Nel caleidoscopio creato dalle aste in occasione di Rétromobile 2026, RMSotheby’s si presenta forte di un catalogo pieno di meraviglie, con alcuni modelli provenienti dal mondo del motorsport che saranno destinati a dare spettacolo. Non sarà il primo incanto dell’anno per la casa d’aste inglese, ma di certo uno di quelli destinati a fare grandi numeri.
Rétromobile 2026: la fiera di auto d’epoca più titolata in Europa vede tutte le case d’aste presentarsi ai nastri di partenza con dei cataloghi decisamente arroganti. Sì, avete letto bene, c’è scritto arroganti e non è un aggettivo casuale dato che mai come per l’edizione 2026 ci sarà una competizione serrata tra i principali competitor del settore. Aste multimilionarie, voglia di stupire e il tutto concentrato nell’arco temporale che copre l’ultima settimana di Gennaio.

E nonostante a Parigi si tema la neve per RMSotheby’s la situazione si preannuncia decisamente incandescente, data la presenza in catalogo di auto decisamente incredibili. La nostra selezione, come sempre, predilige il motorsport e in questa occasione abbiamo veramente tanto di cui parlare, spaziando tra Formula 1 e Endurance, coprendo un arco temporale che va dalla seconda metà degli anni 50 al 2017. Noi di Fuori Traiettoria abbiamo deciso di concentrare le nostre attenzione su quattro vetture del cavallino rampante e una britannica ma dal cuore tedesco, destinate ad attirare tantissimi sguardi. Siete pronti per questo viaggio nella storia del motorsport?
Le GT Ferrari: a Parigi un viaggio nella leggenda
Che gran parte della storia sportiva del marchio Ferrari sia legata all’epopea nel mondo delle vetture Gran Turismo è cosa nota. Che all’asta parigina di RMSotheby’s questa venga raccolta in tre modelli distinti è un qualcosa che stiamo per enunciarvi, in un viaggio epico nella storia del Cavallino Rampante.
La prima vettura di cui andiamo a parlarvi è una magnifica Ferrari 250 GT LWB Berlinetta “Tour de France” del 1956. E non stiamo parlando di una “Tour de France” qualsiasi, sempre ammesso che ne esista una definibile come tale, ma di quella che ha avuto talmente tanto successo da ribattezzare il modello. Questa magnifica vettura, chassis “0557GT”, è la numero 9 di 14 vetture prodotte in configurazione berlinetta a passo lungo, per gli inglesi LWB(Long Wheel Base). Viene venduta ad Aprile 1956 al Marchese Alfonso de Portago, un poliedrico pilota il cui nome resterà per sempre legato alla tragedia di Guidizzolo, in grado di decretare la fine della Mille Miglia nella sua forma più pura. Prima di questo terribile momento De Portago si rende protagonista di una carriera incredibile nel mondo delle corse, affermandosi anche come playboy e atleta olimpionico. Uno dei picchi della sua carriera è legato a doppio filo alla “sua” 250 GT LWB, che iscrive al Tour De France 1956. La gara prevede due cronoscalate, una gara di accelerazione e sei gare in circuito da affrontare in coppia col suo amico Ed Nelson. Un trionfo semplicemente leggendario, con De Portago che vince cinque gare su sei e lascia solo le briciole ai principali avversari. E non stiamo parlando di piloti della domenica, ma di Sir Stirling Moss con la sua fida Mercedes SL300 e di Olivier Gendebien con la sua Ferrari 250 Europa GT, solo per citarvene alcuni. L’immaginario collettivo ne rimane talmente colpito che da allora il modello viene rinominato con l’aggiunta del suffisso “Tour De France”, TDF per gli amici più intimi. E si tratta di un suffisso che rimarrà nella storia del marchio, guadagnandosi direttamente l’ingresso nella leggenda.

La storia della “0557GT” continua in maniera incredibile, raccogliendo vittorie assolute o di classe a ogni sua partecipazione alle gare in coppia con De Portago. Inutile dire che una percentuale di successi pari al 100% sia un qualcosa di unico. Poi il sodalizio si interrompe, a causa del terribile incidente di cui sopra, facendo sì che la vettura torni alla Ferrari per poi essere rivenduta a un caro amico di De Portago, l’armatore marittimo C. Keith Schellemberg. Questi la tiene con cura per più di venti anni, salvo poi privarsene dando vita a un paio di passaggi di proprietà che la vedranno ricevere un restauro completo dopo il 1992, anno in cui viene acquistata da Lorenzo Zambrano, noto collezionista di vetture Ferrari. Questi la espone spesso, facendo incetta di premi a Pebble Beach e altri concorsi di eleganza di livello internazionale. Alla morte di Zambrano, nel 2014, la TdF passa all’attuale proprietario che la mantiene al coperto sino ad oggi, salvo esporla alle Finali Mondiali Ferrari del 2025 per poi farla certificare Ferrari Classiche pochi giorni fa. Grazie a questa certificazione sappiamo per certo che la vettura è matching numbers e mantiene intatte numerose parti originali. In virtù di questo viene valutata oltre 13.000.000€ dalla casa d’aste, che la mette in vendita col lotto 166. Sappiamo di non dover aggiungere altro, qui può solo essere amore a prima vista, no?

