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Simracing: videogioco o allenamento? L’importanza dei simulatori di guida

Qual è la reale importanza dei simulatori di guida? Facciamo un viaggio alla scoperta del Simracing e il suo rapporto con la realtà.

22 Ottobre 2022
6 min read
Simracing

Il mondo dei videogames (e dei simulatori) si è evoluto esponenzialmente da 15 anni a questa parte. Lo scopo ludico è quello che (ovviamente) la fa da padrone, ma con l’affinarsi della fisica e con grafiche sempre più rassomiglianti al reale può sorgere una domanda: possiamo effettivamente considerare i più attuali simulatori di guida (da qui in poi parleremo solo di questi) come uno strumento utile ai piloti “reali” per allenarsi prima di una gara?

Simracing
©SRO

La risposta a questa domanda non può essere che SÌ! Sono davvero tantissimi i piloti “reali” che si cimentano con frequenza sui simulatori, ottenendo anche lì risultati straordinari. Il primo – importante – nome che mi viene in mente è sicuramente quello di Max Verstappen, autentico fenomeno sulla piattaforma iRacing, così come Lando Norris e Fernando Alonso, senza dimenticare vecchie glorie come ad esempio Rubens Barrichello (e figlio). Anche il mondo delle vetture GT è ben presente: giusto per rimanere in Italia, tra i nomi più conosciuti ad utilizzare frequentemente simulatori di guida possiamo annoverare campioni quali Valentino Rossi, Raffaele Marciello, Mirko Bortolotti, Mattia Drudi, Luca Ghiotto e Tommaso Mosca, tutti piloti che hanno partecipato da protagonisti nel campionato GT World Challenge.
Per far capire ancor meglio quanto profonda sia l’estensione dell’utilizzo di piattaforme simulative tra coloro i quali corrono anche nel reale, è giusto anche citare qualche nome pescato dalla foltissima schiera di piloti appartenenti alle categorie minori come, ad esempio, il brasiliano neo-campione di F2 Felipe Drugovic, Pepe Marti, il fresco vincitore della F4 tedesca Andrea Kimi Antonelli e Gabriele Mini.

Simracing
©SRO

Bene! Dopo questa importante carrellata di nomi di non poco spessore, proviamo adesso a dare una spiegazione al perché un pilota passi del tempo su un simulatore.

Quando un pilota scende in pista a bordo della sua vettura, ha a disposizione tutti i suoi 5 sensi: vista, udito, tatto, olfatto (percepisce se c’è qualcosa che non va nella parte meccanica della vettura) e gusto. Si, anche il gusto; quando ci si trova in una furiosa bagarre, l’”amaro in bocca” non è solo un modo di dire: lo si sente eccome! È un riflesso del cervello che avverte della situazione di pericolo in cui ci si trova. Quando un pilota accende la sua piattaforma e si mette comodo nella sua postazione di Sim-Racing, sa che avrà a disposizione solo due sensi (e mezzo).

Il tatto

Partiamo dal “mezzo”, ovvero il tatto. È il senso che permette di avere sensibilità sul freno, sul gas e sul volante. Come si può facilmente immaginare, guidare una vettura al simulatore è diverso rispetto che farlo in pista. Al Sim, ad esempio, non ci sono le forze G che, nella realtà, ti possono aiutare ad affondare sul pedale del freno. La differenza di pressione sul freno tra Sim e real è dunque davvero notevole. Per andare forte al Sim non necessariamente bisogna simulare la realtà, quindi anche i settaggi del volante (oltre al già citato freno) risulteranno più orientati alla performance che al realismo.
Un pilota, si sa, vuole vincere a tutti i costi; per farlo cercherà sempre di trovare gli strumenti che glielo permettano!

La vista

La vista è necessaria per “vedere fuori”, sapere dove mettere le ruote e reagire alle situazioni nel minor tempo possibile. Nel Sim è fondamentale regolare tutti quei parametri che vanno ad influire su questo senso: partendo dalla scelta di quanti monitor montare (il triplo schermo è la soluzione top) fino al corretto FOV (Field Of View, ovvero quanto vicino/lontano si posizione il pilota rispetto al parabrezza) da tenere in macchina e all’altezza della visuale del pilota.

