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De Mattia Pasini: l’importanza di mantenere le promesse

Era il 1998 quando Mattia si svegliò in un letto d’ospedale. Aveva 13 anni, fresco vincitore del campionato italiano e secondo nel campionato europeo di categoria, in prova unica. Si stava allenando con una moto da cross, nonostante la stanchezza ed il crepuscolo desistette dal fermarsi. Era un giovane adolescente che aveva iniziato a raccogliere i…

6 Giugno 2017
4 min read

Era il 1998 quando Mattia si svegliò in un letto d’ospedale. Aveva 13 anni, fresco vincitore del campionato italiano e secondo nel campionato europeo di categoria, in prova unica. Si stava allenando con una moto da cross, nonostante la stanchezza ed il crepuscolo desistette dal fermarsi. Era un giovane adolescente che aveva iniziato a raccogliere i frutti della passione, non aveva paura di nulla. Guidava con foga nei saliscendi impervi e scoscesi del campo da cross. Superò uno degli ostacoli più alti della pista, slanciandosi verso il cielo arrossato dal tramonto, per trovarsi dopo una caduta rovinosa sulla terra smossa. Un brutto incidente, la corsa in ospedale ed il risveglio traumatico: il braccio destro era paralizzato.

La prognosi parlava di frattura scomposta del femore ma soprattutto la clavicola era distrutta, con conseguente gravissima lesione al plesso brachiale. Le terminazioni nervose del braccio erano staccate dal corpo. Ma Mattia era un ragazzo spavaldo, e si riconfermò come tale in quel momento: disse che presto sarebbe tornato in sella. Il padre Luca, ex pilota, supportò subito il figlio su questo punto, più per consolarlo che credendoci. Ma i medici diedero speranze al ragazzino, dissero che il sistema nervoso è un’organo particolare, che ha anche le capacità di aggirare gli ostacoli imprevisti. Allora la storia prosegue e con lei scorre il nastro della vita, intriso di sudore e fatica con il padre sempre al suo fianco.

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Mattia torna in sella a meno di tre anni dall’incidente. Manca la forza su quel braccio offeso ma il talento è di quelli purissimi: nel 2003 è quarto nel CIV e terzo nell’Europeo 125 vincendo ad Anderstorp in Svezia. Cecchinello lo vede correre e ne rimane colpito anche se il Paso non ha nessuna esperienza. Fino a quel momento ha appena 17 gran premi alle spalleNel 2004 arriva l’esordio nel Motomondiale, ereditando l’Aprilia da un certo Casey Stoner. Balziamo un poco più avanti, è il 2005. Gran Premio di Cina. Mattia vince la sua prima gara, ed è anche la prima volta sul podio: davvero spavaldo. Tempo due gare e si ripete, Un’altra vittoria, in questo caso a Barcellona. Una doppietta tutta italiana con Marco Simoncelli secondo. Mattia e Marco si conoscono da sempre, sono quasi cresciuti assieme. Marco infatti esordì con le minimoto in squadra con Mattia, nel team di papà Luca Pasini. Erano più che rivali, erano più che amici: quasi fratelli. 

passic-mare

Il tempo scorre, Mattia continua ad innanellare podi e vittorie, che però non bastano mai a fargli guadagnare l’iride. Marco invece, nonostante il miglior esordio rispetto al Paso nel mondiale, si perde un po’ per poi riprendersi in grande stile vincendo il Mondiale 2008, classe 250. Arriviamo quindi al 2009, 1° giugno, Gran Premio d’Italia. La pista è bagnata, Simoncelli e Bautista scappano ma Pasini riesce a riprenderli. Paso salta Alvaro e con Sic se ne va. Quello che succede negli ultimi due giri è da antologia. Il 75 ed il 58 se le danno di santa ragione ad ogni curva, come due bambini che corrono allenandosi sulle minimoto. Vince Pasini, ultima vittoria prima di un lungo digiuno, ed alla fine tra i due è festa grande. Diobò che bello.

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A fine stagione le strade dei due prendono percorsi diversi. Marco passa in MotoGP mentre Mattia resta nella classe di mezzo, che da quell’anno diventa Moto2. I risultati iniziano a scarseggiare, le prestazioni si fanno deludenti, fatica ad arrivare in zona punti non riuscendo ad adattarsi alle caratteristiche della nuova classe. Poi arriva il 23 ottobre 2011, un fulmine a ciel sereno. Lì se ne va anche una parte di Mattia. Ma Mattia reagisce, si fa una nuova promessa: salire sul podio almeno un’altra volta per omaggiare quello che per lui è un fratello. Purtroppo le cose vanno male, addirittura nel 2012 e 2015 è senza moto. Poi nel 2016 arriva un’offerta, riesce a correre l’intera stagione di Moto2 con Italtrans. Le prestazioni tornano ad essere buone, i risultati all’inizio scarseggiano ma più la stagione va avanti, più Mattia riesce a scalare la classifica ed il podio perde l’alone dell’utopia. Il 2017 sembra iniziare sotto una bellissima luce.

Ma le prime tre gare finiscono con tre cadute messe a referto, lottando col gruppetto dei primi. Arrivano Jerez e Le Mans, che portano due buoni piazzamenti a ridosso del podio. I tempi possono sembrare maturi: è la volta del Mugello. E su quelle stesse curve in cui 8 anni fa diede spettacolo con Marco, Mattia è riuscito ieri a raggiungerlo quel podio che aveva promesso al #58. Non un semplice piazzamento a podio ma una bellissima vittoria, con sorpassi alle Casanova-Savelli tali da farle sembrare dritte, tanto era preciso e veloce. Perché Mattia non ha mezze misure ed è così spavaldo che se promette qualcosa, la fa in grande. E allora quel cappellino bianco e rosso col numero 58, sventolato domenica dal commosso papà Luca sotto la bandiera a scacchi, ha tutto un altro significato che va oltre il semplice gesto commemorativo. L’inizio di questa storia, a Mattia, non è mai piaciuto raccontarlo, non si sente un eroe. Ma gli è sempre piaciuto mantenere le promesse.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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