milioni. Questa “Continuation series” ha sicuramente un prezzo più…accessibile – parliamo di circa 2 milioni – e si potrà persino scegliere tra due diverse versioni, la Short nose del 1955 o la Long nose del 1956. Una scelta non facile, me ne rendo conto, ma che confido possa essere affrontata con discreta tranquillità dai fortunati che decideranno di acquistarne una: in ogni caso, è pur sempre un capolavoro quello che si sta portando a casa. 

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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