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Aegerter: “Fra gomme ed elettronica c’è sempre da studiare in SBK”

Abbiamo avuto modo di parlare Dominique Aegerter, eclettico pilota elvetico nato tra salti e canali dell’MX e ora nel WSBK dopo essere riuscito a trionfare simultaneamente in WSSP e MotoE. Stava studiando Dominique, quando ci ha aperto le porte del suo ufficio per spiegarci cosa sta provando in sella alla R1 del team GYTR GRT…

10 Luglio 2023
7 min read

Abbiamo avuto modo di parlare Dominique Aegerter, eclettico pilota elvetico nato tra salti e canali dell’MX e ora nel WSBK dopo essere riuscito a trionfare simultaneamente in WSSP e MotoE. Stava studiando Dominique, quando ci ha aperto le porte del suo ufficio per spiegarci cosa sta provando in sella alla R1 del team GYTR GRT Yamaha nel World Superbike, e come iniziare praticando motocross in Svizzera siano stato un passaggio fondamentale per renderlo il pilota che è ora. Inoltre, Aegerter ci ha raccontato le difficoltà incontrate nel competere in due campionati internazionali allo stesso tempo, vincendoli, e l’emozione di guidare una MotoGP. E sulla nuova MotoE, non si trattiene: “È un po’ buffo dire che è Campionato del Mondo…”

© GYTR GRT Yamaha WorldSBK Team

Fuori Traiettoria: Hai iniziato con il motocross, sport che molti motociclisti considerano anche un ottimo allenamento. Cosa pensi che l’MX possa insegnare a un pilota?

Dominique Aegerter: Si ho iniziato con il motocross perché in svizzera è l’unico modo per iniziare con le moto, visto che non ci sono circuiti veri e propri. Quindi era la cosa più vicina alle gare su pista. Qualcuno rimane nel cross, io invece ho fatto il passaggio. Tutte le sensazioni che ho ricavato facendo cross mi hanno permesso di imparare molte cose. Il controllo della moto, l’uso dei freni e le derapate, il focus visivo e la concentrazione, la preparazione perché è molto fisico e la maniera di utilizzare bene la frizione non solo per le partenze sono tutte cose che mi sono rimaste e che vengono da quel periodo. Tutto questo bagaglio di tecnico me lo sono portato dall’MX alle corse su asfalto.

FT: Tornando ad oggi, il cambio fra il paddock MotoGP e quello SBK pare averti dato una nuova giovinezza… ti senti più a tuo agio in questo delle derivate dalla serie?

DA: Penso di essere sempre stato sorridente e felice in giro per i paddock! Sicuramente quello della MotoGP è un po’ diverso, ma in entrambi mi sono sempre sentito a casa.

Aegerter festeggia il secondo titolo mondiale in Supersport, Lombok 2022 (© WSBK)

FT: Lasciata la Moto2 per la Supersport, ti aspettavi i risultati ottenuti in sella alla R6?

DA: È difficile da dire prima, perché quando cambi moto, squadra e categoria non sai cosa ti aspetta e come puoi competere. Già dai test invernali avevamo visto che c’era potenziale e questo senza dubbio è una cosa che aiuta molto, anche se durante tutto l’inverno sono stato nervoso perché non sai cosa può davvero succedere fin quando non scendi in pista per correre.

FT: E gli ultimi due anni sono stati spettacolari per te, fra Supersport e MotoE. Com’è stato correre in due classi così diverse contemporaneamente?

DA: È stato abbastanza difficile perché il programma è stato abbastanza fitto, abbiamo avuto molte gare in quei due anni. Un sacco di viaggi e di tempo per la preparazione e il recupero per ogni gara. Sicuramente cambiare Paese ogni weekend è sicuramente stressante, ma ottenere buoni risultati aiuta molto, così come il trovarsi bene in squadra. Poi hai sempre il supporto sia della famiglia che degli sponsor, che ti permettono di concentrarti solo sulla gara.

Aegerter festeggia la vittoria della Coppa del Mondo FIM MotoE, Misano 2022 (© MotoGP)

FT: Hai dovuto anche scegliere dove correre in un weekend…

DA: Si, due anni fa quando c’erano sia Misano che Barcellona. Dall’inizio era chiaro che la priorità sarebbe stata la MotoE, motivo per cui ho scelto quella, che era pure l’ultima dell’anno, perché in Supersport avevo abbastanza punti di margine. È stata sicuramente una situazione strana da gestire, ma è anche abbastanza normale per un pilota che corre in due campionati diversi contemporaneamente.

FT: Cosa ti è rimasto da quei tre anni in MotoE?

DA: Posso dire che forse mi aspettavo un po’ di più dalla MotoE. Ho cominciato a correrci nel secondo anno della categoria e si diceva che avremmo fatto lavoro di sviluppo, con nuovi pezzi e tutto quelle che ne viene. Ma poi tutta la situazione non è stata semplice a causa del Covid e così le moto non sono mai cambiate. Quest’anno finalmente hanno portato nuove moto, sono 2-3 secondi più veloci e inizia a diventare davvero una moto da Gran Premio. Prima era più una moto da strada messa giù da pista.

FT: Ti stai dispiacendo per non essere lì quest’anno che sono state introdotte queste nuove moto ed è diventato Campionato del Mondo?