Il nostro viaggio nella storia delle GT del cavallino prosegue con un salto temporale di quasi mezzo secolo, facendoci incontrare una Ferrari 550 GTC del 2003. Nello specifico abbiamo a che fare con uno dei due esemplari costruiti da quella fucina di sogni che era N.Technology, sì proprio quella che ci ha fatto esaltare con Piedone Giovanardi e le sue sportellate con l’Alfa Romeo 156 nel Superturismo prima e nel WTCC poi. La storia ci racconta che la 550 Maranello viene sviluppata privatamente da Italtecnica per conto della Prodrive, arrivando a raccogliere molte vittorie tra le GT in quegli anni. Ferrari, nel frattempo concentrata sulla F1 e sull’epopea Schumacher, sente profumo di gloria e cerca di internalizzare la produzione della versione corsaiola della successiva 575M Maranello, dando il compito alla factory dei coniugi Sipsz di realizzare due esemplari di 550 Maranello in versione da gara, come “ponte” ideale tra i due progetti. N.Technology sviluppa così le vetture e le affida a JMB Racing per il campionato FIA GT 2003.

La vettura all’asta, con telaio “2102”, debutta a Donington Park guidata da Fabio Babini e Philipp Peter, giungendo decima di classe. Alla 24h di Spa sfiora il colpaccio, restando in testa per sei ore prima di un ritiro dovuto a problemi di motore, continuando la sua carriera con un ottavo posto di classe a Anderstorp. La “2102” viene poi restituita alla factory quando arriva la nuova 575 GTC, subito schierata da JMB Racing. N.Technology vende la vettura a Piero Nappi nel 2005, facendola diventare una star delle gare in salita che la vedranno ottenere oltre quaranta vittorie di gruppo o di classe nel successivo decennio. Il punto più alto rimarrà sempre la conquista del titolo di classe nel 2005, seguito anche da una lettera di complimenti da parte di Jean Todt, allegata insieme alla documentazione della vettura. La “2102” passa di mano nel 2017, ricevendo un restauro completo di meccanica e carrozzeria, ritornando alla configurazione estetica con cui ha calcato l’asfalto belga della 24h di Spa del 2003. Certificata da “Ferrari Classiche” nel marzo 2021, ritorna in pista per la messa a punto con Andrea Montermini, programmata in vista del suo show alle Finali Mondiali Ferrari 2024. Semplicemente perfetta, rappresenta uno dei punti più alti raggiunto dalle GT Ferrari, prima di arrivare alle glorie di AF Corse. Completamente matching numbers, va all’asta col lotto 190 e una stima variabile tra 2.200.000 e 2.600.000€.

L’ultima segnalazione relativa al mondo delle GT ci porta a scoprire una Ferrari 488 GTE del 2017, sicuramente molto presente nelle nostre memorie, avendola vista girare il mondo correndo nel WEC fino a poco tempo fa. La vettura in questione deriva dal modello presentato nel 2016 e dotato di un 3.9 litri V8 turbocompresso, capace di sviluppare circa 600cv. Chi conosce questo modello saprà di sicuro che ci troviamo di fronte a una delle vetture più vittoriose di sempre nella storia del cavallino rampante, avendo ottenuto oltre cinquecento successi tra GTE e GT3. La stagione 2017 è stata lo scenario di un confronto entusiasmante, con molte case ufficiali a giocarsi la posta in palio tra le GTE, quali Aston Martin, Ford e Porsche. La vettura all’asta, telaio “3816”, nasce con l’intento di rappresentare la punta di diamante di AF Corse nel WEC. Difatti viene schierata da subito col numero “51”, quello della vettura più importante, affidandola a due signori che hanno fatto un certo clamore in Hypercar negli ultimi tre anni: Alessandro Pierguidi e James Calado.