L’udito

Non serve solo per sentire il motore, ma anche per gestire sottosterzo e sovrasterzo, per evitare i bloccaggi delle ruote in frenata e per evitare dannosi spin in accelerazione. Bisogna, anche in questo caso, settare i parametri in modo utile ad avere i massimi stimoli uditivi per ottimizzare la propria guida.

Perché abbiamo parlato dei sensi? Perché, come abbiamo anticipato prima, per guidare una vettura da competizione è necessario utilizzarli tutti. Quelli che abbiamo elencato sono quelli che, grazie al Sim, possono essere allenati e sviluppati. Nonostante i parametri non siano esattamente corrispondenti in rapporto all’esperienza in pista, possono infatti essere di grande aiuto.

©Res-Tech

L’aspetto però che è fortemente rilevante nell’utilizzo del Sim, e che può essere considerato un grosso boost per le performance nel real, è un altro: si tratta dell’aspetto cognitivo dato dall’uso del simulatore!
Il Sim è un esercizio di precisione pazzesco. Il livello raggiunto dai Simracer top è davvero molto, molto alto. Per andare forte, oltre ad avere piena confidenza con il software e possedere un hardware al top, bisogna essere in grado di mantenere un livello di concentrazione elevatissimo. L’analisi immediata di una situazione contingente nella pista digitale è la discriminante prima tra un Simdriver mediocre e uno di vertice. I piloti virtuali che competono ai massimi livelli sono infatti delle formidabili “macchine”: frenano sempre nello stesso punto, accelerano sempre negli stessi centimetri di pista, usano sempre gli stessi gradi volante in tale curva, e via discorrendo. La costanza di queste azioni è un esercizio mnemonico non indifferente: il poter far diventare memoria procedurale un input che arriva da un PC e da un software è un esercizio mentale molto complesso.
Un pilota reale che passa tanto tempo al Sim, consciamente o inconsciamente va a lavorare sull’aspetto razionale della gara, velocizzando così la sua abilità di prendere decisioni in pista durante la competizione. Il già citato neo-bicampione del Mondo di F1 Max Verstappen non ha mai nascosto che il confronto continuo con i migliori Simdriver del globo lo aiuti ad essere ancora più completo e competitivo in pista.

Un ulteriore aspetto molto utile – spesso messo in secondo piano – che si sperimenta nell’utilizzo del Sim, è che questo può essere sfruttato per conoscere piste in cui non si ha mai corso. Le piste che si trovano nei simulatori sono ormai dei “gemelle digitali” di quelle reali. Vengono simulate praticamente alla perfezione in ogni loro dettaglio: salite, discese, altezza dei cordoli e addirittura le buche sono riprodotte fedelmente.

A dimostrazione della reale – e crescente – importanza dei simulatori di guida, basti pensare che Fanatec è il main sponsor del campionato GT World Challenge e che, alla vigilia delle gare Endurance che lo compongono, i piloti si sfidano in una gara al Sim. Oltre a dare un montepremi per ogni evento, i punti conquistati in questa sessione vengono sommati ai punti guadagnati nella gara reale.

©Res-Tech

C’è poi chi ne sta facendo un vero e proprio business: Mattia Pasini (pilota Moto 2 e commentatore tecnico per Sky Italia), dopo alcune esperienze in pista a bordo di vetture a ruote coperte (come ad esempio la LMP3) ha fondato Res-Tech, ovvero la linea di simulatori professionali che vede il suo quartier generale presso il Misano World Circuit Marco Simoncelli. La stanza simulazione si affaccia proprio sulla curva Misano 2! Noi di Fuoritraiettoria.com saremo presenti – in veste di telecronisti – all’evento “MISANO VIRTUAL RACE” organizzato da Res-Tech presso il suo Driving Simulation Center in data domenica 23 ottobre , giornata nella quale alcuni tra i migliori Simdriver italiani attivi su Assetto Corsa Competizione si sfideranno per portare a casa il titolo di primo campione Res-Tech (oltre ad un montepremi di tutto rispetto).

Rimanete dunque sintonizzati sui canali Social di FuoriTraiettoria.com per poter seguire l’evento in diretta su YouTube ed interagire con noi!

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Marco Gabriele Nesi

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