DA: È un po’ buffo dire che è Campionato del Mondo e poi si corre solo in Europa, con gare da soli 6 o 7 giri. Ma in ogni caso è un Campionato e il tuo obiettivo è vincere! Sarei curioso sicuramente di provare le nuove moto, ma mi ero detto che passando in Superbike mi sarei concentrato solo su questo campionato e così sto facendo, magari facendo nuovamente la Supersport ci potrei pensare. Il livello della Superbike è molto più e richiede più impegno rispetto a MotoE e SSP, ci sono tre gare a weekend e le moto richiedono uno sforzo fisico maggiore perché più pesanti e potenti. Poi sono un pilota Yamaha ora, non so se sarebbero stati felici di vedermi salire in sella a una Ducati!

Aegerter sostituisce Mir sulla Suzuki nei test, Misano 2022 (© WSBK)

FT: Hai anche guidato una MotoGP, una Suzuki. Che emozioni hai provato?

Sì, è stato folle! In molti mi hanno consigliato di controllare bene i contratti che avevo in quel momento, per evitare problemi, ma era l’occasione di una vita. Alcuni anni fa avevo detto a dei giornalisti che il mio sogno era quello di salire su una MotoGP e quasi mi prendevano in giro. Beh, l’anno scorso ho avuto la possibilità di provare una moto Factory, ho colto l’opportunità e l’ho fatto. Dopo 2-3 giri ero a due secondi dal miglior tempo del fine settimana, mi sono divertito. Mi piacerebbe guidarla di più!

FT: Passando da MotoE a Supersport e viceversa, come si mantiene la concentrazione nel cambiare stile di guida ogni volta?

DA: È stato difficile adattarsi all’inizio dei singoli weekend, soprattutto alla MotoE perché non c’erano molti giri da poter fare prima che la batteria si scaricasse. Circa 7 giri. Con l’R6 era più facile con 45 minuti interi.

Aegerter in azione con la R1, Donington 2023 © GYTR GRT Yamaha WorldSBK Team

FT: Con la moto attuale come ti trovi, la senti già tua o sei ancora in fase di apprendimento?

DA: Penso che bisogna sempre studiare, non puoi solo guidare. La R1 è una moto difficile da maneggiare perché hai un sacco di cose a cui pensare. Ad esempio ci sono tantissime gomme diverse, da provare. Poi l’elettronica che è la parte più sostanziosa, addirittura puoi provare cose diverse corner-by-corner sui diversi sistemi come power control, traction control o antiwheelie ed è un gran lavoro. Poi ci sono molti dati da comparare con gli altri piloti, ci vuole molto tempo e i weekend di gara sono davvero lunghi. 

FT: Quali sono state le primissime sensazioni del primo test sulla R1 di GRT?

DA: Il primo test non è stato bellissimo, non c’era bel tempo quindi abbiamo fatto solo pochi giri e con la pioggia. Ma poi le cose sono andate bene, la potenza che questa moto ha è incredibile! Soprattutto a Jerez, mi ricordo che era sempre in impennata e difficile da gestire, ma poi si fanno passi che ti permettono di gestire la moto e di settarla in base al tuo stile di guida.

FT: Come ti stai trovando in GRT?

DA: Mi trovo bene, sicuramente una grande parte del successo che noi piloti riusciamo ad avere è grazie al team. La mentalità di questo team è un po’ diversa dalla mia, svizzera. Ma io vedo come loro lavorano e loro vedono come io lavoro, così ci confrontiamo e questo ci fa avvicinare sempre di più. Ci capiamo, ci fidiamo, capiscono davvero cosa io cerco sulla moto e questo modo di lavorare è molto importante perché ti devi fidare di chi ti prepara la moto con cui corri a 300 km/h. E i risultati si iniziano a vedere.

© GYTR GRT Yamaha WorldSBK Team

FT: Riguardo la mentalità svizzera, quanto è difficile per un pilota svizzero riuscire ad emergere?

DA: È difficile perché nel nostro Paese, che già è piccolo, ci sono molti tifosi e pochi piloti, soprattutto in confronto a Italia e Spagna. Spesso la nostra mentalità non ti aiuta a trovare un posto da qualche parte, ma io ho sempre cercato di dare il meglio e di far parlare i risultati. Penso di aver mostrato negli ultimi tre anni di cosa sono capace e ora sono qui in SBK meritatamente.

FT: Parlando invece di pneumatici, quanto è importante per un Rookie il fatto che le gomme in Supersport sono abbastanza simili?

DA: Penso che le gomme della SSP siano molto più facili da capire, ad esempio io ho fatto due anni scegliendo sempre la stessa gomma anteriore. E al posteriore le opzioni sono due, una per quando fa caldo e l’altra per il freddo. In Superbike invece è molto più difficile, perché portano ogni volta 3 gomme solo per l’anteriore e non so mai quale scegliere! Per la gomma posteriore è lo stesso e diventano quattro contando la SCQ. È bello avere molta scelta, ma per un rookie è molto più difficile. Sono felice di avere un ottimo capotecnico che mi aiuta a scegliere e anche Pirelli ci dà informazioni molto utili, ma non è così semplice.

FT: Tra Moto2 e Supersport, dove pensi che emergono di più le skill del pilota?

DA: Sicuramente in Moto2 perché ci sono 25 piloti molto veloci, mentre in Supersport è più una cosa che riguarda la top 10 diciamo. Non è che gli altri non corrano, ma magari il gap che si vede in moto2 tra i 25 piloti in SSP la vedi in top10.

© GYTR GRT Yamaha WorldSBK Team

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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