Con le vittorie di Nürburgring, Austin e Fuji, unite ad altri podi, la “3816” porta i propri piloti alla conquista del titolo piloti LM GTE PRO e contribuisce in maniera fondamentale alla vittoria del secondo titolo costruttori consecutivo per la Ferrari 488 GTE e del titolo assegnato alle squadre, vinto da AF Corse. Unico dispiacere la gara sfortunata a Le Mans, ma come tutti sanno la classica de La Sarthe rappresenta sempre un capitolo a parte di ogni stagione che si rispetti.

La vita della nostra beniamina continua nel 2018 in GTE Am, affidata alla scuderia Clearwater con base a Singapore. Weng Sun Mok, proprietario del team, la porta in gara insieme al giapponese Keita Sawa e all’irlandese Matt Griffin. La “3816” non delude nelle sue cinque partecipazioni durante quel campionato, regalandosi un ottavo posto di classe alla 24h di Le Mans e un ottimo terzo posto alla 6h di Spa. Nel 2019 dovrebbe correre la sua ultima gara alla 1000 miglia di Sebring ma un incidente in qualifica la priva del suo addio alle corse. Nel 2021 passa di proprietà e viene inviata da Michelotto Engineering, luogo di nascita del progetto vincente della 488 GTE, per un ripristino completo. Dopo l’uscita dall’atelier padovano la ritroviamo in livrea ufficial AF Corse del 2017, col caratteristico numero “51” apposto sulla carrozzeria. Per chi volesse sentirsi un vero pilota endurance dei giorni nostri tutto questo ha un prezzo, ovvero la stima tra 2.800.000 e 4.000.000€ per portarsela a casa col lotto 195 dell’asta parigina.
F1: l’eterna lotta tra Ferrari e McLaren
Arrivando alle monoposto all’asta andiamo direttamente a stimolare la memoria collettiva di anni leggendari. Stiamo parlando degli anni d’oro che hanno visto le Formula 1 della casa del cavallino rampante progredire sino ad arrivare a quel ciclo di vittorie magnifiche con Schumacher al volante, coadiuvato da Irvine prima e Barrichello poi. Qui abbiamo a che fare con due vetture simbolo di quegli anni, una legata a Ferrari e un’altra legata a un marchio che dal 1998 ha rappresentato l’avversario più temibile dei sogni di gloria dei tifosi della rossa.
La prima monoposto che ha messo a rischio le nostre coronarie è una straordinaria Ferrari F310B del 1997. Creata da John Barnard prima di lasciare la Ferrari, viene evoluta da Rory Byrne dimostrandosi da subito una vettura decisamente performante, specialmente nelle mani dell’asso di Kerpen. Il mondiale 1997 sarà una disfida all’ultimo punto, conclusosi col fattaccio di Jerez che non riesce comunque a cancellare un’annata che, dopo anni di sofferenza, si è dimostrata bellissima per i tifosi. Dotata di un V10 con V di 75°, originariamente può contare su una potenza di circa 730cv. Si dice ne esistano nove telai, ma pare che due di essi siano stati realizzati con specifiche differenti per risultare più leggeri. Ecco, qui abbiamo a che fare col telaio “179”, uno dei due più evoluti e modificato per ospitare un serbatoio del carburante più grande per aiutare la scuderia a diversificare le strategie. La storia agonistica di questa vettura inizia al Gran Premio del Belgio, da sempre terreno di caccia grossa per Schumacher, con svariati giri nelle qualifiche. Schumi però si trova meglio con un altro telaio e decide di preparare questo per condizioni di asciutto. La gara però vede la prima partenza della storia della Formula 1 dietro safety car, a causa di un acquazzone tremendo che inonda la pista poco prima della gara. So cosa state pensando, ma “Tutto regolare fino a questo momento” lo avremmo sentito l’anno successivo…

La vita agonistica della F310B in questione continua a Monza nelle mani di Irvine, capace di portarla all’ottavo posto finale. Il successivo Gran Premio si corre in Austria, con la “179” sempre nelle mani di Irvine che però finisce per ritirarsi dopo uno scontro di gara con la Benetton di Alesi. Nei successivi Gran Premi di Lussemburgo, Giappone ed Europa la “179” rimane ai box come muletto, per poi essere ritirata dalle competizioni a fine stagione e venduta dalla Ferrari nel 1999. La F310B finisce prima nelle mani di un gruppo di collezionisti, che la utilizzano per seguire vari eventi del circuito Ferrari F1 Clienti, salvo poi restare fino al 2014 all’Audrain Auto Museum di Newport, nello stato americano del Rhode Island. La ritroviamo poi al Festival della Velocità di Goodwood nel 2019, guidata dal campione inglese di F3, Robbie Kerr, che la usa per omaggiare il cinquantesimo compleanno di Schumacher.

Certificata “Ferrari Classiche” nel Gennaio 2007, risulta essere assolutamente matching numbers in ogni sua parte ma la casa d’aste ne consiglia un ripristino meccanico da parte di Ferrari F1 Clienti, dopo qualche anno di inutilizzo. Tutto questo porterebbe poi a spalancare le porte degli eventi del circuito Ferrari F1 Clienti, decisamente esclusivi e emozionanti per chi come noi è cresciuto vedendo simili vetture girare in pista. La F310B viene offerta con molte parti di ricambio, compresi i magnifici cerchi BBS dorati che hanno caratterizzato la vettura in quella stagione. Con queste premesse la vettura viene accreditata di un valore che oscilla tra 5.500.000 e 7.500.000€, andando all’asta col lotto 136.

Per trovare la successiva vettura di F1 dobbiamo fare un salto in avanti di qualche anno, arrivando al 2002 per scoprire così una bellissima freccia d’argento: una McLaren Mercedes MP4-17A. In quella stagione la scuderia britannica rimane orfana di un Mika Hakkinen che si prende un anno sabbatico, affidandosi al collaudato “mascellone” Coulthard e a un ragazzino finlandese di belle speranze, tale Kimi Raikkonen.

Nata dalla creatività di Adrian Newey, rappresenta una evoluzione della MP4-16 anche per ottimizzare il passaggio dalla gommatura Bridgestone a quella Michelin. Ferrari domina quell’inizio di stagione, mentre la MP4-17A con telaio “06” debutta occupando il sesto posto in qualifica con “Iceman” in quel di Montecarlo. Per la gara il finnico opta per l’altro telaio a sua disposizione, ma l’appuntamento con la gloria è solo rimandato, in quanto la vettura giunge terza con Kimi al Gran Premio d’Europa, seconda in Francia e terza negli Stati Uniti.

Dal Gran Premio del Giappone la “06” passa a Coulthard, chiudendo però la sua stagione con un ritiro per un problema all’acceleratore. Quello che accade nella stagione successiva la consegna direttamente alla leggenda perché, a causa del progetto troppo estremo della MP4-18, la MP4-17A si evolve in MP4-17D ottenendo un sorprendente quanto incredibile successo al Gran Premio d’Australia 2003, con Coulthard che vince la sua ultima gara in carriera approfittando di condizioni climatiche incerte.

La stagione 2003 vede così la “06” ancora in prima linea, ottenendo due secondi posti con Raikkonen alla guida, uno a Imola e uno in Giappone. Questo permette al giovane finlandese di giocarsi il titolo mondiale, poi perso, fino all’ultima gara del 2003. Proprio quel titolo che alla fine vincerà nel 2007, dopo il suo passaggio alla Ferrari. A fine carriera la “06” entra direttamente nel museo interno alla factory McLaren, dove rimane confinata per 17 anni. Da qui esce nel 2021, ceduta all’attuale proprietario, rimanendo sempre statica sino ad oggi. La ritroviamo in livrea “West” del 2002, con tanto bisogno di un restauro del motore, il mitico Mercedes FO110. Siccome si preannuncia la sostituzione di molte parti, RMSotheby’s consiglia fortemente di informarsi sull’entità dei lavori da fare prima dell’acquisto. Già, l’acquisto… Secondo la casa d’aste la vettura ha un valore compreso tra 1.000.000 e 1.400.000€, andando all’asta col lotto 138.
Dove e quando
L’incanto parigino di RMSotheby’s avrà luogo al centro convegni “Les Salles du Carrousel”, all’interno del leggendario Louvre. Chi volesse scrutare i lotti all’asta prima della vendita vera e propria potrà farlo Martedì 27 Gennaio dalle 10 alle 19 e Mercoledì 28 Gennaio dalle 10 alle 12. Attenzione, in entrambi i casi si tratta di preview pubbliche ma il 28 dalle 12 alle 14 vi sarà una sessione privata dedicata a chi sarà in possesso del catalogo o per gli offerenti registrati all’asta.

La vendita all’incanto avrà luogo sempre il 28 dalle 15 in poi, preceduta da un cocktail di benvenuto organizzato per gli offerenti registrati. Insomma, se vi trovaste in Rue de Rivoli e vi avanzasse qualche milione da investire in delle vetture veramente belle e dal grande valore storico e simbolico… Beh noi vi abbiamo avvertito!
